Feb 23, 2021
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Il ministero della Transizione ecologica non è una supercazzola, ma rischia di essere un pacco

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Il ministero della Transizione ecologica non è una supercazzola, ma rischia di essere un paccoIl ministero della Transizione ecologica non è una supercazzola, ma rischia di essere un pacco

Una supercazzola con scappellamento a destra come se fosse antani, per il direttore. Tognazzi in Amici Miei sfornava suoni senza senso che gli interlocutori non contraddicevano per paura di dimostrarsi ignoranti. Non capivano perché non c’era niente da capire, a parte la presa in giro.

Antonio Padellaro e Marco Travaglio hanno usato la parola supercazzola per definire il Ministero della Transizione Ecologica, d’ora in avanti “Mintransecol”. Non sono d’accordo.

La transizione ecologica non è un insieme di parole vacue e senza senso, pronunciate per impressionare gli ingenui. Con la transizione ecologica si ridisegnano i sistemi di produzione e consumo in modo sostenibile. E “sostenibile” non è una supercazzola, significa che il capitale naturale (biodiversità e ecosistemi) non deve essere intaccato dalle nostre attività e che i prelievi di risorse debbano essere in armonia con i tassi di rinnovamento delle risorse stesse.

Non si capisce? Gli indiani d’America hanno cacciato i bisonti (il capitale naturale) per migliaia di anni e non li hanno portati all’estinzione con il loro prelievo. L’uomo bianco, con i cacciatori alla Buffalo Bill, in poche stagioni di caccia ha portato i bisonti sull’orlo dell’estinzione. Ne furono uccisi più di quanti le popolazioni ne potessero rimpiazzare con la riproduzione.

Per ottenere la sostenibilità e transitare verso un’economia in armonia con la natura, sarà necessario sviluppare nuove tecnologie. Mica possiamo tornare agli archi e alle frecce. Quando Roberto Cingolani è stato chiamato a capo del Mintransecol mi son detto: un passo è fatto. Cingolani è un eccellente tecnologo e un ottimo organizzatore di grandi consorzi.

Aspettavo il secondo passo: l’ecologia. Perché per capire se la caccia al bisonte è sostenibile oppure no bisogna monitorare attentamente le popolazioni dei bisonti. Il bisonte è la natura: la biodiversità e gli ecosistemi. Le nuove tecnologie che inventeremo non dovranno alterare la biodiversità e gli ecosistemi, anzi: dovranno migliorarne lo stato. E per testare la loro efficacia sarà necessario allestire un sistema osservativo che ci dica, in tempo reale, lo stato della natura. Perché non possiamo sapere se la transizione sta avanzando nella direzione giusta se non conosciamo in modo accurato le condizioni che vogliamo migliorare: quelle della natura.

Questa seconda parte è a carico dell’ecologia. E tutta la gestione delle nostre cose deve essere calibrata su questo. È per questo che il Mintransecol è il più importante di tutti: deve sovrintendere al lavoro di tutti gli altri ministeri, valutandone la sostenibilità.

Se si dice che si vuol fare questo, non si spaccia una supercazzola. Perché tutto questo ha un senso: è quello che chiede il New Green Deal. Ma se si fa il primo passo (la tecnologia) e poi non si fa il secondo (l’ecologia), allora la supercazzola del Mintransecol è smascherabile. Perché il significato di transizione ecologica è ben chiaro, e se si dice che si vuol fare il Mintransecol e poi l’ecologia non c’è, chi capisce di ecologia dice: ‘ehi! Non mi prendere in giro. Dici ecologia e poi mi dai tecnologia, non è mica la stessa cosa’!

Se la compagine che deve aiutare il tecnologo Cingolani non recluta l’esercito di studiosi della natura che ho evocato in un post precedente, allora il Mintransecol è una presa in giro. E il rischio è che trasformi in supercazzola un concetto che, invece, ha un senso ben preciso, logorando il termine: vedi che fregatura la transizione ecologica? Eh no! Se si fa il Mintransecol e poi non c’è ecologia, è il Mintransecol a essere una supercazzola, ma non la transizione ecologica. Spieghiamolo bene.

Beppe Grillo è un ragioniere. Non ha studiato ecologia. Però ha capito prima di tutti che la transizione ecologica è un passo importantissimo da fare. Ha cominciato la sua carriera di comico, dopo l’espulsione dalla Rai per una battuta su Craxi, trattando temi ambientali. Poi li ha fatti diventare un progetto politico. E ha costruito un partito ambientalista in un panorama politico in cui nessun partito aveva cultura ambientale. Grillo era pre-adattato al New Green Deal.

Da comico, Grillo è diventato un politico, ma non un tecnico. I politici non hanno necessariamente competenze tecniche. Ha sentito un tecnico, anzi, un tecnologo, e si è fatto convincere della necessità di quel primo passo. Probabilmente non ha pensato alla necessità del secondo. Lui chiedeva Roma (l’ecologia) e gli han dato toma (la tecnologia), chiedeva fischi e gli han dato fiaschi. Pare che tutto il Mintransecol si reggerà sulla gamba tecnologica e che quella ecologica non ci sia proprio. Le cose le fanno le persone, e se non si chiamano competenti in ecologia, è ovvio che di ecologia non ci sarà granché. E forse questo è il motivo degli scarsi risultati dei ministeri della transizione ecologica in altri stati.

Se il pacchetto di mischia del Mintransecol che dovrà mettere il capitale naturale (biodiversità e ecosistemi) nel Pnrr, obbedendo alle linee guida della Commissione, è quello che leggiamo sui giornali, allora non ci siamo. Non la chiamerei una supercazzola, però, è semplicemente un pacco. Forse neppure consapevole. Dimostra solo quanto sia assente, nel nostro paese, la cultura della natura. E il rischio è che la natura diventi una supercazzola. Ne pagheremo le conseguenze.

L’articolo Il ministero della Transizione ecologica non è una supercazzola, ma rischia di essere un pacco proviene da Il Fatto Quotidiano.

Una supercazzola con scappellamento a destra come se fosse antani, per il direttore. Tognazzi in Amici Miei sfornava suoni senza senso che gli interlocutori non contraddicevano per paura di dimostrarsi ignoranti. Non capivano perché non c’era niente da capire, a parte la presa in giro. Antonio Padellaro e Marco Travaglio hanno usato la parola supercazzola […]

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Ferdinando Boero

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Il fatto quotidiano

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