Set 25, 2020
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Caso Cucchi, il pm Musarò: “Siamo stanchi degli inquinamenti probatori. Nei carabinieri c’è ancora chi passa gli atti agli imputati”

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Caso Cucchi, il pm Musarò: “Siamo stanchi degli inquinamenti probatori. Nei carabinieri c’è ancora chi passa gli atti agli imputati”Caso Cucchi, il pm Musarò: “Siamo stanchi degli inquinamenti probatori. Nei carabinieri c’è ancora chi passa gli atti agli imputati”

Un altro “inquinamento probatorio” in corso proprio al processo aperto per giudicare i carabinieri autori dei depistaggi che insabbiarono le indagini sulla morte di Stefano Cucchi. È l’ultima accusa del pm Giovanni Musarò, che durante il dibattimento con 8 militari alla sbarra ha denunciato: “Ancora oggi nel 2020 nel Reparto operativo dei Carabinieri c’è qualcuno che passa gli atti a qualche imputato”. Il riferimento è ad alcuni documenti depositati la scorsa udienza dal difensore di uno degli imputati che non erano stati formalmente richiesti.

Il pubblico ministero ha attaccato: “Siamo stanchi di questi inquinamenti probatori che vanno avanti da 11 anni e vogliamo identificare gli autori”. Dura la reazione di Fabio Anselmo, legale della famiglia Cucchi, che rivela come l’imputato al centro dell’attacco del pm sia Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del Nucleo investigativo dei carabinieri: “Il pm Giovanni Musaró si alza e denuncia depistaggi in atto e documenti in possesso all’imputato Testarmata che non poteva avere. C’è un Giuda, dice il pm, un cavallo di Troia che speriamo di identificare che fornisce atti e documenti per una verità parziale e fuorviante”.

“Come dire – continua Anselmo – non abbiamo finito e non finiremo mai di subire interferenze illecite”. Durante la scorsa udienza, spiega l’avvocato, “mi ero molto arrabbiato per il modo di procedere della difesa di Testarmata soprattutto in possesso di documenti che non erano nel fascicolo”. “Mi ero opposto alla loro produzione ed utilizzo – aggiunge – chiedendo esplicitamente lumi sulle modalità con le quali ne era venuto in possesso. Avevo ragione”.

Il processo vede imputati 8 carabinieri: Luciano Soligo, maggiore al comando della compagnia Roma Montesacro, Francesco Cavallo, allora tenente colonnello e capo ufficio del comando del Gruppo Roma, Massimiliano Colombo Labriola, che era comandante della stazione di Tor Sapienza, e Francesco Di Sano, in servizio nella stessa stazione.

Oltre a loro quattro sono sotto accusa – a vario titolo e a seconda delle posizioni di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia – anche il generale Alessandro Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma, Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del nucleo investigativo dei carabinieri, e Luca De Cianni.

Per la morte di Cucchi nel novembre del 2019 la corte d’Assise di Roma ha condannato i carabinieri Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo a 12 anni per omicidio preterintenzionale. Con l’accusa di falso vennero condannati il maresciallo Roberto Mandolini, a 3 anni e 8 mesi, e il carabiniere Francesco Tedesco, a 2 anni. Quest’ultimo è il super testimone che nel 2018 decise di raccontare quanto aveva visto nella caserma Casilina, dove avvenne il pestaggio, poco dopo che Cucchi era stato fermato il 15 ottobre del 2009: morirà una settimana dopo.

L’articolo Caso Cucchi, il pm Musarò: “Siamo stanchi degli inquinamenti probatori. Nei carabinieri c’è ancora chi passa gli atti agli imputati” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Il titolare dell’inchiesta sulla morte del giovane romano rivela in aula che alcuni documenti depositati dalla difesa di Testarmata non erano stati formalmente richiesti: “Questa storia va avanti da 11 anni, siamo stanchi. Vogliamo identificare i responsabili”. L’avvocato Anselmo: “C’è un Giuda, un cavallo di Troia che lavora per verità parziale e fuorviante”

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F. Q.

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