Mag 23, 2020
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Coronavirus: anche il test del tampone può sbagliare

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Coronavirus: anche il test del tampone può sbagliare

Il tampone rinofaringeo resta il metodo più certo per capire se una persona è positiva al Covid-19. Eppure anche qua i margini di errore non sono pochi, spiega oggi Il Fatto Quotidiano con le parole del professor Massimo Galli: “A oggi il test con il tampone ha una percentuale di riuscita del 70%”.

Con un tale valore significa che tre persone su dieci rischiano di sfuggire al tracciamento. Molti sono i fattori di errore: l’uso superficiale del tampone, errori di laboratorio, metodologia sbagliata. Non solo. È necessario sapere in quale momento dell’infezione è giusto fare il tampone. In molti casi l’infezione prosegue oltre le sei settimane dall’insorgenza dei sintomi. Qui la carica virale è inferiore e sfugge al test. Quello che ancora non si sa è se a distanza di così tanto tempo una persona sia ancora contagiosa. In questo senso un recente studio pubblicato sul Journal of American Medical Association (Jama ) per la prima volta svela l’evoluzione virale di Covid-19 nei vari test. E, come Galli, ribadisce l’incertezza nei risultati del tampone.

Secondo uno screening fatto su 205 pazienti Covid, si legge nello studio, la positività al test nasofaringeo è risultata del 63%. Decisamente poco. Molto più alto e quindi più certo il test eseguito su campioni di lavaggio broncolaveolare (93%). Particolare confermato dallo stesso Galli. “È capitato –spiega –di avere un tampone negativo e di avere un risultato di positività nel lavaggio bronchiale”. In generale, illustra lo studio, i falsi negativi sono dovuti “a tempistiche inadeguate”. Il rischio è eseguire il test o troppo presto o troppo tardi. Secondo uno studio pubblicato dalla Johns Hopkins University il test eseguito a cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi porta al 38% di falsi negativi, percentuale che scende al 20%se il tampone viene eseguito dopo otto giorni.

coronavirus test del tampone
Coronavirus e test del tampone (Corriere della Sera, 23 marzo 2020)

Per questo il grafico sull’evoluzione virale pubblicato da Jama risulta fondamentale. I ricercatori hanno lavorato su diversi parametri: dal virus rilevato dai tamponi alla sua presenza nelle feci. Viene seguita anche la curva degli anticorpi. Una settimana prima dei sintomi, l’infezione inizia a galoppare, da qui e fino ai primi giorni della prima settimana di sintomi il virus è isolabile e visibile al microscopio elettronico, dopodiché si inabissa. Nel frattempo la curva che riguarda il test nasofaringeo raggiunge il picco alla fine della prima settimana. In questo momento il test molecolare può dare buoni risultati. La portata virale inizia a declinare all’inizio della seconda settimana fino a diventare impercettibile al test molecolare alla sesta settimana.

Attenzione: nell’illustrazione dell’infografica si mostra il metodo sbagliato per il test del tampone. Per maggiori informazioni leggere qui.

Leggi anche: L’indice di contagio delle regioni italiane

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Secondo uno studio pubblicato dalla Johns Hopkins University il test eseguito a cinque giorni dall’insorgenza dei sintomi porta al 38% di falsi negativi, percentuale che scende al 20%se il tampone viene eseguito dopo otto giorni

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