Mar 26, 2020
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Coronavirus, gli ultimi saranno gli ultimi anche dopo l’emergenza

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Coronavirus, gli ultimi saranno gli ultimi anche dopo l’emergenzaCoronavirus, gli ultimi saranno gli ultimi anche dopo l’emergenza

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di Monica Valendino

Mentre il mondo si preoccupa come salvare più vite possibili, mentre in Italia si sprecano gli appelli per rimanere in casa per salvaguardare (giustamente) le fasce sociali più deboli come gli anziani, alla fine rimane anche un senso di amaro in bocca perché pare che alcune categorie non vengano nemmeno prese in considerazione.

Gli invalidi, quelli gravi, quelli che figurano al 100 per cento spesso sono a carico proprio dei genitori, spesso anziani (visto che le invalidità possono sopraggiungere anche dopo decenni di vita). Costoro sono da tempo costretti a vivere con i famigerati 290 euro mensili. Se i genitori sono lavoratori o pensionati impossibile che riusciranno a ottenere il reddito di cittadinanza, anche se di fatto molti vivono già in quella fascia di povertà relativa che era un grosso problema prima e che domani potrebbe diventare un dramma.

Vivono con la paura del presente, quella di perdere i propri cari (magari senza nemmeno salutarli), vivono con il terrore del futuro perché nessuno sta parlando di loro, nessuno si pone i problemi di come sostenere le fasce più deboli. Basti pensare che anche oggi, nel pieno dell’emergenza, tra decine di ordinanze e decreti nessun prefetto ha ordinato ai supermarket di dare priorità d’ingresso agli invalidi, una banalità. Per riuscire a superare le file, chi non è in carrozzina (non tutte le invalidità portano a questo), tra sguardi indagatori e sospetti di falsi certificati, serve solo il consenso delle persone, il loro buon cuore che spesso quando si tratta di vivere con la paura non è sempre disponibile.

La protezione civile si prodiga per aiutare a fare la spesa, ma visti i problemi che hanno coloro che erano abituati prima a piccoli grandi gesti quotidiani, oggi devono per forza aggiungere lavoro a chi proprio non ne ha bisogno.

Il dopo è però quello che preoccupa di più. Per avere la pensione anticipata serve avere almeno tre anni di contributi negli ultimi cinque, ovviamente chi ha disabilità gravi è difficile che abbia potuto lavorare per ottenerla, pesando sempre più nei bilanci dei propri cari. I quali oggi più che mai vivono nella paura di contrarre quel maledetto virus, lasciando soli i figli.

Ma tra gli ultimi ci sono anche quelli che invalidi non sono, ma che a 50 anni hanno perso il lavoro per ignobili delocalizzazioni o per fallimenti. La crisi che verrà probabilmente farà perdere il lavoro a molti altri, a quelli a cui John Lennon aveva dedicato la meravigliosa Working Class Hero. Forse sarebbe bene pensare già anche al loro futuro.

Il reddito di cittadinanza è stato un passo avanti enorme per l’Italia, ma non potrà bastare, non così com’è concepito. Servirà forse una politica europea per dare fondi a queste categorie e altre come i pensionati che hanno la minima sociale. Servirà pragmatismo, ma serve che da oggi se ne inizi a parlare. In Italia nei prossimi decreti si spera di leggere passi avanti verso queste categorie, dando sostegno economico vero. Altrimenti dopo tutta questa tragedia gli ultimi saranno destinati a rimanere sempre più ultimi.

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