Mag 14, 2020
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Le fabbriche riaprono e ricomincia la serie delle morti bianche

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Si chiamava Raffaele Antoci, era un operaio di 54 anni. Originario di Comiso, in Sicilia, era sposato e padre. Ed era tornato al lavoro, a Ragusa, dopo la chiusura dell’azienda, ma per trovarvi la morte. La ditta per la quale lavorava, la Sicep, che si occupa di realizzazione di manufatti in cemento prefabbricati, aveva ripreso lunedì l’attività dopo un periodo di cassa integrazione dovuta all’emergenza Covid.

Pare che l’uomo stesse sovrintendendo alla colata di cemento da un carrello alla cassaforma, quando sarebbe stato urtato con violenza dal carrello stesso. Sono stati inutili i soccorsi. Sul posto c’erano anche due dei figli e un fratello della vittima. L’ambulanza del 118 giunta immediatamente sul posto non ha potuto fare altro che constatare il decesso.

È intervenuta la sostituto procuratore di turno, Monica Monego, oltre al medico legale e al personale dello Spresal che sta effettuando gli accertamenti di rito, i militari dell’Arma e i vigili del fuoco. La procura ha disposto il sequestro della area della ditta in cui è avvenuto l’incidente.

E’ stata una giornata da dimenticare, nel Ragusano, iniziata con un altro incidente mortale; in tarda mattinata era deceduto il 75enne Giovanni Baglieri che sarebbe caduto da circa 4 metri di altezza presso l’azienda agrituristica del figlio sulla strada che conduce da Ragusa a Giarratana. Era stato trasferito al Cannizzaro di Catania dov’è spirato. 

Dopo la chiusura delle aziende per l’epidemia da coronavirus, il duplice incidente mortale avvenuto nella zona industriale di Ragusa riapre insieme ad altri avvenuti nel resto d’Italia nei giorni scorsi la lunga serie di morti bianche, che nel 2019 ha visto circa mille vittime e nei primi tre mesi del 2020 ne ha registrate almeno 166.

Nei primi undici mesi 2019, secondo l’Inail, si sono registrati 590.679 infortuni, con un modestissimo decremento dello 0,2% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Quelli con esito mortale sono stati 997, ovvero 49 in meno rispetto al 2018 per un calo del 4,7%. Nel raffronto con il 2018, va detto, secondo l’Associazione nazionale invalidi del lavoro (Anmil), che “per quanto riguarda i dati relativi ai casi mortali, il confronto risulta in qualche misura alterato dagli eccezionali eventi che si erano verificati nel mese di agosto 2018: il crollo del ponte Morandi (con 15 infortuni mortali denunciati all’Inail) e la strage di lavoratori agricoli extracomunitari in Puglia (16 braccianti morti in due incidenti stradali), che hanno ‘gonfiato’ il dato 2018 in misura significativa”.

​Le denunce di infortunio sul lavoro con esito mortale presentate all’Inail nel primo trimestre di quest’anno sono state 166, 46 in meno rispetto alle 212 registrate nel primo trimestre del 2019 (-21,7%). Anche per i casi mortali a influenzare il calo trimestrale è soprattutto il numero di decessi denunciati in marzo (-41% rispetto allo stesso mese del 2019).

A livello nazionale, rispetto ai primi tre mesi dell’anno scorso si registra una diminuzione sia dei casi avvenuti in occasione di lavoro, che sono passati da 144 a 114 (-20,8%), sia di quelli occorsi in itinere, diminuiti da 68 a 52 (-23,5%). Il calo ha riguardato la gestione Industria e servizi (da 189 a 146 denunce) e l’Agricoltura (da 22 a 11), mentre il Conto Stato ha registrato otto casi in più (da 1 a 9). Dall’analisi territoriale emerge una diminuzione di 12 casi mortali nel Nord-Ovest (da 57 a 45), di 10 nel Nord-Est (da 44 a 34), di 21 al Centro (da 44 a 23), e di sette nelle Isole (da 24 a 17), mentre il Sud si contraddistingue  per un aumento di quattro casi mortali (da 43 a 47).

l decremento rilevato nel confronto tra i primi trimestri del 2020 e del 2019 è legato soprattutto alla componente maschile, i cui casi mortali denunciati sono passati da 197 a 155, mentre quella femminile ha fatto registrare quattro casi in meno, da 15 a 11. In calo sia le denunce di infortuni mortali dei lavoratori italiani (da 170 a 137), sia quelle dei comunitari (da 18 a 10) ed extracomunitari (da 24 a 19).

Dall’analisi per classi di età si contraddistingue quella tra i 25 e i 39 anni, che presenta un incremento di nove casi mortali rispetto alla diminuzione registrata in tutte le altre fasce.

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