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Film in uscita al cinema, da Macchine Mortali a Il Testimone Invisibile: cosa ci è piaciuto e cosa decisamente no

MACCHINE MORTALI di Christian Rivers. Con Hugo Weaving, Hera Hilmar, Robert Sheehan. Nuova Zelanda/Usa 2018. Durata: 128’. Voto 4/5 (DT)
In un futuro post-apocalittico (anno 3118?) dopo la guerra atomica dei “sei minuti”, gli umani sopravvivono su città/macchine in movimento, e l’immensa Londra muove verso Est alla conquista di Shan Guo. Nella cupola di St.Paul lo scienziato Valentine sta costruendo un’arma ad energia quantistica che potrà distruggere la Grande Muraglia. Assieme al giovane scienziato londinese e alla figlia di una ribelle, un gruppo di sovversivi abbarbicati su una città volante modello mongolfiera cercherà di bloccare l’inevitabile conflitto finale. Maestoso cinema d’avventura, con guerresco e avvincente sottotesto politico, e soprattutto con una sconfinata e originale realizzazione di macchine, scenari, personaggi steampunk che saziano occhi e fantasia, ricordando con rispetto gli universi distopici alla Gilliam e i tratti grafici di Miyazaki. Sceneggia e produce P..

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Old man and the gun, con questo film Robert Redford dice addio al mondo del cinema – LA CLIP ESCLUSIVA

Un anziano rapinatore di banche gentiluomo, una specie di apparecchio acustico infilato in un orecchio, la pistola (forse) nascosta nella fondina sotto la giacca, e lo sguardo magnetico di Robert Redford. Esce il 20 dicembre nelle sale italiane Old man and the gun. Gentile, sobrio e malinconico film d’altri tempi, diretto da David Lowery, ispirato alle numerose fughe dai penitenziari e alle decine e decine di rapine nelle banche compiute da Forrest Tucker a cui Redford offre un’altra sua rallentata ed intensa interpretazione oramai da ultraottantenne. Forrest è colui che rapinava col sorriso. Niente concitazione, mai un colpo sparato. Coadiuvato da altri due compari, “i vecchietti d’assalto”, fece parlare (non tantissimo) di sé e delle sue gesta paradossalmente nobili per un trentennio.
Lowery si concentra su un lasso di tempo tra il 1979 e il 1980 e concede respiro al classico film celebrativo dell’anziana star costruendo attorno ai silenzi, alla preparazione delle rapine, e al rapp..

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Maggie Gyllenhaal protagonista di Lontano da qui

L’attrice newyorkese in una scena del film Lontano da qui, al cinema dal 13 dicembre
In attesa dei grandi film, attesissimi, di Natale, ecco una pellicola che ha vinto per la regia della giovane italo americana Sara Colangelo, il Sundance Film Festival e che ha conquistato, all’unanimità, il plauso della critica Usa. Inoltre, al Festival di Toronto, il pubblico ha eletto Lontano da qui (titolo originale The Kindergarten Teacher) tra i film preferiti e più toccanti, omaggiando la protagonista, Maggie Gyllenhaal anche per il coraggio di averlo co-prodotto.
Maggie ha 41 anni, e, dopo il primo successo del provocatorio Secretary (2002), ha continuato a conquistare fette di platea e riconoscimenti per la qualità delle sue scelte. Sia in televisione, basta ricordare la serie/inchiesta sul porno con James Franco, The Deuce, sia sul grande schermo e, spesso, anche in teatro.
Nel 2002 Maggie Gyllenhaal raggiunge il successo con il suo ruolo nella commedia con sfondi noir Secretary, per la qu..

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L’uomo che rubò Banksy. Un viaggio nel mercato della Street art

Dai territori occupati alla Scandinavia, da Los Angeles a Bologna, per tornare alla fine nel posto dove tutto è cominciato. Betlemme, 2007: un gruppo di street artist decide di dare il suo contributo alla causa palestinese. Fra loro c’è anche l’inafferrabile Banksy, che dipinge una serie di opere sul muro che separa Israele dai territori e sui muri delle case. Una di queste, la più controversa, quella che raffigura un soldato israeliano che chiede i documenti a un asino, è al centro del documentario L’uomo che rubò Banksy, al cinema l’11 e 12 dicembre (qui l’elenco delle sale).
La storia comincia quando un imprenditore locale, Maikel Canawati, decide di tagliare il muro dipinto da Banksy e metterlo in vendita su eBay per 100 mila dollari. Quell’asino è offensivo, dice: e allora perché non vendere l’opera e utilizzare il ricavato per aiutare davvero il popolo palestinese? Lo farà davvero. Quel pezzo di muro da una tonnellata verrà caricato su una nave e trasportato in Scandinavia. A di..

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SantiagoItalia, un grazie a Nanni Moretti per un documentario bello e di sinistra

Dobbiamo davvero ringraziare Nanni Moretti per avere girato SantiagoItalia, un bel documentario che rende omaggio a una bella stagione del nostro Paese e ad alcuni nostri concittadini che, rappresentando il nostro Paese all’estero, seppero incarnarla nel migliore dei modi onorando l’immagine e il prestigio dell’Italia nel mondo intero. La vicenda è quella delle centinaia di rifugiati in fuga di fronte alle orde assassine di Augusto Pinochet che trovarono rifugio nella nostra ambasciata a Santiago nei giorni immediatamente seguenti al colpo di Stato dell’11 settembre 1973. Il documentario li intervista, unitamente ai due diplomatici, Piero De Masi e Roberto Toscano, che si trovavano in quei giorni alla direzione dell’Ambasciata e che, al contrario di altri diplomatici stranieri, decisero di tenerne aperte le porte ai rifugiati che, rischiando ogni volta di venire mitragliati dagli sbirri dei golpisti, riuscivano in qualche modo a entrarvi.
Era un Paese molto diverso da quello attuale. ..

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La casa delle bambole, il nuovo horror di Pascal Laugier

La locandina del film horror La casa della bambole, il cui titolo originale è Ghostland.
Il cinema horror continua a dominare gli incassi con film di serie A o B, che hanno tutti un loro pubblico perché il filone della paura è e resta forte nel mondo intero. Questa settimana esce La casa delle bambole, che mescolando una suspense da thriller e toni ed effetti speciali horror, è diretto da Pascal Laugier e interpretato da Crystal Reede e Anastasia Phillips su un copione che ripropone un genere preciso: quello delle case, appunto, che nascondono segreti pieni di paure e allucinazioni, fantasmi e incubi di quasi tutti i protagonisti. E’ affascinante e inquietante in questa pellicola la sfilata di bambole di ogni tipo, che sembrano a tratti animarsi come esseri umani, con occhi ora sinistri ora infantili. Il regista Pascal Laugier è un esperto del filone e di lui si ricorda un bel film, I bambini di Cold Rock.
La casa in questione è quella, piuttosto cupa e minacciosa, dove una donna e l..

