Ago 1, 2020
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Condividere le “interviste imbruttite” rende voi i veri mostri: smettetela

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Condividere le “interviste imbruttite” rende voi i veri mostri: smettetela

Recentemente il sottoscritto è incappato in un’eccellente riflessione sul tema delle “interviste imbruttite”.

Spero che tutti conosciate il tema, temo che molti di voi ne abbiano condiviso almeno una, provo un forte ribrezzo e disgusto per tutti coloro tra voi che l’hanno fatto con convinzione.

Sapete come funzionano: ve lo riassumerò brevemente e non vi metterò alcun esempio pratico in questo articolo. Aborro le interviste imbruttite col disprezzo che rivolgo ai meme. Che sapete, per me, è tanto e brucia con l’intensità di un milione di soli.

La c.d. intervista imbruttita, format parodiato anche da Maccio Capatonda, è brutale nella sua semplicità.

Si prendono una serie di interviste: si tagliano tutte quelle dove l’interlocutore è anche solo in grado di capire su che pianeta si trova.

Si lasciano fuori i moderni freak di un Circo Barnum 2.0.

Persone che non sanno distinguere il Tallone di Achille dal “pallone del Killer”, donnette sbarcate da un film della Sofia Loren con tutta la prorompente e ruspante dialettale gestualità di una Filumena Marturano ma nessuna frazione della prosperosa ed opulenta avvenenza della “Bersagliera”, gente che confonde il Premier Conte col C.T. Conte.

E te li sparano tutti in vena, una botta di autostima.

Che dimostra che, alla fine della fiera, i mostri siete sempre stati voi, e se volete cercare un analfabeta funzionale di cui ridere, potete incontrarlo ogni mattina allo specchio di casa. Potrete rivolgergli una risata, sputare con forza sull’immagine riflessa e, se un briciolo di umanità vi è rimasta, piangere sulla deformità che siete diventati, oltraggio al concetto stesso di umanità.

Perché un imbruttito non è un analfabeta funzionale

La massima obiezione che ci viene tirata fuori in ogni discussione è

Ma esistono in italia il 20/30/40% di Analfabeti Funzionali, sicuro che non siano loro e noi non abbiamo ragione a disprezzarli?

Sul disprezzo, tranquilli, ci torniamo dopo.

Sul fatto che su Internet il 99,9% delle percentuali buttate nel piatto senza fonte siano una bufala ci arriviamo anche ora.

Ma ancora prima partiamo dal concetto di cosa sia davvero un analfabeta funzionale.

Che non è il povero villico che non sa mettere assieme tre parole in croce, ma è colui che difetta della capacità di applicare le conoscenze maturate nel sistema scolastico nella vita di tutti i giorni.

Esattamente quindi quel genere di persona che condividerebbe coscientemente il video di un arzillo nonnetto che urla la più infame teoria del complotto ad un microfono…

… convinto di aver in mano la pistola fumante che prova che l’Inferno ormai è pieno e gli Analfabeti Funzionali vagano sulla Terra attentando alla sua libertà, sicurezza e gloria.

In una parola, puntando il dito contro le “interviste imbruttite” per dimostrare il grave pericolo per la nazione raffigurato dagli Analfabeti Funzionali, dimostrate che voi stessi siete diventati gli Analfabeti Funzionali che volete combattere.

E questo è solo l’inizio del problema.

Condividere le Interviste Imbruttite vi rende oggettivamente persone peggiori, se non cyberbulli da operetta

Andiamo indietro nel passato non tanto remoto dell’umanità.

Siamo ora sul finire del 1800, davanti agli Zoo Ottentotti.

Siete un borghesuccio piccolo piccolo. Uno di quelli che a forza di lavorare e salire la scala sociale ce l’hanno fatta. Magari la gentry, la piccola nobiltà Inglese, ancora vi scansa per strada e vi sputa addosso quando gli attraversate la via.

Siete ricchi quindi, o quantomeno benestanti. Potete permettervi quei piccoli lussi che i vostri genitori non potevano.

E cosa fate allora per esorcizzare quel senso di inadeguatezza che la vostra condizione né patrizia né plebea, ma in quella mitica terra di nessuno chiamata “il Frazzo” vi cagiona?

