Set 28, 2020
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Caso Gregoretti, 14 mesi di scontro politico-giudiziario

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Il caso Gregoretti ha avuto inizio alla fine del luglio dello scorso anno, quando l’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini, aveva deciso di tenere a bordo dell’unità della Guardia Costiera  35 migranti, assistiti dall’equipaggio.  Era stata la stessa italiana ad aver soccorso, raccogliendo anche un invito di Malta, tre imbarcazioni che avevano lasciato la Libia per dirigersi verso le coste europee.

‘Braccio di ferro’ con la Ue

La Gregoretti si era diretta prima a Catania, e poi, a causa delle cattive condizioni meteorologiche, il 26 luglio, nel porto di Augusta. Salvini, allora ministro nel primo governo Conte, aveva ingaggiato un braccio di ferro sia con le istituzioni europee, alle quali aveva chiesto la redistribuzione dei migranti, sia con l’opposizione. Il 30 luglio 2019 la procura di Siracusa aveva aperto un’inchiesta, rimbalzata poi a Catania per competenza.

Accordo tra Paesi europei per la ridistribuzione

Il 31 luglio era arrivato l’accordo tra i Paesi europei per la ridistribuzione. Germania, Portogallo, Francia, Lussemburgo e Irlanda, più alcune strutture dei vescovi italiani, avevano deciso di farsi carico dei migranti bloccati. Nel frattempo, il 5 settembre, aveva giurato il secondo governo Conte. Il 21 settembre la Procura di Catania aveva chiesto l’archiviazione per Salvini nell’ambito dell’inchiesta sulla nave Gregoretti con la trasmissione degli atti a tribunale ministri. Il 12 dicembre il tribunale dei ministri di Catania aveva sollecitato al presidente del Senato l’autorizzazione a procedere per sequestro di persona nei confronti di Matteo Salvini, all’epoca dei fatti ministro dell’Interno.

Di Maio: Gregoretti nave nostri cospi di sicurezza

Da quel momento in poi il mondo della politica è scosso dal dibattito sulla concessione dell’autorizzazione a procedere. “La vicenda Diciotti fu una decisione di governo, quella sulla Gregoretti fu propaganda del ministro Salvini che a un certo punto ha cominciato ad annunciare il blocco delle navi delle nostre forze militari, delle nostre forze di sicurezza. Quella non è una Ong ma una nave dei nostri corpi di sicurezza”, aveva affermato il ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, vice presidente del Consiglio al tempo del braccio di ferro con l’Ue sui migranti.  “Dalla semplice rassegna cronologica risulta evidente che, secondo una prassi consolidata, della vicenda si è occupato il governo in modo collegiale, al fine di investire gli Stati membri dell’Ue della questione della distribuzione dei migranti salvati dalla nave Gregoretti”, aveva sostenuti Salvini: “Proprio questo sforzo congiunto  ha infine portato alla positiva risoluzione dell’evento dopo la riunione di coordinamento del 2 agosto 2019 convocata dalla commissione europea”. 

Salvini: pronto a farmi processare

Il voto per le regionali di gennaio si era intrecciato con i lavori della Giunta per immunità del Senato, chiamata a decidere sulla richiesta di autorizzazione a procedere. Salvini si era detto pronto a farsi processare. Movimento 5 stelle, Partito democratico e Pietro Grasso di Liberi e uguali avevano chiesto di rinviare il voto del Parlamento, mentre Lega, Fratelli d’Italia e Forza Italia avevano espresso parere contrario. Il 20 gennaio 2020, l’autorizzazione a procedere era stata concessa.   Il 4 luglio Matteo Salvini era  atteso a Catania davanti al gup, ma l’udienza è rinviata al 3 ottobre per l’emergenza determinata dalla pandemia.

Militanti Lega chiamati a raccolta a Catania

Il leader della Lega, intanto, trasforma l’appuntamento giudiziario in una battaglia politica, chiamando a raccolta a Catania per quel giorno i militanti del partito, e lascia filtrare i contenuti della memoria difensiva. Sulla nave Gregoretti, si legge nel documento tra le altre cose, “non risultavano episodi di insofferenza, e anzi venivano garantiti tre pasti completi al giorno con cucine in ottime condizioni igienico-sanitarie. Il 31 luglio venne fatto sbarcare un immigrato con sospetta tubercolosi e poche ore dopo (15:48) venne comunicata l’autorizzazione allo sbarco delle 115 persone ancora a bordo, operazione conclusa alle 16:53”. Perché tanta attesa? “Si era resa necessaria per concordare la redistribuzione in altri Paesi europei, con il pieno coinvolgimento del governo italiano”.

Quanto all’accusa di sequestro, nella memoria si sostiene che “non si è verificata alcuna illecita privazione della libertà personale”. Tutto sarebbe avvenuto “in attesa dell’organizzazione del loro trasferimento presso la destinazione finale“. A bordo, inoltre, sarebbero stati presenti due scafisti. Fatto dimostrato “dall’anomalo ritrovamento di un dispositivo”. Il riferimento è a un Gps, nascosto in uno zainetto. 

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