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Meditazione coi Beatles, il docufilm sul viaggio alle pendici dell’Himalaya dei Fab Four e Mia Farrow recuperato al River to River di Firenze

John, Paul, Ringo, George, Mia, Mike e Donovan. Non è una canzone di Elio e le storie tese, ma la truppa di celebri “occidentali” che nel febbraio del 1968 si recò in India dal maestro spirituale Maharishi Mahesh Yogy. Prezioso, grazioso e fazioso, risulta dunque “Meditazione coi Beatles”, il reperto televisivo in bianco e nero diretto da Furio Colombo che testimoniò a suo modo l’evento, frammento tv ritrovato e riproposto in questi giorni al pubblico del festival cinematografico River to River di Firenze. Attorno al viaggio di rigenerazione spirituale sulle rive del Gange, e alle pendici dell’Himalaya dei Fab Four, di Mike Love dei Beach Boys, del menestrello inglese e dell’attrice Mia Farrow, all’epoca “in Sinatra”, è stato scritto di tutto e di più.
Non vogliamo qui aggiungere dettagli e retroscena clamorosamente nascosti a livello storico che il filmato oltretutto non riserva. Fu l’epoca dell’intermezzo creativo per McCartney, Lennon &Co. che stava tra Sgt. Pepper’s Lonely Hearts ..

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Film in uscita, da Santiago, Italia a La Casa delle Bambole: cosa ci è piaciuto e cosa decisamente no

LA PRIMA PIETRA di Rolando Ravello. Con Corrado Guzzanti, Lucia Mascino, Valerio Aprea. Italia 2018. Durata: 77’. Voto: 3,5/5(AMP)
Metti un preside di scuola elementare ossessionato dal Natale esaltato dalla recita dei suoi piccoli alunni. E metti, soprattutto, uno di questi a lanciare (colpevolmente?) una pietra rompendo una vetrata dell’edificio e ferendo due bidelli. Se ci aggiungi che il bimbo è figlio di immigrati mussulmani mentre i bidelli sono ebrei, la guerra è dichiarata. Chi pagherà per il danno commesso? Gioco al massacro dalla pregiata firma teatrale di Stefano Massini – dalla cui piece il film deriva – La prima pietra è un inno al “fare cinema” in unità di tempo (una giornata) e spazi (la scuola e il suo cortile) con vis comica e capacità di scavare nella denuncia socio-politica. Coralità esemplare in un cast perfetto su cui spicca – naturalmente – l’estro del “preside” Corrado Guzzanti.
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Oscar 2019, Kevin Hart non condurrà la cerimonia: l’attore si ritira dopo le polemiche per le sue frasi omofobe

Neanche quarantott’ore dopo esser stato annunciato come presentatore della 91esima edizione degli Oscar, l’attore Kevin Hart ha annunciato via social la sua rinuncia all’incarico. Motivo: la polemica esplosa per alcuni suoi vecchi tweet di carattere omofobo. “Non voglio essere una distrazione – dichiara il comico americano – in una serata che deve essere celebrata da così tanti artisti incredibilmente talentuosi. Ho preso quindi la decisione di non presentare gli Oscars”.
“Mi scuso sinceramente con la comunità Lgbtq – continua Hart – per le mie parole insensibili dette in passato. Mi dispiace di aver fatto del male alle persone”. “Mi sto evolvendo – conclude l’attore – e voglio continuare a farlo. Il mio obiettivo è unire le persone, non separarle. Esprimo amore e gratitudine verso l’Hollywood Academy”.
A richiamare l’attenzione sulle sue vecchie dichiarazioni erano stati diversi utenti di Twitter che, dopo l’annuncio della scelta di Hart come conduttore, avevano rispolverato alcuni ..

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Golden Globes 2019, le nomination: film, interpreti e canzoni. Da Vice a Bohemian Rhapsody

Sei nomination per Vice, cinque per È nata una stella, Green book e The Favourite. Ma c’è anche spazio, di traverso, per Roma di Cuaron (tre nomination) e per un bel blocco di opere che rispondono da lontano agli echi del fu #Oscarsowhite. Questo il risultato delle nomination dei Golden Globes 2019, annunciati poche ore fa e votati da una giuria di circa novanta giornalisti della stampa estera (Hollywood Foreign Press Association). È Vice, il film diretto dall’ex autore del Saturday Night Live, Adam McKay (The big short, 2015) a raccogliere le nomination per il miglior film commedia-musicale, per il suo protagonista Christian Bale e la sua protagonista Amy Adams, per l’attore non protagonista (Sam Rockwell), per regia e sceneggiatura (McKay).
Un vero trionfo anticipato per il biopic sull’ex vicepresidente statunitense Dick Cheney che molti rumors danno tra i favoriti agli Oscar. Altro favorito agli Oscar “pesanti” è A star is born che incrocia Vice nei Globe solo nella categoria “migl..

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La donna elettrica, uno dei film più ribelli, divertenti e politici di questo 2018

Non ci sono parole per descrivere La donna elettrica. Uno dei film più ribelli, divertenti, e politici di questo 2018. Intanto si astengano tutti i perditempo da realpolitik salottiera, tutte le anime candide che fanno le rivoluzioni stando davanti alla tv o dal trespolo di una cattedra del sapere. Perché nel film diretto dall’islandese Benedikt Erligsson protagonista è una donna che agisce concretamente, mani nel fango, sangue, sudore e un filo di paura, per difendere l’ambiente e la natura del suo paese, l’Islanda, dall’intrusione di multinazionali, e per provare a cambiare (almeno) la meccanica mentalità distruttrice del mondo circostante.
Risoluta, energica, determinata, Halla (Hallora Geirharðsdóttir) passeggia in bicicletta, tiene i poster di Gandhi e Mandela sul muro, dirige un candido coro di adulti, ma confabula segretamente con un funzionario governativo per poi distruggere, arco, freccia e tritolo i piloni dell’elettricità che alimentano fabbriche inquinanti. Novella Diana..

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Keira Knightley: «Non penso mai al mio mestiere d’attrice come a un business»

Keira Knightley.
È stato un grande successo per la protagonista, Keira Knightley, la presentazione in prima mondiale al Sundance e poi al Festival di Toronto del film Colette, parziale biografia diretta da Wash Westmoreland (il regista inglese del quale si ricorda anche il film del 2014 The Last of Robin Hood) in cui l’attrice inglese impersona la scrittrice francese, che tanto con le sue opere ha concorso al riconoscimento dei diritti letterari delle donne. E il film, in uscita in tutta Italia questa settimana, interesserà a molti anche per il colorato e vivacissimo ritratto di un momento storico della Belle Epoque parigina.
Colette è una scrittrice che piace ai lettori maschili e femminili per la sua spregiudicatezza, il suo talento e perché ieri come oggi rappresenta un punto fondamentale nell’universo delle donne autrici di libri, saggi e romanzi ancora oggi vendutissimi. Il film, arricchito da costumi e scenografie d’epoca, è ambientato in una Franca salottiera e bellissima nei ..

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Film cult di ieri e di oggi. Quattro storie d’adolescenza tra Italia e Francia

Cosa rende un film cult? Sicuramente il fattore generazionale ha funzionato spesso per opere passate quasi inosservate al botteghino o scansate dalla critica o di successi riaccesi dopo decenni, che hanno avuto rivincita o nuova vita attraverso i canali del passaparola, tv e home video. Alcuni titoli che raccontando i giovani hanno percorso le generazioni sono Gioventù bruciata, Il laureato, Arancia Meccanica, I Guerrieri della Notte, The Blues Brothers, Il tempo delle mele e un altro francese, L’Odio.
Premiato a Cannes con la Palma d’Oro, poi vincitore di tre premi César e dell’European Film Award per il miglior film, La Haine fece un percorso partito dal passaparola intorno alla sconvolgente opera seconda di un ragazzo parigino dietro la macchina da presa: Mathieu Kassovitz. La pellicola, dura e dal bianco e nero implacabile, lanciò Vincent Cassel e fece conoscere al mondo la realtà delle banlieue parigine. Due ragazzi abbrutiti da cemento, boxe e l’omicidio di un amico accesero una..