Andate tutti allo Zoo a vedere la nuova attrazione: lo Zoo Ottentotto.

Tra leoni, tigri ed altre maestose belve feroci vi mostreranno alcuni aborigeni strappati crudelmente alla loro terra di origine per essere oggetto del vostro sollazzo.

Uomini e donne di colore, presi dalla più remota tribù dell’Africa Nera, che non avevano mai visto un uomo bianco prima di quel momento e che si sono trovati con un sacco sulla testa e una manica di grossolani arricchiti voi pari ad indicarli col dito, ridere e lanciare loro sassolini gloriandosi del pagamento di pochi pence per i quali hanno sacrificato il pudding per due settimane.

Se pensate che la società moderna da allora abbia fatto grandi passi avanti, vi sbagliate: le interviste imbruttite sono lo Zoo Ottentotto del presente, e non abbiamo bisogno di strappare un disgraziato alla sua terra.

Possiamo semplicemente intervistarlo, scegliere gli individui più storditi e, previa liberatoria, montare un peep show di orrori sintattici, grammaticali, logici e di pensiero con effetti sonori da Paperissima e lasciare che i borghesucci di oggi si divertano.

Lasciare che magari un basement dweller, abitante degli scantinati che passa le sue giornate dietro un monitor possa finalmente provare un senso di superiorità verso qualcuno e sfogare anni di sottanza, frustrazione e senso di inadeguatezza verso il nuovo “inferiore” che gli è stato portato a domicilio.

Il bullismo da tastiera e la schadenfreude

Non a caso la mente si è fissata su Paperissima.

Secondo una nota battuta quello che distingue l’essere umano dall’animale non è l’empatia, ma la Schadenfreude, l’intraducibile sensazione di gran felicità e sollievo che l’essere umano prova nel vedere il suo simile percosso e distrutto dalla sciagura, piacere derivato dal fatto che la sciagura ha distrutto qualcuno a lui fisicamente contiguo, ma non ha colpito lui stesso.

Un misto di sollievo e senso di rivalsa opposto al concetto Zen del mudita.

Una persona in pace con se stessa, con una grande autostima, sicura di sé, è felice e gioisce quando il suo prossimo ha successo nella vita. Si chiama mudita: è il concetto Zen per cui il benessere del mio prossimo mi rende felice. Empatizzo coi sentimenti di chi ho di fronte e riconosco che il suo benessere è il benessere della società tutta.

La Schadenfreude è l’esatto opposto: trovo un perverso sollievo nel vedere qualcuno che viene umiliato e soffre sapendo che se oggi tocca a lui, difficilmente ne sarò colpito io.

E nel vedere qualcuno che mi è prossimo fisicamente, ma spesso diverso nel pensiero, provo piacere nel vederlo distrutto e umiliato perché rinforzo in me l’idea di far parte di una genia superiore.

Nel momento in cui condivido le interviste imbruttite incitando i miei amici e condivisori a ridere del fenomeno di turno, sto costantemente e continuamente ribadendo al mio uditorio di essere un’entità superiore e suprema, elevando la bassa autostima che nella vita magari mi porta a farmi strigliare dal mio capo reagendo con mugolii alla Fantozzi, tiranneggiare da un compagno oppressivo o avere problemi a mettere assieme pranzo e cena in tempo di crisi.

Il che diventa grottesco valutando potenziali incroci tra il target demografico dei #restiamoumani e di coloro che ci hanno appoggiato quando abbiamo chiesto un po’ di fiducia per iniziative come #odiareticosta.

Mettiti un po’ nei panni del prossimo

Prendiamo le interviste imbruttite medie. Prendiamo il becero tipico. Il becero che non sa distinguere il Tallone di Achille dal Pallone da Killer, al quale se chiedi della  Spada di Damocle risponde candidamente che non ne ha bisogno, non saprebbe dove comprarla e gli pare pure pericoloso averne una in casa.

Voi sapete come ci è diventato così becero?

Un antico adagio consiglia di essere gentili con chiunque: tu non puoi sapere quale battaglia possa aver combattuto nella vita.

