Gen 27, 2021
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Vaccini, rissa AstraZeneca-Ue: ‘Nessun obbligo verso l’Europa. Uk ha la priorità’. Conferma da Londra. Bruxelles: ‘Pubblichi il contratto’

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Vaccini, rissa AstraZeneca-Ue: ‘Nessun obbligo verso l’Europa. Uk ha la priorità’. Conferma da Londra. Bruxelles: ‘Pubblichi il contratto’Vaccini, rissa AstraZeneca-Ue: ‘Nessun obbligo verso l’Europa. Uk ha la priorità’. Conferma da Londra. Bruxelles: ‘Pubblichi il contratto’

Da contratto “non c’è alcun obbligo verso l’Ue“, ma solo l’impegno a fare “del nostro meglio”. E in questo momento nemmeno una parte delle forniture di vaccini anti-Covid destinate al Regno Unito può essere dirottata verso i Paesi dell’Unione, perché “l’accordo con il governo Johnson è stato raggiunto tre mesi prima“. Versione, questa, confermata anche da fonti di Downing Street al Telegraph. Dopo le polemiche per l’annuncio di un taglio alle prime consegne previste per febbraio, parla Pascal Soriot, amministratore delegato della casa farmaceutica AstraZeneca. La sua versione però viene contestata da Bruxelles, che a questo punto – spiegano all’Ansa fonti Ue – chiede lo svincolo dalla clausola di segretezza per poter pubblicare il contratto. In particolare, le fonti chiariscono che non è previsto che la produzione delle dosi per l’Ue debba essere limitata alla fabbrica in Belgio, ma può avvenire anche nel Regno Unito. Ed è ormai scontro aperto tra Bruxelles ed AstraZeneca sulla partecipazione dell’azienda alla riunione del comitato direttivo sui vaccini Ue, prevista alle 18.30. L’Ue aveva annunciato la partecipazione dell’azienda, ma fonti interne ad AstraZeneca avevano smentito la presenza. Questo ha provocato la reazione dell’Ue che pochi minuti dopo ha “insistito affinché AstraZeneca partecipi alla riunione per fornire tutte le spiegazioni richieste”, ma la portavoce della Commissione Dana Spinant ha poi chiarito che “AstraZeneca ci ha informati stamani che la sua partecipazione non è confermata e che non ci sarà”, aggiungendo che la situazione è in evoluzione e di non poter quindi fornire una risposta definitiva sull’incontro. Ma a sua volta l’azienda ha smentito le parole della Commissione, secondo una nota citata dal Telegraph: “Ci incontreremo con la Ue in giornata”, ha affermato un portavoce.

Soriot, intervistato da Repubblica, respinge i sospetti avanzati nei giorni scorsi dalla Commissione europea, che teme alcune dosi destinate ai Paesi Ue siano finite altrove e per questo vuole istituire un registro di trasferimenti dei vaccini fuori dall’Unione. “Non dirottiamo certo i vaccini degli europei verso altri Paesi. Sarebbe illogico e controproducente da parte nostra”, sostiene il 61enne francese, che si difende per i ritardi: ” I problemi in Ue sono stati un caso e di certo non sono intenzionali”. AstraZeneca, promette il suo amministratore delegato, ha l’obiettivo di “recapitare all’Ue 17 milioni di dosi entro la fine di febbraio. Di queste, 2,5 circa in Italia”. Prima, però, manca l’autorizzazione da parte dell’Ema.

“Anche noi siamo delusi: ci piacerebbe riuscire a produrre di più. A febbraio consegneremo all’Europa una quantità soddisfacente, simile agli altri produttori. Stiamo lavorando 24 ore su 24, sette giorni su sette per risolvere i problemi”, dice Soriot, spiegando che “la produzione del nostro vaccino è composta da due fasi: una è la creazione del principio attivo in due stabilimenti in Belgio e Paesi Bassi, l’altra è la resa in farmaco, in due centri in Germania e Italia, ad Anagni, dove state facendo uno straordinario lavoro. Le difficoltà nascono nella prima fase. Alcuni siti generano più ‘raccolto’, altri meno, come purtroppo accaduto in Europa. Queste disfunzioni capitano quando si aumenta la produzione a centinaia di milioni di dosi di un nuovo vaccino. Abbiamo due mesi di ritardo, ma risolveremo questi problemi”.

