Giu 30, 2020
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Scuola, oltre 85mila cattedre vacanti per il prossimo anno: sono 20mila in più rispetto al 2019-20. Cisl: ‘Anni di mancate stabilizzazioni’

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Scuola, oltre 85mila cattedre vacanti per il prossimo anno: sono 20mila in più rispetto al 2019-20. Cisl: ‘Anni di mancate stabilizzazioni’Scuola, oltre 85mila cattedre vacanti per il prossimo anno: sono 20mila in più rispetto al 2019-20. Cisl: ‘Anni di mancate stabilizzazioni’

La scuola è a corto di insegnanti e la situazione è sensibilmente peggiorata rispetto all’anno scorso. I dati forniti dalla Cisl parlano di ben 85.150 cattedre vacanti in vista del prossimo anno scolastico, un aumento di oltre 20mila rispetto alle 64.149 del 2019-2020 che creerà ulteriori difficoltà al regolare svolgimento delle lezioni: “Avremo un inizio anno complicato, alla ricerca di supplenti, soprattutto al Nord, ovvero nelle aree più colpite dal Covid – spiega la segretaria della Cisl scuola, Maddalena Gissi – Non si può procedere solo per concorsi, ma è necessaria una procedura di reclutamento e stabilizzazione come avviene nella Pubblica amministrazione e in tutti i contesti lavorativi come chiede la Corte di Giustizia europea”.

Le gravi carenze denunciate dalla Cisl, precisa il sindacato, sono il risultato di una politica che negli ultimi quattro anni ha favorito procedure che “non hanno garantito la stabilizzazione del personale precario“. A risentire maggiormente della carenza di insegnanti sono le scuole superiori, con 31.974 cattedre vuote di cui 4.343 sul sostegno. Seguono le medie con 29.136 (9.004 sul sostegno), le primarie 18.431 (7.126 sul sostegno) e la scuola dell’infanzia con 5.609 (1.368 sul sostegno). Questi numeri, continua Gissi, “non dipendono dall’attuale ministro. È l’effetto di una pianificazione insostenibile da parte del Ministero in questi ultimi quattro anni perché, come abbiamo più volte ribadito, le procedure assunzionali non hanno garantito la stabilizzazione di personale precario già in servizio da anni. Difatti anche per le assunzioni su Quota 100 l’assenza di candidati a pieno titolo nelle graduatorie ad esaurimento e da concorso ha reso impossibile la copertura di tutti i 4.500 posti autorizzati dal Mef, riducendo di più di mille unità le assunzioni programmate”. Inoltre, per Gissi “la scuola, come avviene per il pubblico impiego, deve individuare delle formule di reclutamento che tengano conto dei futuri concorsi ma anche delle decine di migliaia di domande di pensione, evitando di lasciare a centinaia di migliaia di supplenti la gestione dell’attività didattica ordinaria”.

Proprio sui concorsi, negli ultimi mesi, si era consumato uno scontro tra Pd e Movimento 5 Stelle, risolto dall’intervento del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, che è riuscito a far incontrare le parti su un piano che prevede una prova selettiva in entrata, ma non a crocette, che si terrà dopo l’estate e sarà in forma scritta. Nell’attesa del concorsone, i 32 mila docenti che dovranno essere assunti in due anni entreranno in cattedra a tempo determinato in base alle graduatorie d’istituto per poi essere eventualmente assunti con retrodatazione del contratto.

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Dai numeri forniti dal sindacato emerge che a risentire di più della mancanza di insegnanti sono gli istituti superiori, con 31.974 posti vacanti. Seguono medie, primaria e scuole dell’infanzia. Gissi: “Non dipendono dall’attuale ministro. È l’effetto di una pianificazione insostenibile in questi ultimi quattro anni”

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F. Q.

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