Tutti vi siete commossi davanti alla storiella strappalacrime del vecchio pazzo che in realtà era un veterano che ha perso la salute fisica e mentale davanti agli orrori della guerra, della donnetta sola e brutta che un tempo aveva marito e figli ed è stata brutalmente abbandonata… ma alla prova dei fatti vi siete rivelati essere non gli “umani” che siete, ma il cattivo della storia.

Il becero che parla del Pallone da Killer, per quel poco che sapete di lui, potrebbe essere un orfano che non ha neanche finito le scuole dell’obbligo perché in quel momento era più importante portare il pane a casa.

Anche Gavino Ledda, poi diventato famoso glottologo, cresciuto da un padre che gli aveva negato anche la quinta elementare ritenendo necessario mandarlo a pascolare le pecore per arricchire il misero peculio familiare, del resto era arrivato ai 21 anni convinto che “La maniglia si è tagliata” fosse un accettabilissimo sinonimo di “Si è rotta la maniglia”.

Dietro ogni chiaramente analfabeta funzionale che vi suscita riso e disgusto nelle interviste imbruttite potrebbe esserci qualcuno a cui è stata negata la possibilità di essere qualcosa di meglio.

Qualcuno che, se il Destino  quel giorno avesse tirato i dadi in modo diverso avreste potuto essere voi.

Perché è solo per un gioco del destino se oggi il becero convinto che Giuseppe Conte sia il CT dell’Inter pompa la benzina nel SUV che state usando per andare a prendervi un’apericena con gli amici e non viceversa.

E potrete scrivere cento volte al giorno #restiamoumani o #odiareticosta, ma al momento vi comportate come se il vostro odio fosse parte di un buffet gratis che il mondo vi deve solo perché avete avuto la fortuna di non nascere in una famiglia disfunzionale, povera e miserabile.

E il vostro concetto di umanità… beh, è assai più simile a quello del Nazista che considerava umano solamente l’Ariano alto e biondo dichiarando la necessità, per costruire una “società migliore”, di applicare la soluzione finale ad ebrei, zingari e disabili che all’ideale del #restiamoumani che per voi, evidentemente, è un hashtag da appendere alle vostre foto per sentirvi buonissimi e virtuosi.

Il meccanismo delle Interviste Imbruttite è lo stesso: se concedi ad un pubblico che ama usare hashtag #restiamoumani e #andràtuttobene la prova che esiste una genia di poveri coatti, imbruttiti, indegni, descritti con gli accenti con cui un nazista negli anni ’40 avrebbe descritto un uomo di colore, otterrai lo stesso scenario che negli anni ’40 si prospettava al “bravo cittadino tedesco”.

Otterrai orde di buoni, anzi buonissimi pronti a scagliarsi con accenti da bullismo sugli ultimi della società, senza chiedersi quale grado di disgregazione della società possa portare a negare ad un adulto anche solo la possibilità di avere un livello culturale accettabile.

Riassumendo

Ci capita troppo spesso che qualcuno ci esibisca questo o quell’esemplare di interviste imbruttite chiedendoci di esaminarlo.

Personalmente, quando chi vi scrive ora è di turno, butto quelle segnalazioni e imposto il segnalino “spam” a tutte le future segnalazioni del segnalante.

Per i motivi già detti.

Se avete bisogno che “Shadow di Bufale” vi dica che effettivamente voi siete il meglio del meglio, l’elite del mondo, che vi certifichi che avete trovato un essere a voi inferiore, che potete insultare e deridere per poi postare la vostra foto al bancone dello spritz, hashtag #restiamoumani, e sentirvi buoni e misericordiosi… probabilmente valete meno di quello che pensate.

Valete meno del “mostro che balla” che mi avete esibito.

E quindi non valete il mio tempo. A vostra differenza, io so benissimo di essere imperfetto e con molta strada da fare nella ma umanità, ma non ho mai smesso di provarci.

E ridere delle interviste imbruttite è il peggior modo di farlo.

Cover Photo via Good Free Photos

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Recentemente il sottoscritto è incappato in un’eccellente riflessione sul tema delle “interviste imbruttite”. Spero che tutti conosciate il tema, temo che molti di voi ne abbiano condiviso almeno una, provo un forte ribrezzo e disgusto per tutti coloro tra voi che l’hanno fatto con convinzione. Sapete come funzionano: ve lo riassumerò brevemente e non vi…

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