Mag 23, 2020
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In 3 mesi si sono perse 11.000 imprese artigiane. “E Il peggio deve ancora arrivare”

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Nei primi 3 mesi di quest’anno il numero complessivo delle imprese artigiane in Italia è sceso di 10.902 unità, un dato negativo tuttavia in linea con quanto registrato nello stesso arco temporale dei 3 anni precedenti. Il peggio, segnala la Cgia, dovrebbe purtroppo sopraggiungere nei prossimi mesi, quando l’effetto economico negativo del Covid si farà sentire con maggiore intensità. “

In questi due mesi e mezzo di lockdown – ha dichiarato il coordinatore dell’Ufficio studi, Paolo Zabeo – molti artigiani senza alcun sostegno al reddito sono andati in difficoltà e non sono stati pochi coloro che hanno ipotizzato di gettare la spugna e di chiudere definitivamente la saracinesca. Dopo una settimana dalla riapertura totale, invece, lo stato d’animo di tanti piccoli imprenditori è cambiato. C’è voglia di lottare – prosegue – di resistere, di risollevare le sorti economiche della propria attività. Purtroppo, non tutti ce la faranno a sopravvivere e non è da escludere che entro la fine dell’anno lo stock complessivo delle imprese artigiane presente nel Paese si riduca di quasi 100 mila unità, con una perdita di almeno 300 mila posti di lavoro”.

L’entità della contrazione dipenderà dalle misure di sostegno che verranno introdotte dal Governo nei prossimi 2-3 mesi. Tenendo conto che negli ultimi 11 anni lo stock delle imprese artigiane1 è crollato di quasi 200 mila unità, al 31 marzo 2020 le aziende artigiane attive in Italia ammontavano a 1.275.970. Per evitare che entro la fine del 2020 si registri una ulteriore moria di tantissime botteghe artigiane, la Cgia torna a ribadire la necessità di erogare a queste attività importanti contributi a fondo perduto e di azzerare per l’anno in corso le imposte erariali: come l’Irpef, l’Ires e l’Imu sui capannoni.

“L’artigianato ha bisogno di sostegno perché è l’ elemento di coesione sociale del nostro sistema produttivo – afferma il segretario della Cgia, Renato Mason – se spariscono le micro imprese, rischiamo di abbassare notevolmente la qualità del nostro made in Italy. è vero che con il decreto Rilancio sono state introdotte diverse misure tra cui l’azzeramento del saldo e dell’acconto Irap in scadenza a giugno, la riproposizione dei 600 euro per il mese di aprile e la detrazione del 60 per cento degli affitti, ma tutto questo è ancora insufficiente a colmare la rovinosa caduta del fatturato registrata in questi ultimi mesi da tantissime piccole realtà. Troppi provvedimenti – prosegue nel ragionamento – che rischiano di disperdere in tanti rivoli le risorse messe a disposizione che, invece, dovrebbero essere convogliate solo su tre voci: famiglie, indennizzi diretti alle imprese e taglio delle tasse”. 

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