Ago 14, 2020
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Bolsena: il lago torna alla vita e alla balneabilità

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Bolsena: il lago torna alla vita e alla balneabilità

Dei gravi rischi che minacciano l’area del lago di Bolsena ne abbiamo parlato per la prima volta a novembre 2019. Stretto tra sversamenti fognari inquinanti; un progetto geotermico pericoloso perché in zona sismica e i noccioleti destinati alla Nutella, che succhiano acqua e sputano veleni; il bel lago di Bolsena stava finendo dritto dritto verso il triste destino del lago di Vico, dove i residenti sono riforniti da autobotti per via dell’irrecuperabile inquinamento delle falde. Non è detto che non succederà, ma una prima vittoria dei residenti è intanto arrivata.

Un collettore fognario che funziona

“Per quanto riguarda il collettore fognario ci sono novità”, ci spiega Piero Bruni, ingegnere e presidente dell’Associazione Lago di Bolsena. “L’anno scorso il collettore fognario, a causa di frequenti guasti, riversava nel lago parte dei liquami degli otto Comuni del bacino lacustre. La buona notizia di quest’anno è che la Regione Lazio sta da pochi mesi intervenendo positivamente per sistemare il collettore fognario che circonda il lago”. Espulsa dai lavori di rispristino la ditta Luisiana per inadempienza, la gestione del collettore dal COBALB (fallito) è stata trasferita alla ditta TALETE. Per completare il ripristino è stato deliberato un finanziamento di 1,5 milioni di euro, dei quali ne sono già stati versati 400mila. “In attesa di una rete di teleallarme, la sorveglianza giornaliera del funzionamento del collettore è affidata ai rispettivi comuni. TALETE sta operando bene e attualmente, in caso di sversamenti, interviene prontamente”. Infatti l’ARPA non ha rilevato inquinamenti relativi alla balneazione. “Lunedì 20 luglio c’è stato un grave sversamento dalla stazione di pompaggio al confine fra Montefiascone e Marta. Scattato l’allarme lo sversamento è cessato nella stessa mattinata”.

Un grande miglioramento

Un bel passo avanti rispetto all’anno scorso, quando campeggi, bar e ristoranti, specialmente lungo la costa occidentale, non coperta dal collettore, scaricavano abusivamente i loro reflui nel lago.

Restano aperte molte questioni

“Il nostro obiettivo resta comunque lo stesso: che tutto il bacino diventi un’area biologica, senza colture intensive, senza geotermia e senza scarichi di liquami fognari nel lago, ma la strada da seguire è tutta in salita. Il problema più pressante rimane l’impianto geotermico di Castel Giorgio, previsto nella confinante regione Umbria, per produrre energia elettrica con pozzi profondi oltre 2.000 metri. “Il progetto prevede di estrarre 1000 tonnellate all’ora di fluidi geotermici da sotto il bacino del Tevere e di reimmetterli sotto il bacino del lago di Bolsena. Il rischio è che i fluidi geotermici, che contengono alte percentuali di arsenico e altre sostanze cancerogene, risalgano lungo le numerose faglie presenti nella caldera vulcanica, inquinando l’unica falda acquifera superficiale, della quale fa parte il lago di Bolsena e dalla quale viene prelevata l’acqua per la nostra rete potabile”, continua Bruni.

Dalla geotermia alla Nutella

Infine, ma non certo ultimo, il problema della proliferazione di centinaia di ettari di nuovi noccioleti, collegati alla produzione di Nutella, che richiedono molta acqua irrigua e numerose quantità di fertilizzantipesticidi e diserbanti, come chiarisce la stessa Arpa (vedi pag. 83 del Piano di Caratterizzazione Lago di Vico – ARPA Lazio). “Inoltre la falda acquifera ha già dato quello che poteva dare e non c’è più acqua disponibile per colture irrigue aggiuntive”. Come ha riconosciuto il sindaco del Comune di Bolsena, «il lago oggi è letteralmente sotto attacco». Insieme alle associazioni, protestano docenti dell’Università di Viterbo, ingegneri, geologi e tecnici, esperti conoscitori della zona, come pure studiosi dell’Istituto Superiore di Sanità, oltre a una rete di ben 31 sindaci della zona, ben determinati a non abbandonare il lago al suo destino di sfruttamento.

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Michela Dell’Amico

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