Mag 29, 2020
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Diario di una figlia trentenne in quarantena

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Diario di una figlia trentenne in quarantena

Voglio essere onesta al mille per mille: questa quarantena ha avuto dei lati negativi e positivi, e credo che molte di voi saranno d’accordo.

Prima del lockdown, dopo un mese intero di assenza, ero tornata a casa dei miei genitori per trascorrere il weekend.

Dopo il primo dei tanti decreti, ho pensato: poco male, resto qui, a casa mia, non posso andare al lavoro, saranno 15 giorni di tranquillità, mi godrò un po’ casa.

Dovevo scappare.

Dovevo tornare nella mia stanzetta da lavoratrice fuori sede prima che bloccassero tutto! Invece no. Se solo avessi saputo che il periodo sarebbe stato infinito…

E’ risaputo: arriva un momento nella vita in cui noi, figli, dobbiamo allontanarci da casa. E’ una necessità, è quasi fisiologico, ci sarà almeno un motivo nella vita che porta noi figli a dover fare le valigie e trascorrere giorni e mesi lontani dalla nostra amata casa.

Avevo cominciato a trascorrere i primi giorni della quarantena con delle sane abitudini: un po’ di lavoro al computer, a seconda delle richieste del mio capo, qualche workout, sessioni di pilates, un buon libro, qualche film salvato e mai visto, corsi di formazione on-line per ampliare le mie conoscenza…In questa quarantena mi ero ripromessa di studiare, di fare quelle cose che, di solito, in mancanza di tempo, non potevo fare ma che mi sarebbe piaciuto.

Invece no.

I miei programmi della giornata in quarantena erano sempre dirottati da: pulizia dei ripiani alti della cucina, pulizia dei ripiani bassi della cucina, pulizia degli armadi, ma che bella giornata! Il momento giusto per pulire le finestre (e quei giorni non pioveva mai. MAI!) pulizia delle scale, pulizia dei bagni, pulizia del battiscopa.

Quello che abbiamo fatto durante la quarantena è stata una vera e propria sanificazione della nostra casa; oltretutto, sapevo che, ogni volta che mi fossi seduta per cominciare a lavorare al computer, o magari mandare un messaggio di vitale importanza, ci sarebbe stato sempre un “vieni a vedere” oppure “hai sentito?” o, meglio ancora, un bisbiglio che mi avrebbe portato ad alzare le chiappe e raggiungerla. Per poi essere accusata di essere sorda, ma, cavolo, se io sono nella cameretta, e tu sei nel ripostiglio fuori al terrazzo, e parli con il tono basso, forse forse sono giustificata. No?

Ho provato a difendermi, giuro!

-“Mamma, oggi devo seguire quel seminario IMPORTANTE sul sequenziamento del genoma…” –

-“Nessun problema”-

Nessun problema, certo, peccato che, seguire un seminario on-line, voglia dire anche ascoltare, prendere appunti, avere la testa rivolta verso il computer. Cercare di capire qualcosa, insomma. Se un’altra persona viene a parlarti ogni dieci minuti, con questioni di vita o di morte (cosa mangiamo? Hai sentito che …? Questo virus maledetto … e quelli si assembrano … quelli non hanno la mascherina) l’apprendimento si riduce ai minimi termini.

Dunque, vi chiederete:

hai mai provato a chiudere la porta della stanza? Certo che sì.

Risultato? Mi ha fatto sentire una brutta persona. Conviene farsi nemici le uniche persone che vedi durante la giornata? No, per niente.

E i workout? “Ti alleni troppo, non fa bene”  “Adesso lo devi fare?” “Prima aiutami a fare questo …”

Niente, ho finito per darle retta e fare torte insieme.  Mi sono rassegnata e non ci ho più provato: ho cominciato la quarantena in un misto tra Wonder Woman e Giacomino Leopardi, e l’ho conclusa come Carmen Di Pietro.

 

 

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Voglio essere onesta al mille per mille: questa quarantena ha avuto dei lati negativi e positivi, e credo che molte di voi saranno d’accordo. Prima del lockdown, dopo un mese intero di assenza, ero tornata a casa dei miei genitori per trascorrere il weekend. Dopo il primo dei tanti decreti, ho pensato: poco male, resto […]

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Angela Picerno

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Lifestyle & Satira

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