Set 22, 2020
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Referendum, il 79% del Molise e il 59 del Friuli: ecco il voto nelle regioni. Nelle grandi città il Sì è più tiepido (e il No vince nei centri storici)

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Referendum, il 79% del Molise e il 59 del Friuli: ecco il voto nelle regioni. Nelle grandi città il Sì è più tiepido (e il No vince nei centri storici)Referendum, il 79% del Molise e il 59 del Friuli: ecco il voto nelle regioni. Nelle grandi città il Sì è più tiepido (e il No vince nei centri storici)

Un successo ampio con tutte le province italiane oltre il 50%. Il Nord più tiepido, il Mezzogiorno più partecipe nel dire al taglio dei parlamentari. Dove sono i 17.168.495 voti favorevoli alla riduzione di deputati e senatori? Il 69,64 per cento dei cittadini che hanno confermato l’approvazione della riforma costituzionale sono sparsi un po’ ovunque. Ma non distribuiti in maniera omogenea. Tutte le Regioni del Sud hanno detto Sì con oltre il 75%. In Molise addirittura il 79,89. Sul fronte opposto il Friuli Venezia Giulia, dove i favorevoli si sono fermati al 59,57% delineando una tendenza di tutto il Nord dove solo il Trentino-Alto Adige ha superato il 70 per cento, spinto dal 79,01 della provincia di Bolzano.

Le regioni – Oltre al Molise e al Trentino-Alto Adige, sono sei le regioni che hanno espresso un Sì più convinto della media nazionale. In Calabria il 77,53% dei votanti, in Campania il 77,41, in Sicilia 75,88, Basilicata il 75,8 e Puglia il 75,2. Mentre in Abruzzo la percentuale di Sì si è fermata al 73,75. Sette invece le Regioni sotto la media nazionale: il Friuli Venezia Giulia è l’unica sotto il 60%, seguita dal 62,44 del Veneto e dal 63,78 della Liguria. Più vicine alla media nazionale il Lazio (65,86), la Toscana (65,96), la Sardegna (66,84) che ha fatto registrare l’affluenza più bassa e la Valle d’Aosta con il 67,96. Meno di un punto e mezzo di differenza con il dato definitivo fanno registrare invece Lombardia (68,12), Piemonte (68,41), Umbria (68,72), Marche con il 69,12 ed Emilia-Romagna con il 69,55.

Il voto nelle province e nelle città – Scendendo nei territori, la provincia con il tasso più alto di Sì è Crotone con l’81,94%. Percentuale sfiorata anche da Bolzano, dove i voti favorevoli alla riforma sono stati il 79%. Sul fronte opposto c’è Trieste, dove il Sì si è fermato il 53,94. Freddine le grandi città: a Firenze i voti favorevoli sono fermati al 55,48, a Milano al 56,54 e a Bologna il 57,24. Dati che divergono dalle rispettive province dopo il Sì ha fatto segnare il 62,73%, il 65,69% e oltre il 65,48%. Situazione simile anche a Bergamo e Torino: nella città di Giorgio Gori, apertamente schierato per il No, il Sì ha intercettato il 59,76 dei voti (in provincia oltre il 70) e nel capoluogo piemontese il 60,74 mentre nei paesi limitrofi oltre il 67.

Centri storici e periferie – Nelle principali città sono emerse grandi differenze anche su base sub-comunale. Come fa notare Youtrend, a Torino il No ha prevalso solo nella Circoscrizione 1 (Centro-Crocetta). A Milano ha vinto solo nel Municipio 1, il più centrale dei nove. A Roma prevale nel Centro storico e ai Parioli-Nomentano. Grandi differenze anche a Napoli (74,39% in città) dove nei quartieri “bene” della città ha comunque vinto il Sì. Dal 53,95% di Chiaia e il 55,38% di Posillipo si passa all’85% di Scampia e a percentuale oltre l’80 anche a Barra, Secondigliano, Ponticelli e Piscinola. Bene il Sì anche a casa di Luigi Di Maio, che più di tutti ha messo la faccia sulla riforma: a Pomigliano d’Arco i voti favorevoli sono stati il 77,1%.

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Tutte le regioni del Sud oltre il 75%, nel Settentrione solo il Trentino Alto Adige va oltre il 70. Crotone è la provincia con la percentuale di Sì più alta, Trieste la più bassa. Grandi differenze tra città e provincia a Bergamo, Firenze e Milano. Il No – fa notare Youtrend – si impone nei quartieri più “ricchi” nelle metropoli, mentre il Sì stravince nella periferia di Napoli

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F. Q.

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