Mag 23, 2020
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Rifiuti, Legambiente: “Uscire dalla logica delle discariche”

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Rifiuti, Legambiente: “Uscire dalla logica delle discariche”

È perentoria Legambiente Calabria. Il problema dei rifiuti non puiò essere affrontato solo con la logica delle discariche. “Nel corso degli anni l’Amministrazione regionale ha sempre utilizzato la logica emergenziale, questa volta legata all’emergenza epidemiologica da Covid 19”, scrive l’associazione che poi sottolinea che “riaprire discariche pubbliche esaurite o pericolose come ad esempio quella di San Giovanni in Fiore, in località Vetrano, Cassano allo Jonio, Castrovillari, Lamezia Terme, Melicuccà della Zingara oppure ampliare le discariche esistenti come sta accadendo a Scala Coeli o chiedere agli Ato di individuare nuove discariche, non è certo la soluzione giusta per uscire dall’emergenza rifiuti”. Per Legambiente, che chiede un “tavolo di confronto permanente anche con altre associazioni ambientaliste”, per “elaborare una proposta per superare la logica dell’emergenza rifiuti”. E non solo, perché per l’associazione “occorre dunque uscire dalla logica dell’emergenza e, a partire dall’attuale Piano regionale di gestione dei rifiuti, i cui obiettivi sono rimasti inattuati, stabilire con serietà e competenza da parte dell’Amministrazione regionale finalità ed azioni concrete ed effettive nel campo della prevenzione lavorando sulla riduzione alla fonte per realizzare l’obiettivo di rifiuti zero”. Legambiente chiede con forza che “la Regione Calabria si impegni seriamente per uscire dalla logiche delle discariche e degli inceneritori, passando da un modello lineare ad un modello circolare che preveda il riciclo, il riuso e la riduzione a monte dei rifiuti. Occorre prevedere, gradualmente, lo stop a qualsiasi nuova ipotesi di inceneritori e di discariche e favorendo l’insediamento di impianti utili alla filiera del riciclo”. “In altri termini dovranno essere attuate tutte le possibili azioni e strategie affinché la Calabria raggiunga obiettivi di raccolta differenziata, individuando i siti a sostegno per la relativa raccolta, gli impianti di compostaggio domestico e di comunità in un’ottica di economia circolare che renda inutili le discariche”. Perchè “con l’ennesima ordinanza emergenziale n. 45 del 20 maggio 2020, si certifica ancora una volta la fallimentare gestione del settore rifiuti da parte della Regione Calabria che dopo avere trasferito le competenze di gestione agli Ato, senza impianti e programmazione, ancora una volta ricorre alla logica delle discariche. Non c’è più tempo per nessuno degli attori di questa brutta storia : Regioni e Comuni devono assumersi le rispettive scelte e responsabilità”. Ricorda poi il caso di San Giovanni in Fiore, sul quale “la decisione di riaprire la discarica di località Vetrano sia una scelta pericolosa, perché la discarica, oltre ad essere insicura e fatiscente, a detta degli stessi gestori dal punto di vista della stabilità dei versanti, è posta in una Zona di protezione speciale (ZPS IT9320302 “Marchesato e Fiume Neto) e, quindi, in un sito sottoposto a vincoli ambientali derivanti dalle direttive europee habitat e uccelli. Altro esempio riguarda l’emergenza rifiuti presente nella Piana di Gioia Tauro e la soluzione al problema non può essere quella paventata di riaprire la discarica di Melicuccà”. “La stessa problematica appare evidente anche in altre parti del territorio regionale come nella zona di Corigliano Rossano, dove da qualche settimana il territorio risulta infestato dai rifiuti con la fotografia di sempre: cassonetti stracolmi e traboccanti di immondizia con i conseguenti problemi igienico sanitari e di decoro urbano che ne derivano”.
È perentoria Legambiente Calabria. Il problema dei rifiuti non puiò essere affrontato solo con la logica delle discariche. “Nel corso degli anni l’Amministrazione regionale ha sempre utilizzato la logica emergenziale, questa volta legata all’emergenza epidemiologica da Covid 19”, scrive l’associazione che poi sottolinea che “riaprire discariche pubbliche esaurite o pericolose come ad esempio quella di San Giovanni in Fiore, in località Vetrano, Cassano allo Jonio, Castrovillari, Lamezia Terme, Melicuccà della Zingara oppure ampliare le discariche esistenti come sta accadendo a Scala Coeli o chiedere agli Ato di individuare nuove discariche, non è certo la soluzione giusta per uscire dall’emergenza rifiuti”. Per Legambiente, che chiede un “tavolo di confronto permanente anche con altre associazioni ambientaliste”, per “elaborare una proposta per superare la logica dell’emergenza rifiuti”. E non solo, perché per l’associazione “occorre dunque uscire dalla logica dell’emergenza e, a partire dall’attuale Piano regionale di gestione dei rifiuti, i cui obiettivi sono rimasti inattuati, stabilire con serietà e competenza da parte dell’Amministrazione regionale finalità ed azioni concrete ed effettive nel campo della prevenzione lavorando sulla riduzione alla fonte per realizzare l’obiettivo di rifiuti zero”. Legambiente chiede con forza che “la Regione Calabria si impegni seriamente per uscire dalla logiche delle discariche e degli inceneritori, passando da un modello lineare ad un modello circolare che preveda il riciclo, il riuso e la riduzione a monte dei rifiuti. Occorre prevedere, gradualmente, lo stop a qualsiasi nuova ipotesi di inceneritori e di discariche e favorendo l’insediamento di impianti utili alla filiera del riciclo”. “In altri termini dovranno essere attuate tutte le possibili azioni e strategie affinché la Calabria raggiunga obiettivi di raccolta differenziata, individuando i siti a sostegno per la relativa raccolta, gli impianti di compostaggio domestico e di comunità in un’ottica di economia circolare che renda inutili le discariche”. Perchè “con l’ennesima ordinanza emergenziale n. 45 del 20 maggio 2020, si certifica ancora una volta la fallimentare gestione del settore rifiuti da parte della Regione Calabria che dopo avere trasferito le competenze di gestione agli Ato, senza impianti e programmazione, ancora una volta ricorre alla logica delle discariche. Non c’è più tempo per nessuno degli attori di questa brutta storia : Regioni e Comuni devono assumersi le rispettive scelte e responsabilità”. Ricorda poi il caso di San Giovanni in Fiore, sul quale “la decisione di riaprire la discarica di località Vetrano sia una scelta pericolosa, perché la discarica, oltre ad essere insicura e fatiscente, a detta degli stessi gestori dal punto di vista della stabilità dei versanti, è posta in una Zona di protezione speciale (ZPS IT9320302 “Marchesato e Fiume Neto) e, quindi, in un sito sottoposto a vincoli ambientali derivanti dalle direttive europee habitat e uccelli. Altro esempio riguarda l’emergenza rifiuti presente nella Piana di Gioia Tauro e la soluzione al problema non può essere quella paventata di riaprire la discarica di Melicuccà”. “La stessa problematica appare evidente anche in altre parti del territorio regionale come nella zona di Corigliano Rossano, dove da qualche settimana il territorio risulta infestato dai rifiuti con la fotografia di sempre: cassonetti stracolmi e traboccanti di immondizia con i conseguenti problemi igienico sanitari e di decoro urbano che ne derivano”.

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