Ago 2, 2020
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Quando Gallera negava la zona rossa in Lombardia

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Quando Gallera negava la zona rossa in Lombardia

Giulio Gallera ha rilasciato ieri un’intervista al Corriere della Sera per far sapere che lui e Attilio Fontana avrebbero voluto la zona rossa in Lombardia ma il governo non l’ha voluta fare e questo è dimostrato, secondo lui, anche dall’audio pubblicato dal quotidiano il giorno prima che si riferisce a una conversazione del 4 marzo con Roberto Speranza ed altri. Il Fatto Quotidiano ricorda oggi un’intervista rilasciata dallo stesso Gallera a Radio Popolare il 2 marzo:

Regione Lombardia era consapevole che ad Alzano Lombardo si stava profilando un gigantesco problema di sanità pubblica già il 2 marzo 2020, ma non è intervenuta, preferendo aspettare e consigliando palliativi. Ad ammetterlo quel giorno è lo stesso assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, ai microfoni di Radio popolare di Milano. “Ad Alzano –dice Gallera al giornalista Massimo Alberti che lo incalza su un possibile secondo focolaio – c’è una situazione sicuramente complicata, c’è un numero di casi importante, la strategia che abbiamo deciso di adottare, più che quella di fare un’altra zona rossa, è quella di collocare in isolamento tutti i contatti diretti e i positivi asintomatici e di supportare il loro isolamento, fare in modo che non escano di casa. Anche in questo modo si evita la diffusione del contagio”.

Un’intervista andata in onda due giorni prima dell’incontro del 4 marzo tra i vertici del Pirellone e il ministro della Salute, Roberto Speranza, il cui audio è stato rivelato dal Corriere della Sera e quindi acquisito dalla procura di Bergamo che indaga sul perché la provincia di Bergamo sia diventata – percentualmente – il territorio più colpito al mondo dal Covid19. LA DICHIARAZIONE del 2 marzo  spiega la titubanza con la quale Gallera e lo stesso presidente Attilio Fontana, accennano solo di sfuggita alla possibilità di istituire una zona rossa ad Alzano durante l’incontro col ministro.

giulio gallera 37,5 per cento di febbre

Del resto, se Gallera avesse voluto fare pressioni sul governo per avere un blocco totale, avrebbe potuto dirlo chiaramente. Invece no. Tergiversa, e, ieri, intervistato dal C o r r i e re –un ritorno alla ribalta, dopo il freezer nel quale era stato confinato nelle ultime settimane dai guru della comunicazione inviati da Matteo Salvini – sul perché non abbiano chiuso tutto dopo il 4 marzo, chiede sarcasticamente: “Cosa dovevamo fare? Urlare o mettergli le mani addosso?”. Forse sarebbe bastato raccontare con molta più chiarezza quali fossero le condizioni di Alzano e Nembro. Anche perché le raccomandazioni del comitato tecnico scientifico per chiudere Nembro, Alzano e Orzinuovi, datate 3 e 5 marzo, erano chiare a tutti.

Leggi anche: Gallera dice che l’Italia è andata in lockdown grazie alla sua riunione con Fontana e Speranza

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Regione Lombardia era consapevole che ad Alzano Lombardo si stava profilando un gigantesco problema di sanità pubblica già il 2 marzo 2020, ma non è intervenuta, preferendo aspettare e consigliando palliativi. Ad ammetterlo quel giorno è lo stesso assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, ai microfoni di Radio popolare di Milano

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