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Caro Nanni, di’ qualcosa di sinistra

di Marco Marangio
Lo premetto: amo il cinema, quello italiano in particolare e ho amato il Nanni Moretti regista da Ecce bombo in poi. Ammetto con altrettanta franchezza, che ho ascoltato l’intervento del regista a Che tempo che fa di domenica 2 dicembre con estremo interesse. Ero fin troppo curioso, non solo di conoscere i dettagli del suo ultimo lavoro, ma soprattutto di conoscere il suo parere sull’attuale situazione del Partito democratico. Immaginavo che, coerentemente con la sua intellettualità che lo ha sempre contraddistinto, avrebbe sferzato qualche gancio destro a un partito ormai in completo disfacimento. Invece nulla. Non solo ha ammesso che continua a essere un fedele elettore del Pd (e per essere fedeli durante e dopo la reggenza renziana, ci vuol tanto coraggio), ma che l’unico recente errore del partito è stato la mancata approvazione dello Ius soli. Nulla di più. Peccato, perché da Nanni Moretti si potrebbe pretendere di più.
Caro Nanni, si può e si deve chiedere co..

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“Chiamami col tuo nome” avrà un sequel: André Aciman è già al lavoro. Il seguito racconterà le storie di Elio e Oliver 20 anni dopo

Chiamami col tuo nome avrà un sequel. A confermare la notizia che tanti fan della pellicola pluripremiata firmata da Luca Guadagnino stavano aspettando è stato lo stesso autore del romanzo da cui è stato tratto il film, André Aciman, che su Twitter ha annunciato di essere già al lavoro su un nuovo libro. “Mi piacerebbe un sequel di Chiamami col tuo nome. Infatti ne sto scrivendo uno“, ha scritto lo scrittore statunitense smentendo le dichiarazioni rilasciate qualche tempo fa dallo sceneggiatore del film, James Ivory, secondo cui non ci sarebbe stato nessun seguito.
I would actually love a sequel to Call Me by Your Name. In fact I am writing one.
— André Aciman (@aaciman) 4 dicembre 2018
Chiamami col tuo nome racconta una tenera e delicatissima storia d’amore tra il giovane Elio (Chalamet) e un ragazzo un po’ più grande, Oliver (Hammer), sullo sfondo di una placida estate italiana negli anni ‘80 nelle campagne lombarde. Il film ha ricevuto moltissimi premi e diverse nomination agli O..

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Non ci resta che vincere, così la disabilità fisico-mentale viene raccontata senza freni e carinerie ma con rispetto

Un allenatore strafottente e arrogante, un gruppo di disabili che gioca un basket tutto da decifrare, una lezioncina etica che brilla come una favola. Inchinatevi a Non ci resta che vincere, film diretto da Javier Fesser campione d’incassi del cinema spagnolo (quasi 19 milioni di euro, oltre tre milioni di spettatori) dove la disabilità fisico-mentale è raccontata senza freni e carinerie riuscendo a divertire con rispetto.
Marco (Javier Gutierrez) è il coach in seconda dell’Estudiantes, team madrileno della Liga ACB spagnola. L’ennesimo scontro a suon di pugni, a bordo campo, con l’allenatore capo lo fa uscire di scena tra incredulità di tifosi e giocatori. Non pago della lite, e con una vita sentimentale a pezzi, Marco alticcio e imbestialito tampona perfino un’automobile della polizia. Finirà licenziato dal suo lavoro e condannato a nove mesi di servizi sociali durante i quali dovrà allenare la squadra dei disabili “Los Amigos”. Prima cercherà in ogni modo di sottrarsi dall’obbligo,..

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La casa delle bambole – Ghostland, raffinatezza compositiva rara ed estetica come non vedevamo da tempo in un horror

I fan di Pascal Laugier saranno accontentati. L’esplorazione dell’umana sofferenza è al centro anche de La casa delle bambole – Ghostland, il nuovo film dell’autore francese di Martyrs, ovvero quel torture horror che nel 2008 rifece la storia del genere, innalzando ancora di più la soglia di sopportazione della rappresentazione della violenza su grande schermo. Con capitali indie statunitensi, Laugier rimescola nuovamente le carte dei classici (la casa isolata, i killer folli e sconsiderati) aggiungendo la sua personalissima ossessione narrativa (donne protagoniste che subiscono brutali crudeltà psicofisiche) e introducendo un paio di varianti: l’inquietante fissità di decine di bambole di ceramica sparse per il set/casa dell’orrore e il tentativo di mescolare di continuo la percezione temporale dei fatti accaduti.
Una donna con le sue due figlie diciottenni si sta trasferendo nella vecchia casa della zia. Non bastano nemmeno venti minuti di film e un paio di loschi figuri assassini s..

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Lontano da qui, un intrigante e finissimo ritratto di un’ossessione intima rovinosa

Toh chi si rivede: Maggie Gyllenhaal! L’ex Secretary, che comunque nella serie The Deuce si è recentemente comportata davvero bene, si ritaglia un ruolo straordinario da protagonista in Lontano da qui (The Kindergarten Teacher), film in uscita nelle sale italiane il 13 dicembre.
Lisa Spinelli, maestra d’asilo quarantenne di Staten Island, va a lezione di poesia durante la sera, tiene i suoi mediocri haiku nel cassetto e sul quadernetto. Una vita apparentemente convenzionale e serena che viene folgorata da un lampo: ascolta casualmente un bimbo della sua classe che sta declamando alcuni versi davvero suggestivi. Senza troppo chiedere permesso se li scrive su un foglio, li legge al marito, li porta al corso serale condotto dal bell’insegnante (Gael Garcia Bernal) e in qualche modo se ne impossessa come fossero suoi.
Allo stesso tempo prende sotto la sua ala protettiva il bimbo confondendo però la funzione di mentore a quella di manipolatrice. Davvero un intrigante e finissimo ritratto..

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Non solo L’amica geniale: welcome to Napoliwood

20 nuovi film e serie made in Napoli vai alla gallery Il bar dei Solara, la salumeria di don Achille, le strade polverose del Rione Luzzatti, che per le riprese de L’amica geniale è stato ricostruito a Caserta. E poi, negli episodi in onda il martedì sera su RaiUno e Timvision, la Galleria Principe e Piazza dei Martiri. È Napoli, la Napoli degli anni Cinquanta, la vera protagonista de L’amica geniale, la serie tratta dai bestseller di Elena Ferrante.
Ed è sempre Napoli, da Scampia a Forcella, la protagonista di Gomorra-La serie. Nell’ultimo periodo il capoluogo campano ha vissuto una rinascita cinematografica, con oltre 500 fra film e serie, corti e documentari in tre anni. Pellicole italiane come Ammore e malavita, premiato con cinque David di Donatello, e grandi produzioni internazionali come Sense 8 e il film The happy prince (mentre Amazon girerà qui alcune puntate di Maradona).
Al successo, che le è valso il soprannome di Napo..

