Apr 8, 2020
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La delicata tortura dell’isolamento

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La delicata tortura dell’isolamento

Il gallo canta il sorgere di un altro giorno, che molto probabilmente sarà uguale al precedente, un uomo a fatica si alza dal letto e svogliatamente sostituisce il pigiama con una tuta per casa, a passo lento intraprende il pellegrinaggio dal letto al divano sul quale si abbandona con un sonoro sospiro e con l’aria di chi non si aspetta nulla mentre sprofonda negli abissi dello smartphone che come un blando narcotico, intorpidisce le pene dell’anima.
L’uomo riemerge distrattamente solo qualche istante per mandare giù il primo di molti caffè della giornata. Non è la mattina di una persona con un disturbo depressivo, è il copione del risveglio di molti italiani in quarantena.

#iorestoacasa ma che fatica

L’amara realtà è che per ridurre il contagio dobbiamo stare a casa, ma l’isolamento sta minando la salute psicologica delle persone. Noi formiche instancabili del nuovo millennio, costantemente spinti a fare di più per conquistare un pezzetto di respiro in questa società, ora dobbiamo oziare. Generazioni cresciute sull’accompagnamento musicale del “fai presto, muoviti, non ti fermare, non c’è tempo” sono improvvisamente costrette al repentino cambio di rotta per evitare in extremis lo schianto con l’irremovibile iceberg Coronavirus.

La società dell’ipersocializazione, delle folle riunite per l’aperitivo, drogati di aggregazione e di rumori, improvvisamente trasformati in zoombies solitari dagli occhi scavati e inespressivi. Un paese attraversato da centinaia di treni stracolmi dove il motto è “la distanza non è un problema”, ora separa, si ferma, chiude i confini, non solo tra regioni, ma anche tra comuni. E se hai tua madre, il tuo fidanzato o tuo figlio nel comune accanto, pazienza che sarà mai qualche giorno di distanza!?! Ecco: allora il problema è proprio questo, il tempo! Quanto tempo? Come le peggiori battaglie la quarantena ha avuto un inizio, il 6 marzo, ma non se ne intravede una fine.

Lo stato di allarme

Quando sei in una condizione di tensione e deprivazione, come il momento presente, sei automaticamente in una condizione di stress. Hans Selye, tra i primi a studiare gli effetti dello stress, nel ’36 spiegava che quando si verifica un esubero di richieste dall’esterno, doveri e adempimenti (ad esempio “state a casa e fermate ogni attività e rapporto”) l’organismo si pone in uno stato di allarme e adopera le sue risorse per rispondervi al meglio. Ma secondo il modello di Selye, il processo stressogeno non è privo di conseguenze: se nella prima fase la persona è ben disposta nonostante la fatica ad adattarsi alle richieste, nel tempo, se lo stato di stress persiste, divenendo cronico la persona si “esaurisce”, pertanto i suoi sforzi lo portano allo sfinimento e l’organismo smette di tollerare l’adattamento, in conclusione si ammala.

Il rischio che a oggi corriamo è di passare da uno stato di protezione della salute organica a uno stato di pericolo per la salute psicologica. Da qui una serie di sintomatologie psicofisiche tra le più svariate quali ansia, irritabilità, apatia, insonnia, inappetenza, iperfagia, emicrania. La quarantena dura ormai da un mese e a oggi non esiste data certa della sua fine. Non esiste nemmeno un piano alternativo a essa, almeno pubblicamente noto. Lo stato di quarantena era una risposta necessaria per arginare il virus che ci ha colti di sorpresa e impreparati, ma l’isolamento non può essere una soluzione troppo a lungo!  

Perfino per quanto riguarda i carcerati una sentenza della Corte europea per i diritti umani sancisce che l’isolamento in cella, protratto per più di 15 giorni, è da considerare una grave forma di tortura. Non è una terapia, ma una condizione di deprivazione tossica.

Soli o in troppi, non va bene

Come si fa a pensare di tenere milioni di persone isolate per un tempo così lungo? Quali saranno le condizioni generali di una persona che vive da sola? E quali quelle dei tanti nuclei familiari di 6/7 persone rintanate stipate in 2 stanze come accade di sovente nei pittoreschi borghi napoletani? È necessario che in questo momento le autorità si rendano conto del limite di tollerabilità emotiva che si sta rasentando; se la quarantena non viene alleggerita al più presto oltre alle provvigioni per le imprese si dovrà far rientrare nel bilancio straordinario anche un bonus per le cure psicologiche.

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Foto di Mandy Fontana da Pixabay

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Ilaria Fontana

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