Gen 23, 2021
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Psr, anche la Calabria contro la revisione dei parametri di ripartizione

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Psr, anche la Calabria contro la revisione dei parametri di ripartizione

Le Regioni del Mezzogiorno sono unite per difendere risorse destinate al riequilibrio strutturale per lo sviluppo rurale. Tra loro anche la Calabria e l’assessore regionale all’agricoltura Gianluca Gallo, che esprime la propria contrarietà all’ipotesi di una revisione dei criteri di ripartizione dei fondi europei per lo sviluppo rurale, disancorandoli dal parametro della storicità della spesa, come proposto dalle Regioni del Centro e Nord Italia. Una posizione, quella del no allo stravolgimento dei parametri attualmente in vigore, già formalizzata in sede di Conferenza Stato-Regioni, al tavolo della Commissione Politiche agricole, e condivisa con le altre Regioni meridionali (Puglia, Campania, Sicilia, Basilicata), alle quali si è aggiunta l’Umbria. “Il piano di sviluppo rurale – sottolinea l’assessore Gallo – ha in sé l’intrinseca funzione di favorire, sul piano nazionale, la riduzione di squilibri che interessano storicamente alcune aree. Nella ripartizione delle risorse, nel confronto con la Commissione, si è sempre privilegiato questo principio. I risultati parlano chiaro e confermano la bontà di un meccanismo che, attraverso pratiche di buon governo, ha permesso al Sud di trasformare in opportunità i finanziamenti europei”. La Calabria, ad esempio, ricorda Gallo, “nel 2020 ha fatto segnare il 62% della spesa del Psr, per un impegno complessivo del 98% delle risorse. La Commissione europea ha attestato il raggiungimento del livello di certificazione N+3, che equivale addirittura al target previsto per il 2021. Dati eccellenti, che meritano di essere consolidati, non di essere messi in discussione”. Dito puntato contro l’eventualità di dover accantonare il criterio della ripartizione storica della spesa, con conseguente taglio delle risorse spettanti a sei Regioni che, da sole, rappresentano il 60% delle aree italiane interessate dal Psr. Gallo non si dice contrario alla “ridefinizione degli attuali assetti”, ma ribadisce che serve “ragionevolezza: non si può pretendere di cambiare in corsa le regole del gioco. Siamo pronti a ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023, ma non accettiamo colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022, che si tradurrebbe in una forte penalizzazione per regioni svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate”. Ha poi ricordato una riunione della Commissione Politiche agricole. “Confidiamo – conclude Gallo – di poter addivenire a un accordo unanime ed equo, ma ci attendiamo altrettanta disponibilità. Diversamente, non esiteremo a difendere le ragioni della Calabria e del Meridione da scelte illogiche che, se applicate, costerebbero all’Italia più di 430 milioni di fondi europei, a dimostrazione della loro irragionevolezza”.
Le Regioni del Mezzogiorno sono unite per difendere risorse destinate al riequilibrio strutturale per lo sviluppo rurale. Tra loro anche la Calabria e l’assessore regionale all’agricoltura Gianluca Gallo, che esprime la propria contrarietà all’ipotesi di una revisione dei criteri di ripartizione dei fondi europei per lo sviluppo rurale, disancorandoli dal parametro della storicità della spesa, come proposto dalle Regioni del Centro e Nord Italia. Una posizione, quella del no allo stravolgimento dei parametri attualmente in vigore, già formalizzata in sede di Conferenza Stato-Regioni, al tavolo della Commissione Politiche agricole, e condivisa con le altre Regioni meridionali (Puglia, Campania, Sicilia, Basilicata), alle quali si è aggiunta l’Umbria. “Il piano di sviluppo rurale – sottolinea l’assessore Gallo – ha in sé l’intrinseca funzione di favorire, sul piano nazionale, la riduzione di squilibri che interessano storicamente alcune aree. Nella ripartizione delle risorse, nel confronto con la Commissione, si è sempre privilegiato questo principio. I risultati parlano chiaro e confermano la bontà di un meccanismo che, attraverso pratiche di buon governo, ha permesso al Sud di trasformare in opportunità i finanziamenti europei”. La Calabria, ad esempio, ricorda Gallo, “nel 2020 ha fatto segnare il 62% della spesa del Psr, per un impegno complessivo del 98% delle risorse. La Commissione europea ha attestato il raggiungimento del livello di certificazione N+3, che equivale addirittura al target previsto per il 2021. Dati eccellenti, che meritano di essere consolidati, non di essere messi in discussione”. Dito puntato contro l’eventualità di dover accantonare il criterio della ripartizione storica della spesa, con conseguente taglio delle risorse spettanti a sei Regioni che, da sole, rappresentano il 60% delle aree italiane interessate dal Psr. Gallo non si dice contrario alla “ridefinizione degli attuali assetti”, ma ribadisce che serve “ragionevolezza: non si può pretendere di cambiare in corsa le regole del gioco. Siamo pronti a ragionare su nuovi meccanismi a partire dal 2023, ma non accettiamo colpi di mano tesi a cancellare la fase transitoria del biennio 2021-2022, che si tradurrebbe in una forte penalizzazione per regioni svantaggiate che, paradossalmente, sarebbero private proprio dei fondi destinati a garantire il riequilibrio strutturale, a vantaggio di zone già di per sé meglio attrezzate”. Ha poi ricordato una riunione della Commissione Politiche agricole. “Confidiamo – conclude Gallo – di poter addivenire a un accordo unanime ed equo, ma ci attendiamo altrettanta disponibilità. Diversamente, non esiteremo a difendere le ragioni della Calabria e del Meridione da scelte illogiche che, se applicate, costerebbero all’Italia più di 430 milioni di fondi europei, a dimostrazione della loro irragionevolezza”.

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In Calabria

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