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Torino Film Festival, i vincitori: Wildlife di Paul Dano. Menzione speciale al film Bad Poems

Paul Dano, buona la prima. Così si può sintetizzare il trionfo al 36° Torino Film Festival di Wildlife, il magnifico esordio dietro la macchina da presa dell’attore americano che vince come miglior film alla kermesse torinese. La giuria del concorso Torino 36 presieduta dal grande regista cinese Jia Zhangke e composta dalla produttrice Marta Donzelli, dal regista portoghese Miguel Gomes, dal fondatore di IMDB il britannico Col Needham e dal regista austriaco Andreas Prochaska non ha infatti esitato nell’attribuire il massimo riconoscimento all’opera che – fra le 15 concorrenti – era effettivamente tra le migliori, se non la più convincente in assoluto.
Tornando sulle tracce del melò classico, Dano ha messo in scena una famiglia della provincia americana degli anni ’60 alle prese con nuovi paradigmi sociali che implicano mutazioni nel mondo del lavoro come nelle comunità a partire dalle famiglie. I protagonisti a rispecchiare tali cambiamenti e relativi dolori sono una coppia (Carey M..

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Torino Film Festival, ‘Ride’ di Valerio Mastandrea e il paradosso della morte senza lacrime

Ride, presentato in anteprima al Torino Film Festival e da giovedì scorso in sala, è il titolo un po’ paradossale del film di Valerio Mastandrea, attore navigato e poliedrico che, fatta eccezione per un corto del 2005, si misura ora per la prima volta con la regia. Paradossale perché il film racconta una storia in cui c’è poco da ridere, la storia del dolore conseguente a una morte sul lavoro. La morte in se stessa rimane fuori campo, nel non visto e non detto del film: è accaduta prima e ora restano solo gli altri, quelli che devono fare i conti con il lutto. È a loro, “a chi resta”, che il film è dedicato.
Ma, come accade con ogni fuori campo, anche qui la morte, il fuori campo assoluto, riempie di sé anche il campo, ciò che si vede e si racconta. Tre personaggi, tre generazioni diverse (o forse quattro perché c’è anche un fratello che ritrova con l’occasione i duri legami familiari), interpretano tre modi diversi di confrontarsi con quell’evento. Carolina, la moglie del giovane ope..

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Nanni Moretti: “Ho capito perché ho girato ‘Santiago, Italia’ quando Matteo Salvini è diventato ministro dell’Interno”

C’è la Vespa verde di Caro Diario esposta al Museo del Cinema di Torino. Invece, a poche centinaia di metri dal Museo, nelle sale del 36esimo Torino Film Festival, c’è stata la prima proiezione di Santiago, Italia. L’ultimo film diretto da Nanni Moretti dove si racconta dell’opera di salvataggio di oltre 250 cileni che l’ambasciata italiana a Santiago compì all’indomani del colpo di stato del 1973. E visto che il documentario è pieno di analogie politiche (in)dirette e di ponti storico-culturali (im)possibili con l’oggi, anche noi ci permettiamo di tracciare una linea tra passato e presente dell’autore in questione: il Moretti cinematograficamente originale di ieri e quello schivo, defilato, sulla difensiva di oggi.
Da quando il regista di Ecce bombo si esibì nel monologo “D’Alema di qualcosa di sinistra” (Aprile, 1998) e salì su quel palco di Piazza Navona (febbraio 2002) a protestare contro l’inadeguatezza della classe dirigente del Partito Democratico, senso dell’opera d’arte e opi..

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Rami Malek è Freddie Mercury in Bohemian Rapsody

La somiglianza sorprendente dell’attore Rami Malek con Freddie Mercury, in una scena del film Bohemian Rapsody sulla vita e il successo del carismatico frontman dei Queen.
Sono in tanti a pensare che Rami Malek – il protagonista di Bohemian Rapsody, nei panni di Freddie Mercury, ma non nella voce quando esegue le canzoni e la musica del compositore britannico perché è sempre quella vera del fondatore dei Queen – sarà nominato nelle rose dei migliori attori dei prossimi principali riconoscimenti di Hollywood (e non solo).
Rami, nato a Los Angeles nel 1981, già vincitore di un Emmy per la sua interpretazione in Mr.Robot, minimizza il personale successo. Dice: «Il nostro è un film davvero corale anche se è un biopic basato sulla centralità di un ruolo. Dovrebbero premiare con me tutti, anche Adam Raud, che è Freddie bambino (ossia il giovanissimo Farrokh Bulsara, vero nome di Freddie), in alcuni fashback e, poi, i premi dovrebbero andare a chi ha concorso alla resa della pellicola. Ci t..

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Juventus e ultras, nel film sui Drughi la vera storia del tifo. Con una pecca: il riferimento ai recenti fatti di cronaca

È un viaggio all’interno di uno dei gruppi ultras più forti d’Italia, i Drughi del secondo anello della Curva Sud, la “Scirea”, dello Juventus Stadium. Quaranta anni dopo due film cult per gli amanti del mondo ultras, Il potere deve essere bianconero e Ragazzi di stadio, il regista Daniele Segre torna a dar voce a questa parte della società, spesso impenetrabile e controversa, con Ragazzi di stadio – Quarant’anni dopo, prodotto da “I Cammelli” con Rai Cinema in associazione con 13 Productions e presentato in anteprima ieri pomeriggio al Torino Film Festival. “Da quei primi film è cambiato tutto”, spiega Segre: “Quarant’anni fa era un fenomeno che si stava definendo. Aveva aspetti pioneristici e poetici”, dice. In mente tornano le parole di Beppe Rossi, il fondatore dei Fighters nel 1977, uno dei protagonisti di “Ragazzi di stadio” insieme a Joe (Salvatore Genova) e Giovanni Margaro degli Ultras Granata, ragazzi che – confrontati ai protagonisti del tifo di oggi – sembrano naïf e romant..

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Giuliana Calandra, morta l’attrice divenuta famosa per aver interpretato Mara Lagrasta ne L’allenatore nel pallone

Dietro ad ogni Oronzo Canà c’è sempre una Mara Lagrasta, in Canà. È morta ad 82 anni Giuliana Calandra che da grande attrice di spettacolo, sia che fosse cinema, teatro o tv, dopo decine e decine di parti in ogni genere di film, divenne popolarissima nell’interpretare la moglie di Lino Banfi ne L’allenatore nel pallone (1984). Il suo elogio con accento piemontese del barone Liedholm (“guarda che classe, che stile, che mani lunghe e affusolate”) apre letteralmente il film. Poi ancora risponde al telefono per accettare l’incarico del marito, litiga con un ragazzo effeminato nello scompartimento del treno che non ha riconosciuto la popolarità di Oronzo, poi la gaffe al party della nuova stagione della Longobarda urlando in faccia allo sponsor Mosciarelli: “Questa pasta fa schifo”.
Nata a Moncalieri nel 1936 la Calandra aveva iniziato la sua carriera con un exploit di genere nel mondo dello spettacolo conducendo il Festival di Sanremo nel 1961 per la prima volta assieme ad un’altra donna,..

