Giu 30, 2020
33 Views
Commenti disabilitati su Dalla droga alle infiltrazioni: sgominata cosca a Cuneo, indagati carabinieri e poliziotti penitenziari

Dalla droga alle infiltrazioni: sgominata cosca a Cuneo, indagati carabinieri e poliziotti penitenziari

Written by
Pubblicità

Dalla droga alle infiltrazioni: sgominata cosca a Cuneo, indagati carabinieri e poliziotti penitenziari

Che la ‘ndrangheta abbia ormai piantato le sue radici nel nord del Paese è cosa risaputa, che lo abbia fatto anche in Piemonte e già appurato, e con l’operazione di oggi, condotta dalla polizia torinese, si aggiunge anche un altro tassello, quello della presenza della criminalità calabrese nella zona di Cuneo. In particolare a Bra, dove una cosca sarebbe stata presente almeno da cinque anni, ovvero dal 2015. Questo quanto emerge da un’operazione portata oggi a termine dalla la squadra mobile di Torino ed il nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Cuneo. Una dozzina le persone finite in manette, otto per le quali si sono spalancate le porte del carcere e per altre quattro, invece, sono stati disposti i domiciliari (QUI). Le accuse contestate di associazione di stampo mafioso, traffico di stupefacenti e altri reati connessi alle infiltrazioni ‘ndranghetiste in entrambe le province piemontesi. Second le indagini, e come dicevamo, cosca aveva appunto la sua sede a Bra, nel cuneese ed a capo vi sarebbero stati fratelli calabresi, Salvatore e Vincenzo Luppino, originari di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il primo in particolare era già finito in arresto nel 2003 nell’ambito di un’altra operazione contro la ‘ndrangheta. Rinchiuso nel carcere di Saluzzo si ritiene che grazie alla compiacenza di due agenti della polizia penitenziaria, che sono ora indagati a piede libero, abbia usufruito di alcuni vantaggi, tra cui dei permessi premio, del materiale vietato all’interno del penitenziario, dal cui interno, sarebbe riuscito anche mantenere i contatti con l’esterno. L’ipotesi degli investigatori è che Salvatore Luppino avesse avuto dei contatti con un esponente della pubblica amministrazione di Bra: durante un permesso premio avrebbe chiesto e ottenuto un lavoro per poter accedere a misure alternative alla detenzione e promettendo in cambio di poter influenzare le elezioni. Nell’inchiesta, poi, sono finiti indagati anche tre appartenenti alle forze dell’ordine, in particolare altrettanti carabinieri due dei quali in servizio sempre a Bra e uno a Villa San Giovanni, nel reggino, accusati favoreggiamento personale e rivelazioni di segreti d’ufficio. Quanto al reggino risulta coinvolto anche un avvocato del foro di Palmi. Tra gli arrestati anche un italiano residente di Nichelino, che gli inquirenti considerano come “organico” alla cosca per quanto riguarda il traffico di droga.
Che la ‘ndrangheta abbia ormai piantato le sue radici nel nord del Paese è cosa risaputa, che lo abbia fatto anche in Piemonte e già appurato, e con l’operazione di oggi, condotta dalla polizia torinese, si aggiunge anche un altro tassello, quello della presenza della criminalità calabrese nella zona di Cuneo. In particolare a Bra, dove una cosca sarebbe stata presente almeno da cinque anni, ovvero dal 2015. Questo quanto emerge da un’operazione portata oggi a termine dalla la squadra mobile di Torino ed il nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Cuneo. Una dozzina le persone finite in manette, otto per le quali si sono spalancate le porte del carcere e per altre quattro, invece, sono stati disposti i domiciliari (QUI). Le accuse contestate di associazione di stampo mafioso, traffico di stupefacenti e altri reati connessi alle infiltrazioni ‘ndranghetiste in entrambe le province piemontesi. Second le indagini, e come dicevamo, cosca aveva appunto la sua sede a Bra, nel cuneese ed a capo vi sarebbero stati fratelli calabresi, Salvatore e Vincenzo Luppino, originari di Sant’Eufemia d’Aspromonte. Il primo in particolare era già finito in arresto nel 2003 nell’ambito di un’altra operazione contro la ‘ndrangheta. Rinchiuso nel carcere di Saluzzo si ritiene che grazie alla compiacenza di due agenti della polizia penitenziaria, che sono ora indagati a piede libero, abbia usufruito di alcuni vantaggi, tra cui dei permessi premio, del materiale vietato all’interno del penitenziario, dal cui interno, sarebbe riuscito anche mantenere i contatti con l’esterno. L’ipotesi degli investigatori è che Salvatore Luppino avesse avuto dei contatti con un esponente della pubblica amministrazione di Bra: durante un permesso premio avrebbe chiesto e ottenuto un lavoro per poter accedere a misure alternative alla detenzione e promettendo in cambio di poter influenzare le elezioni. Nell’inchiesta, poi, sono finiti indagati anche tre appartenenti alle forze dell’ordine, in particolare altrettanti carabinieri due dei quali in servizio sempre a Bra e uno a Villa San Giovanni, nel reggino, accusati favoreggiamento personale e rivelazioni di segreti d’ufficio. Quanto al reggino risulta coinvolto anche un avvocato del foro di Palmi. Tra gli arrestati anche un italiano residente di Nichelino, che gli inquirenti considerano come “organico” alla cosca per quanto riguarda il traffico di droga.

http://www.cn24tv.it/rss/calabria.html

Article Categories:
In Calabria

Comments are closed.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi. Cookie policy