Apr 7, 2020
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L’ammissione di Giulio Gallera sulla Regione Lombardia e la zona rossa a Bergamo

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L’ammissione di Giulio Gallera sulla Regione Lombardia e la zona rossa a Bergamo

Giulio Gallera ammette che la Lombardia avrebbe potuto costituire una zona rossa a Bergamo per l’emergenza Coronavirus, ma l’assessore al Welfare dice anche che lui e Fontana non si sono mossi perché attendevano il governo Conte. Il premier però ribadisce che le regioni italiane hanno fatto ordinanze in proprio durante la crisi. E alla fine il presidente della Regione Lombardia ammette: «O non ci sono colpe o sono di entrambi». Quindi anche dell’ente da lui guidato.

L’ammissione di Giulio Gallera sulla Regione Lombardia e la zona rossa a Bergamo

A colloquio con Paolo Colonnello sulla Stampa Gallera ammette che la Regione Lombardia avrebbe potuto costituire una zona rossa a Bergamo ma non lo ha fatto perché ha atteso le indicazioni del governo, sul quale poi getta la colpa:

La legge attribuisce alle Regioni il potere di chiudere intere aree. Perché allora non avete dichiarato zona rossa il focolaio di Alzano e Nembro?
«Noi eravamo partiti chiudendo Codogno in accordo con il ministro Speranza. All’inizio abbiamo condiviso con il governo tutte le scelte, nel solco di un rapporto di collaborazione istituzionale. Dopo una telefonata del 3 marzo tra me, il direttore generale Cajazzo e il presidente dell’Iss Brusaferro, abbiamo chiesto di chiudere la bergamasca. Ed è stato lo stesso Istituto Superiore a fare un verbale per chiedere al governo che quella zona fosse chiusa. Da Roma ci dicono che la decisione è imminente. Quel giovedì sera ci sono perfino dei militari che alloggiano in un hotel in zona. Cosa dovevamo pensare? Che il governo stava per chiuderla. Invece Conte venerdì ci ha detto che stava per fare un decreto con cui domenica avrebbe chiuso tutta la Lombardia facendola diventare arancione».

E quindi?
«Se ci avessero detto subito che non la volevano fare, ci saremmo mossi diversamente. Invece siamo rimasti col cerino in mano».

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Parole che si raccordano perfettamente con quanto sostenuto ieri dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, convinto che «se la Lombardia avesse voluto, avrebbe potuto fare di Alzano e Nembro Zona Rossa» visto che «le Regioni non sono mai state esautorate del potere di adottare ordinanze contingibili e urgenti». «Io non ritengo che ci siano colpe in questa situazione», ha replicato il governatore Attilio Fontana aggiungendo che «ammesso che ci sia una colpa, eventualmente è di entrambi». Detto in altro modo: la Regione aveva chiesto già il 3 marzo la zona rossa nella Bergamasca e il governo con il decreto dell’8 marzo ha fatto diventare zona rossa tutta la Lombardia, quindi «forse su Alzano si sarebbe potuto fare qualcosa di più rigoroso, ma dopo che era stata istituita una zona rossa noi non avevamo neanche da un punto di vista giuridico la possibilità di intervenire».

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L’assessore al Welfare dice anche che lui e Fontana non si sono mossi perché attendevano il governo Conte. Il premier però ribadisce che le regioni italiane hanno fatto ordinanze in proprio durante la crisi. E alla fine il presidente della Regione Lombardia ammette: «O non ci sono colpe o sono di entrambi». Quindi anche dell’ente da lui guidato

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