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Bertolucci, il suo cinema parlerà ancora per lui

Ci sono registi le cui opere spesso si riconoscono da pochi fotogrammi. Bernardo Bertolucci è uno di questi, a testimonianza della sua originalità dietro la macchina da presa i cui ampi movimenti si coniugano con una funzione narrativa della luce, in una poetica resa costante nel consolidato sodalizio con Vittorio Storaro che lavora con lui dal 1970 al 1993. Una particolarità costruita attraverso l’assunzione di più registri stilistici: Roberto Rossellini, la nouvelle vague dei primi anni Sessanta, Akira Kurosawa. Da quest’ultimo trae la vocazione per l’estensione paesaggistica che caratterizza opere come Novecento, Il Tè nel deserto e L’ultimo imperatore. Un artista completo che traduce il suo lirismo in immagini e che riversa sulla pellicola, senza deludere, diverse opere letterarie da Pasolini (La Commare secca) a Moravia (Il conformista), da Borges (La strategia del ragno) a Bowles (Il Tè nel deserto) per citarne solo alcuni.
Bertolucci è autore del soggetto di due opere che hanno..

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Torino Film Festival, l’incredibile storia dell’uomo che ha rubato Banksy

Betlemme, Palestina. Un muro divide la parte palestinese dalla zona israeliana. Molti street artists lo utilizzano per esprimere la propria solidarietà al popolo palestinese. Tra di loro, il caso più eclatante è quello di Banksy, l’artista misterioso che non si mostra, ma che lascia i segni della sua arte nelle forme più singolari. A Betlemme il suo disegno sul muro ritrae un asino con un soldato che gli chiede i documenti (The donkey with the soldier). Segno del paradosso a cui quella condizione ormai “normalizzata” di divisione conduce. Il disegno non resta a lungo nel luogo in cui è stato fatto: qualcuno lo “ruba” portando via quattro tonnellate di muro, smontando letteralmente una parte di quella divisione. In seguito a questa azione nasce un caso mediatico internazionale. E nasce anche un film, The man who stole Banksy di Marco Proserpio, proiettato e già premiato al Torino Film Festival, in corso fino al 1° dicembre.
Soprattutto, il furto di un’opera “da strada” solleva una seri..

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‘Zen su ghiaccio sottile’: la difficile ricerca dell’identità, ma senza lieto fine

Zen su ghiaccio sottile non è un film sul bullismo, né sull’omosessualità. È invece una profonda indagine sull’amore. La pellicola descrive i tormenti di un adolescente, Maia, che va scoprendo il suo corpo, la propria identità, destinata a patire tutti gli intoppi e le cadute di chi va prendendo confidenza con parti di personalità forzosamente represse.
Zen è il diario di una maturazione individuale ai tempi della periferia bigotta e violenta che narra la ferocia alla quale è sottoposta una personalità ancora confusa, enigma ingombrante per chi vive di stereotipi e verità preconfezionate in un Paese dell’Appenino emiliano. “Lesbica di merda”, senza fidanzato, Maia è un mistero che si aggira come un golem per il Paese, mettendo in crisi le rigide verità detenute da piccoli uomini abituati al dominio fallico, alla violenza fisica e verbale verso tutto ciò che sfugge al loro orizzonte, ben più limitato di quanto le vette dell’Appenino possano permettere. Per sopravvivere in una piccola c..

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Torino Film Festival 2018, Nicolas Cage è un insanguinato e furioso boscaiolo in Mandy. James Franco presenta in anteprima mondiale Pretenders

Dov’è finito Nicolas Cage? Per chi fosse dalle parti di Torino, nella sezione strong Afterhours del 36esimo TFF, il nipote di Francis Ford Coppola è l’insanguinato e furioso boscaiolo protagonista di Mandy. Un horror spudoratamente gore, venato di cieli fantasy, sciolto nell’acido di sadici biker e demoniaci hippie che compiono violenti riti satanici. Sembra esserci una gran pace nella foresta dove Red (Cage) e Mandy (Andrea Riseborough, vista in Birdman) vivono sereni con tanto di stanza da letto del loro chalet con pareti a vetro in mezzo al bosco. Lui, appunto, è un boscaiolo (e tutto torna, proprio nella maneggevolezza di seghe elettriche e asce); mentre lei, maglietta nera dei Black Sabbath, romanzetti fantasy sempre in mano, e una apparente doppiezza sinistra, gestisce un piccolo store.
All’improvviso passa però da quelle parti una specie di “Manson famil” che coadiuvata da un terzetto di motociclisti che sembrano usciti da Hellraiser rapisce per un sacrificio la pur grintosa e..

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Torino Film Festival 2018, apre “The Front Runner”: un filmone imperdibile sul primo scandalo sessuale che ha fatto tremare la politica negli Usa

Ascesa e caduta, in nemmeno tre settimane di campagna elettorale, del candidato democratico Gary Hart. Qualche anno prima di Monica Lewinsky, addirittura trent’anni da Stormy Daniels, ecco lo scandalo sessuale che ha fatto tremare la politica negli Stati Uniti. The front runner, il candidato favoritissimo alle presidenziali del 1988, quell’idealista dell’Ovest che ricordava Kennedy, è il titolo del film diretto da Jason Reitman (Tra le nuvole, Juno, Tully) che apre il 36esimo Torino Film Festival. Filmone assolutamente imperdibile, denso e zeppo di eterne idiosincrasie e paure americane, continuamente elettrificato da scariche di corrente narrativa che sembrano mulinare in tanti rivoli secondari e convergere continuamente lì, in quel faccione apparentemente impenetrabile di Hart (uno Hugh Jackman, parruccone e colori anonimi, degnamente understatement) illuminato come un Bill Clinton qualsiasi appena vede il fondoschiena della giovane Donna (Sara Paxton). Attenzione: nulla di libidinos..

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Film in uscita, da Il vizio della Speranza a Troppa Grazia: cosa ci è piaciuto e cosa (decisamente) no

UPGRADE di Leigh Whannell. Con Logan Marshall-Green, Betty Gabriel, Richarda Cawthorne. Usa 2018. Durata: 99’ Voto 3,5/5 (DT)
In un ipotetico futuro transumano in una città statunitense. Grey, meccanico di auto vecchio stile, ha una moglie in carriera che vive di gingilli ultratecnologici (tra cui l’auto guidata da un software). Lei gli fa conoscere lo scienziato visionario Eron, ma per strada la coppia viene aggredita: lei viene uccisa, lui rimane paralizzato. Un microchip speciale di Eron permetterà a Grey di rimettersi in piedi, acquisire poteri fisico-corporei straordinari per vendicarsi, ma al prezzo di convivere con Stem, “presenza” invasiva e doppio interiore che “lo pilota”. Eccezionale e sorprendente b-movie che ci riporta ad atmosfere cigolanti alla Robocop con un surplus di sci-fi aggiornata all’evo del digitale, e un intrigante plot sul desiderio di vendetta che si evolve di colpo di scena in colpo di scena. Momenti splatter, carne viva al vento, botte da orbi, ammazzament..

