Mag 23, 2020
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Decreto Rilancio, i discografici contro il governo per essere stati esclusi dalle misure

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Il Decreto Rilancio del governo fa arrabbiare i discografici. Le principali associazioni di categoria del settore musicale – le quali avevano recentemente lanciato un piano di dieci punti per il sostegno al settore – hanno infatti comunicato il loro forte disappunto per l’assenza d’interventi specifici come quelli riservati a cinema ed editoria libraria. L’hanno messo nero su bianco in una nota le principali associazioni dell’industria discografica legate a Confindustria: ANEM (Associazione Nazionale Editori Musicali), AFI (Associazione Fonografici Italiani), FEM (Federazione Editori Musicali), FIMI (Federazione Industria Musicale Italiana), PMI (Produttori Musicali Indipendenti).

«All’articolo 186 del decreto – si legge nella lettera -, dove si prevedono misure per il settore cultura, e in particolare al capitolo riguardante il “Fondo emergenze imprese e istituzioni culturali” (con una dotazione di 210 milioni di euro), si specifica che tale fondo è destinato alla filiera dell’editoria, alle librerie, ai musei e ad altri istituti e luoghi della cultura. Nessuna menzione all’industria musicale, contrariamente a quanto riferito dal ministro Franceschini durante una recente audizione in sede parlamentare».

«L’industria discografica e gli editori musicali – prosegue il comunicato – sono una rilevante componente del settore e svolgono un lavoro fondamentale di ricerca e sviluppo di nuovi artisti. Il governo è intervenuto per tutelare il settore del live, gravemente danneggiato dal lockdown, ma si è completamente dimenticato dell’industria che produce i contenuti, senza i quali non vi sarebbe nemmeno l’attività concertistica. Etichette indipendenti e piccoli editori rischiano la chiusura dell’attività in pochi mesi senza interventi di salvaguardia. I negozi di dischi rischiano la sparizione in poche settimane. Ci auguriamo che si tratti solo di una svista e che venga sanata in parlamento. Il settore nel corso degli ultimi due mesi ha visto cali di fatturato intorno al 70% nelle vendite di dischi, e cali anche superiori negli incassi di diritti d’autore e connessi. È inaccettabile che ci si possa dimenticare di questa area fondamentale per la produzione culturale del Paese».

Dario Giovannini, direttore generale Carosello Records e vice presidente di PMI ha rivelato – in un’intervista al Fatto Quotidiano – che il 19 maggio era stato convocato al MiBACT un tavolo con tutte le associazioni musicali, poi saltato all’ultimo minuto. Da quel momento più nessuna notizia ed è apparso il Decreto Rilancio con una “svista” importante. «Nessuna menzione della nostra industria nel Fondo emergenza imprese culturale – ha affermato Giovannini -. Siamo stati riconosciuti come imprese tradizionali, e non culturali, che è fondamentale perché ci sono delle dinamiche diverse. Basti pensare all’IVA che sui prodotti musicali è al 22%, mentre per i libri è al 4%».

E se quello dei fonografici e dei discografici era un settore che già prima della pandemia versava in gravi difficoltà economiche, «adesso la crisi è esplosa totalmente – ha constatato Giovannini -, nonostante tutte le promesse fatte ai giornali e alle audizioni da parte del governo italiano, non è stato riconosciuto nulla da chi produce musica, chi investe in contenuti musicali. Non c’è alcuna forma di facilitazione o agevolazione».

Anche Audiocoop, il coordinamento delle piccole etichette discografiche e degli editori indipendenti, chiede di inserire i produttori e gli editori tra i soggetti interessati dai provvedimenti del governo. L’associazione, che rappresenta oltre 150 etichette, produttori ed editori indipendenti, sostiene che debba essere «supportato tutto il motore dell’economia della musica legato alle piccole imprese e quindi sostegni insieme anche a promoter e organizzatori, agenzie e booking, festival e contest, feste popolari e sagre, club e circoli, discoteche e balere, senza che nessuno di coloro che mettono in moto la virtuosa economia della musica venga escluso e resti indietro».

Pochi giorni fa, erano state le associazioni della musica indipendente e dei cinema a lamentarsi contro il governo per il tema delle riaperture degli spettacoli dal vivo, riaperture per cui lo stesso esecutivo ha posto delle misure stringenti.

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