Anche nella produzione delle dosi destinate al Regno Unito ci sono stati intoppi: “Ne abbiamo avuti – spiega Soriot – ma il contratto di fornitura con il governo britannico è stato firmato tre mesi prima di quello con la Ue. Abbiamo avuto il tempo di prepararci“. Oxford, infatti, “era già in stretto contatto con il governo britannico: si sono organizzati per tempo e hanno avuto una partenza lampo”. Riguardo il sospetto che il ritardo sia dovuto alla vendita del vaccino ad altri Paesi, “questa accusa è insensata – afferma Soriot – perché, ripeto, sul vaccino anti coronavirus non facciamo profitti”. Quanto all’impegno con l’Ue di produrre 300 milioni di dosi, precisa appunto che “non c’è alcun obbligo verso l’Ue. Nel contratto con gli europei c’è scritto chiaramente: ‘Best effort‘. Ossia: ‘Faremo del nostro meglio’. Lo scorso agosto, l’Ue voleva avere la stessa capacità produttiva del Regno Unito, nonostante il contratto firmato tre mesi dopo Londra. Noi di AstraZeneca abbiamo risposto: ‘Ok, faremo del nostro meglio. Ma non possiamo impegnarci contrattualmente perché abbiamo tre mesi di ritardo rispetto al Regno Unito’. E così è stato”.

Quando il governo Johnson chiuse il contratto, spiega ancora l’ad di AstraZeneca, “l’esecutivo britannico disse che il Regno Unito ‘avrebbe avuto la priorità‘ sulle dosi prodotte nel proprio Paese. Ed è proprio così. Nell’accordo che abbiamo firmato con l’Ue, invece, c’è scritto che la fornitura europea potrebbe arrivare anche dal Regno Unito, ma è solo una possibilità secondaria“. Quindi l’Unione europea al momento non può contare su un aiuto alle sue forniture: “Appena si sarà raggiunto un numero di vaccinazioni sufficienti nel Regno Unito, allora potremo utilizzare gli stabilimenti britannici anche per la fornitura all’Unione europea. Ma il contratto con i britannici è stato firmato prima, il governo Johnson ci ha chiesto ‘di rifornire prima noi‘ e questo è comprensibile”. “Del resto, il vaccino è stato sviluppato in collaborazione tra il governo britannico, Oxford e AstraZeneca – conclude Soriot – Ma appena ci sarà la possibilità, aiuteremo anche l’Ue” che, comunque, ha finanziato lo sviluppo del vaccino.

Una versione confermata anche da fonti di Downing Street citate dal Telegraph spiegando che i tre impianti produttivi britannici di AstraZeneca potranno rifornire anche altri Paesi, ma non prima della consegna al Regno Unito delle 100 milioni di dosi previste. “Questo è un accordo commerciale. Quelle dosi sono per noi e non andranno da nessuna parte fino a quando 100 milioni di dosi non saranno consegnate al Regno Unito”, riferisce la fonte.

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Pascal Soriot, amministratore delegato della casa farmaceutica, intervistato da Repubblica, respinge i sospetti di una vendita di dosi fuori dall’Unione e replica alle polemiche per il pre-annuncio del taglio delle consegne. Ed è scontro sulla partecipazione dell’azienda alla riunione del comitato direttivo sui vaccini Ue: l’Europa fa sapere che i manager non ci saranno, ma l’azienda diffonde una nota in cui smentisce la ricostruzione

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F. Q.

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