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Italian politics for dummies, il film sulle elezioni con le registrazioni segrete di Matteo Salvini e Giorgia Meloni

C’è Rosario Crocetta che fa votare il candidato della Lega in cambio dei voti per Michele Emiliano alle primarie. E Giancarlo Giorgetti che conferma di essere quello che tutti sospettano: il Richelieu non solo della Lega ma anche di Matteo Salvini. E poi Totò Cuffaro, che non si può ricandidare ma non ha mai smesso di fare politica. Quella che ci rimane peggio, alla fine, è Giorgia Meloni: credeva davvero di aver trovato un candidato pulito per Fratelli d’Italia. E invece è diventata protagonista di un film.
Si chiama Il Sindaco. Italian Politics for Dummies ed è un documentario unico nel suo genere: è fatto con le riprese video di una vera campagna elettorale. Quella di Ismaele La Vardera, inviato delle Iene, che alle elezioni comunali di Palermo del 2017, si era candidato sindaco. Ad approggiarlo una lista civica sostenuto da Noi con Salvini – la costola meridionale della Lega e da Fratelli d’Italia: prese il 2,7% ma registrò con una telecamera nascosta alcuni dei protagonisti della..

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Rosamund Pike protagonista di A private war

La Pike nei panni di Marie Colvin, coraggiosa reporter di guerra inviata del quotidiano britannico Sunday Times, in una scena del film A private war.
Ha portato alla sua protagonista Rosamund Pike altri consensi e stima indiscussa il film A Private War presentato in prima mondiale al Festival di Toronto alla presenza compatta di tutta la stampa (come in seguito è accaduto al Samuel Goldwyn di Londra e all’Arclight di Los Angeles). Diretto dal valente documentarista Matthew Heineman, prodotto da Charlize Theron e riproposto dalla Festa del cinema di Roma, dopo Toronto e altre prime in diverse manifestazioni, A Private War è anche, anzi è soprattutto, un film sul giornalismo oltre che un biopic sull’inviata del Sunday Times, Marie Colvin.
Rosamund Pike, 39 anni, segno astrologico dell’Acquario, dice: «Sono idealista e astratta, nel senso che le idee per me a volte valgono più della realtà. E’ stato il cinema a darmi, quando ero più giovane e insicura, consapevolezza e anche concretezza..

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Cerchi una casa a Capri? La villa dove visse Totò è sul mercato

Dentro la villa caprese di Totò vai alla gallery Antonio Griffo Focas Flavio Angelo Ducas Comneno Porfirogenito Gagliardi De Curtis di Bisanzio, in arte Totò, è ricordato ancora oggi per la sua faccia con quel sorriso sbilenco e il mento pronunciato, per le sue andature caracollanti e il suo essere divo. Il Principe della Risata, maschera moderna della commedia dell’arte napoletana, in cinquant’anni di carriera tra gli anni ’20 e il 1967 quando morì, fu un vero divo, protagonista di una cinquantina di titoli teatrali e di varietà, di un centinaio di film (e non solo commedie) ma anche del gossip dell’epoca.
Alcune delle avventure con le più belle donne di quegli anni sono state vissute in questa villa di Capri, fatta costruire in una delle zone più esclusive dell’isola nel 1942 da Carlo Ludovico Bragaglia, il regista e produttore che lo lanciò nel cinema e con cui realizzò diversi film tra cui il famoso Totò cerca moglie del 1950. Qui..

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Troppa Grazia, da Cannes la commedia garbata e surreale (dal taglio ambientalista) di Gianni Zanasi

“Se fosse apparso un UFO, o Batman, sarebbe stato più cool ma anche più normale. Ma la Madonna… quella no, quella è la magia infantile, quella è la nostra identità”. Troppa Grazia, il nuovo film di Gianni Zanasi in uscita il 22 novembre dopo la premiere alla Quinzaine des Realisateurs di Cannes, profuma di attualità a discapito degli immaginari antichi di cui si fa portatore. Perché l’apparizione mariana che sconvolge la vita della povera geometra Lucia (Alba Rohrwacher), madre di una bimba e separanda dal compagno (Elio Germano), ha un peso specifico ben diverso da tutta la cinematografia classica sulla religione e i suoi eventi soprannaturali: “La Madonna, per tutti noi – dicono in coro regista e attori – è quel momento in cui ci fermiamo e stiamo ad ascoltare, e quindi è un momento divenuto rarissimo nella nostra quotidianità frenetica”.
Parole sante, “perché – dice Germano – noi non abbiamo più tempo per nessuno, figuriamoci se ascoltiamo una vestita con un velo blu che ci dice di..

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Nuovo cinema paradiso, 30 anni fa l’esordio (da incubo) di un film da Oscar

Il 27 novembre 1988 una piccola favola debuttava nei cinema dello Stivale. Accompagnata da un giovane regista, portava con sé una storia intima, quasi biografica. Raccontava di una mollica di paese, di una pittoresca sala parrocchiale e del suo baffuto proiezionista. E lo faceva attraverso lo sguardo curioso di un bambino tutto occhi e sorriso che, risvegliatosi ormai uomo e lontano da casa, cominciava a ricordare. Un omaggio alla Settima arte, all’amicizia, all’amore e a tutto ciò che ci sta intorno. Il titolo del film che stregò la Costa Azzurra e commosse Hollywood era Nuovo cinema paradiso. Il nome del regista Giuseppe Tornatore. E quella sera di novembre fu un incubo. Per entrambi.
Eppure, il primo impatto dei 155 minuti dell’opera con il pubblico era stato più che positivo. Il 29 settembre 1988, infatti, il Festival EuropaCinema di Bari aveva accolto il secondo film dell’autore siciliano con dieci minuti di standing ovation. Un omaggio tributato dal pubblico pugliese in particol..

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Tom Cruise fatto fuori dalla saga di Jack Reacher: “È troppo basso”

Nei romanzi di Lee Child il personaggio di Jack Reacher viene descritto come alto 1 metro e 95 e con mani grandi quanto come piatti. Per questo motivo, quando nel 2011 era stato annunciato che il suo personaggio sarebbe stato interpretato sul grande schermo da Tom Cruise (che è risaputo essere alto 1 metro e 68) in molti avevano storto il naso. Ma, nonostante tutto, i primi due film della saga (Jack Reacher del 2012 e Jack Reacher: Never Go Back del 2016) avevano ottenuto un grande successo. Ora però è stato proprio Child, colui che ha scritto i libri da cui sono state tratte le pellicole e che ora sta lavorando alla serie tv basata sulle avventure dell’ex ufficiale della polizia militare statunitense, ad annunciare di non voler più che sia Tom Cruise ad interpretare Reacher proprio per via della sua (scarsa) altezza.
“Mi è piaciuto molto lavorare con Cruise – ha detto infatti Child alla Bbc – ed è davvero un bravo ragazzo, ma alla fine i lettori hanno ragione: la stazza di Reacher è ..

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In Guerra, film partigiano e combattente con un monumentale Vincent Lindon

Una multinazionale tedesca chiude un suo stabilimento francese. 1100 dipendenti licenziati in tronco. Una massa unita di operai, e di qualche timido impiegato, sciopera ad oltranza. Barricate, occupazione della fabbrica, adunate in piazza. Non è uno dei tanti, infiniti servizi giornalistici da cronaca industriale di oggi, ma la trama di In Guerra, il nuovo film di Stephane Brizé. La perdita del lavoro, l’assenza del lavoro, la lotta determinata, furiosa, impossibile per riconquistarlo.
La forsennata macchina da presa a mano di Brizé rinchiude la trattativa prolungata ed esasperata del gruppo di operai capitanati da un’inarrestabile Laurent Amédéo (Vincent Lindon) tra le stanze del lavoro e del potere, davanti alle telecamere dei servizi tv, alla reception delle multinazionale in attesa che il presidente “mr. Hauser” scenda e si confronti vanamente con loro. Come si diceva, l’occhio della cinecamera sembra affiancarsi a quello di tanti nuovi (e vecchi) media. Prima Laurent e i suoi com..

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Animali fantastici – I crimini di Grindelwald, J.K.Rowling è ancora lì: carta, penna e calamaio magico

Un paio di hurrà e parecchi sbadigli. Newt Scamander è tornato. Ma non è che ci sia da strapparsi i capelli. Animali fantastici – I crimini di Grindelwald, diretto da David Yates (dal 15 novembre 2018 al cinema) non conferma gli entusiasmi del primo folgorante capitolo. J.K.Rowling è ancora lì, carta, penna e calamaio magico, a svolazzare su uno script che sembra avere continuamente bisogno di parentesi curve, quadre, graffe.
Newt (Eddie Redmayne) fa un passetto abbondante, anche due, di lato, e la scena si riempie di nuovi non proprio irresistibili personaggi. Dopo aver lasciato Gellert Grindelwald (Johnny Depp) nelle galere newyorchesi, qui nel prologo del film lo vediamo protagonista di una rocambolesca e mefitica evasione notturna in cielo su una carrozza con draghi alati, per poi finire nella belle epoque di Parigi.
A Londra, Albus (Jude Law con nuovo trapiantino di capelli), una volta amico del malvagio Gellert, cerca di convincere il suo miglior studente Newt a contrastare i p..

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Joel Edgerton, l’uomo senza vanità

Joel Edgerton, 44 anni, con Boy Erased è al suo secondo lavoro da regista (cappotto, Gucci).
Joel Edgerton, classe 1974, australiano, attore, sceneggiatore e regista, non ha un viso che si riconosce immediatamente. In 25 anni di carriera ha interpretato una cinquantina di film, ma è un attore che si trasforma con facilità. Con ogni ruolo si reinventa, volutamente: la parte del bello non gli interessa, tanto che anche posare per il fotografo lo mette a disagio. «Mi sento un po’ in imbarazzo» ammette. «Generalmente quando lavoro cerco di non pensare alla telecamera o a come vengo. Il mio obiettivo è togliere la vanità dall’equazione: se serve ingrasso, mi faccio crescere la barba, mi trucco. Sul set non guardo mai il monitor». Facile nei progetti in cui fa solo l’attore. Meno quando è sua anche la regia, come in Boy erased (atteso al cinema a febbraio), la storia (vera) di un ragazzo che comunica ai genitori, battisti osservanti, di essere gay e viene convinto a sottoporsi a una terapia..

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Torino Film Festival 2018, da Pupi Avati a Nanni Moretti, Ermanno Olmi e James Franco: il programma completo

Il “regista esordiente” Valerio Mastandrea in concorso, Jia Zhangke presidente di giuria, Pupi Avati guest director. E ancora la premiere mondiale del nuovo film di James Franco (Pretenders), il Gran Premio Torino alla carriera del mitico attore francese Jean-Pierre Léaude un’intera giornata dedicata alla memoria “vivente” di Ermanno Olmi. Oltre al già annunciato Nanni Moretti che ne chiuderà la 36ma edizione col documentario Santiago, Italia, il Torino Film Festival (23/11 – 2/12) si presenta nella ricchezza di un programma al solito vario ed eterogeneo, qualità quest’ultima applicata nello specifico al concorso Torino 36 composto da 15 opere prime e seconde. Tale, infatti, è la cifra distintiva evidenziata dalla direttrice artistica Emanuela Martini che sottolinea una selezione “tendente sia al genere – soprattutto al noir – sia alla sperimentazione con film da festival, quasi questa nozione sia diventata un vero e proprio genere”.
Quattro le registe concorrenti (“ma sparse nel fest..

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Detective Pikachu, addio falsetto: nel nuovo film live action l’iconico Pokémon giallo ha un vocione alla Gigi Proietti

Avete presente Pikachu, il tenero Pokémon Giallo con la coda a saetta che con la sua tenera vocina squittiva “Pika Pika Pikaaachu“? Da personaggio dei cartoni animati cult dei primi anni 2000 ora Pikachu è diventato il protagonista del primo film live action sull’universo dei Pokémon, in cui veste i panni di un detective. Ma a catturare l’attenzione, nel primo trailer ufficiale, è soprattutto la sua voce: addio falsetto, al suo posto (soprattutto nella versione italiana) c’è il vocione da uomo di Francesco Venditti, figlio di Antonello Venditti e Simona Izzo, che è il suo doppiatore ufficiale. Una voce piuttosto “matura”, alla Gigi Proietti per intenderci, che contrasta molto con l’aspetto tenero dell’iconico mostriciattolo giallo.Va un po’ meglio (ma neanche troppo) nella versione originale, dove a dargli voce è Ryan Reynolds. Una scelta che ha suscitato molte critiche, soprattutto da parte degli appassionati di Pokémon e videogiochi:
Ho visto il trailer di Detective Pikachu è la voc..

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Biopic della musica: non solo Queen

La vita delle star della musica al cinema vai alla gallery Si intitola Bohemian Rhapsody il biopic su Freddie Mercury, in uscita il 29 novembre nelle sale italiane. Negli Stati Uniti il film è già campione di incassi e Londra lo ha celebrato con una grande operazione di marketing: le luminarie di Carnaby Street sono dedicate alla band e un temporary store ne ricorda i successi con merchandising di ogni tipo (compreso un tatuatore disponibile per i più fedeli).
Il film è prodotto, tra gli altri, anche da Brian May e Robert Taylor e racconta l’ascesa di Farrokh Bulsara, che tutti conosciamo con il suo nome d’arte, Freddie Mercury, accennando, con flash e allusioni, alla turbolenta ricerca interiore della sua identità, ai problemi con le droghe e gli eccessi di una vita vissuta, per un certo periodo di tempo, oltre i limiti.
Tra le critiche dei più tiepidi – che sottolineano la troppa leggerezza nella trama – e la gioia incondizionata d..

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Toy Story 4, il cult d’animazione Disney Pixar torna al cinema. E la famiglia di giocattoli si allarga

Sono passati otto anni da quanto Woody e Buzz salutavano per l’ultima volta Andy in Toy Story 3. Ma i personaggi del cartone animato cult che racconta il mondo dei giocattoli, prodotto dalla Disney-Pixar, stanno per tornare. La casa di produzione ha diffuso il primo trailer del quarto appuntamento della saga che uscirà nelle sale nell’estate 2019. E i social sono impazziti.
Non ci sono ancora molti dettagli sulla trama. Ma dal teaser si capisce che alla colorata famiglia si uniranno tanti nuovi amici. Tra loro anche Forky, una forchetta, che nel trailer, coinvolta in un grande girotondo di giochi, si domanda: “Che ci faccio io qui? Non sono un giocattolo”.
Toy Story 4 nella versione anglosassone ritroverà le voci originali dei primi tre film: il premio Oscar Tom Hanks doppierà ancora Woody, Annie Potts la pastorella, Tim Allen Buzz Lightyear e Joan Cusack Jessie. Per la versione italiana si dovrà capire chi potrà sostituire l’amato Fabrizio Frizzi che doppiava lo sceriffo cowboy. Un..

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Chesil Beach, il romanzo di Ian McEwan (anche sceneggiatore) ha la sua versione cinematografica

Anche Chesil Beach ha la sua versione cinematografica. Esce in Italia il 15 novembre (distribuisce Cinema di De Paolis) l’ultimo adattamento di un romanzo di Ian McEwan, qui in veste di sceneggiatore come è accaduto per il recente Il Verdetto. Libro favoloso (il migliore di McEwan nel decennio non esaltante 2005/2015) e film altrettanto interessante, anche se con un finale massicciamente artificioso che non lascia la tensione sospesa come nell’opera letteraria.
Ad ogni modo l’atto unico del primo rapporto sessuale da consumare dalla coppia di virginali sposini nel letto d’albergo dopo le nozze rimane intervallato, sezionato, mescolato, come nel testo d’origine nei ricorrenti flashback dei due protagonisti: Edward (Billy Owle) e Florence (Saoirse Ronan). Lui, giovanissimo laureato e storico in erba, è figlio di un insegnante di scuola e di una madre impazzita dopo il parto e ora nuda in giardino a dipingere copie stinte di Paolo Uccello. Flo, violinista con un futuro concertistico dava..

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Zoe Kravitz nel sequel di Animali Fantastici

Zoe Kravitz nei panni di Leta Lestrange in una scena del film Animali Fantastici 2: I crimini di Grindewald. Al cinema dal 15 novembre.
Avevamo lasciato Zoe Kravitz armata di fucili e pistole in Mad Max: Fury Road, dove era Toast la sapiente, poi ci aveva fatto ridere nella commedia “al femminile” Crazy Night-Festa col morto vincendo sullo schermo anche il glamour sexy di Scarlett Johansson e, dopo aver recitato in serie televisive e altri film, eccola In Animali fantastici 2: I crimini di Grindelwald al fianco di Eddie Redmayne, Jude Law e di un cast femminile ricco e davvero interessante diretto da David Yates.
Non tutte le prime critiche in Usa, pur inchinandosi al décor e alle scenografie con stupefacenti bestiole ed effetti speciali, sono state positive e alcuni recensori hanno giudicato il film pretenzioso e un po’ noioso. Abbiamo parlato anche di questo con Zoe.
Vuole anticipare agli spettatori il suo personaggio?
Sono Leta, come nel primo film (Animali fantastici e dove trov..

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Whatsapp e i Logo, un collettivo che mette in mutande i produttori

Vivo da sempre nelle sabbie mobili di me stesso, il cinema è movimento, è la forza cinetica che mi permette di uscire da queste sabbie mobili immaginarie. Truffaut, Welles, Hitchcock, Renoir, Rossellini, Antonioni, Fellini, Dreyer, Kubrick li considero tutti miei colleghi, senza complessi di inferiorità. Questo è matto, alcuni diranno. Lo ammetto: sono matto. Sentirmi inferiore a qualcuno è qualcosa che i miei genitori non mi hanno trasmesso.
Naturalmente non mi sento superiore nemmeno al videomaker della domenica. Credo che la cosa fondamentale sia questa: seguire la propria verità, la propria vocazione. La mia vocazione è quella di raccontare la mia vita e quella degli altri, e lo faccio con verità. Non esiste una verità inferiore a un’altra. Se sei sincero sei valido, se hai uno stile da applicare alla tua sincerità sei un autore. Un autore come un altro. Ovviamente la differenza ricade sull’importanza storica, nella storia del cinema io sono un emerito nulla, Ricky Farina non perv..

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Film in uscita, da Senza Lasciare Traccia a Zombie contro Zombie e Notti Magiche: cosa ci è piaciuto e cosa no

SENZA LASCIARE TRACCIA di Debra Granik. Con Ben Foster, Thomasin McKenzie, Jeff Kober. USA 2018. Durata: 108’. Voto: 4/5 (AMP)
Fuori dalle regole e fuori dal mondo: padre e figlia preadolescente vivono così, fra i boschi, riparati dagli alberi, accarezzati dalle felci. Chiamarli homeless suona erroneo “io una casa ce l’ho, è il bosco” proclama con orgoglio Tom, la ragazza dai geloni sulle dita. Ma il destino riserva cambiamenti, nel bene e nel male, altrimenti che Bildungsroman sarebbe. Di fatto, il lungometraggio numero due della talentuosa Granik (Un gelido inverno lo scioccante esordio con la deb Jennifer Lawrence..) torna su quelle “tracce” (gli homeless) ma su territori e presupposti differenti, più concettuali e spirituali. Dal romanzo My Abandonment di Peter Rock, un racconto intimo e universale, eterno ma attualissimo per l’America degli outcast contemporanei. Al centro è la voglia di libertà in quanto tale, il bisogno di fuga (da se stessi) ma anche di radici, con l’inevitabi..

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Ben Foster protagonista di Senza lasciare traccia

Ben Foster in una scena del film drammatico Senza lasciare traccia, al cinema dall’8 novembre
Senza lasciare traccia, Leave No Trace, interpretato da Ben Foster e dalla giovanissima Thomasin McKenzie, è stato uno dei film più applauditi e venduti nel mondo all’ultimo Sundance Film Festival.
Robert Redford, creatore della manifestazione, ha dichiarato: «Ho molto amato questo lavoro affidato a un attore intenso e attento alle sue scelte d’interprete come è Ben Foster e diretto da una regista, Debra Granik, che è cresciuta al Sundance dove lanciò nel 2010 Un gelido inverno dando anche il via al grande successo della protagonista Jennifer Lawrence. L’attenzione e l’analisi di questa regista per esistenze marginali e il suo film indipendente rappresentano un fiore all’occhiello per la nostra manifestazione e sono un esempio di quanto il cinema indipendente americano sia vivo, attento alla società che ci circonda, capace di dipanare temi e storie non banali».
Ben Foster risponde con passi..

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Ricardo Darin, tra Oscar e teatro d’autore: “Io e Farhadi ci siamo intesi sotto il segno di Bergman”

Todos lo saben. Sì è così, tutti lo sanno che l’argentino Ricardo Darìn è il più famoso attore cinematografico sudamericano contemporaneo. Un eccesso di ottimismo? Può essere, perché nel Belpaese il co-protagonista del nuovo film di Asghar Farhadi ma anche il protagonista dell’ottimo Il Presidente del suo connazionale Santiago Mitre (nelle sale italiane da una settimana, da non perdere) è purtroppo ancora confinato a una notorietà ristretta, quasi una “limited edition” per pochi intenditori, se non addirittura cinephile.
E pensare che il 61enne da Buenos Aires e dagli occhi indimenticabili (basta ricordare il quasi eponimico Il segreto dei suoi occhi di Jose Maria Campanella, premio Oscar come miglior film straniero nel 2010) tiene molto alle sue origini italiane “il mio cognome Da-rin viene dal Veneto, i miei bisnonni erano del Cadore” precisa nella nostra lingua con una certa soddisfazione. Dotato di autentica simpatia e spontanea attitudine alla complicità, Darin in Argentina è un ..

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