Mar 14, 2020
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Con l’aumento delle temperature il Coronavirus morirà o no?

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Il clima potrebbe influire sulla diffusione del coronavirus. Un gruppo di ricercatori del Institute of Human Virology Global Virus Network (GVN) Center of Excellence University of Maryland School of Medicine guidato da Mohammad Sajadi ha pubblicato un articolo su Social Science Research Network uno studio in cui si evidenzia che la diffusione del coronavirus sta avvenendo, su scala planetaria all’interno di una fascia che ha registrato in questi tre mesi condizioni meteorologiche relativamente omogenee.

Lo studio, intitolato Temperature and latitude analysis to predict potential spread and seasonality for COVID-19, è ancora preliminare ed è in una fase di revisione sul Social science research network. La ricerca mostra come molte malattie infettive seguano uno schema stagionale, nella loro incidenza. Ne è un esempio anche l’influenza, che si presenta in un determinato periodo dell’anno, per poi scemare nei mesi successivi. Le analisi condotte sulle aree geografiche soggette al virus mostrano come, nelle scorse settimane, si siano verificate simili condizioni climatiche, con temperature medie dai 5 agli 11°C e umidità media relativa tra il 47 e il 79%. Se si mette a confronto il periodo gennaio-febbraio, quando l’epidemia si è diffusa in Cina, nella provincia di Hubei, e il periodo febbraio-marzo, che ha visto l’aumento dei contagi in altri Paesi, si nota la che le temperature medie registrate sono state simili. (Continua a leggere dopo la foto)

Come precisa il fatto quotidiano, infatti, la temperatura media a Wuhan è stata di 6,8°C: in linea con quelle registrate negli atri Paesi, da Seoul (5,3°C) a Piacenza e Lodi (7,8°C), fino a Teheran (7,9°C). Inoltre, in nessuna di queste località, il termometro è sceso al di sotto degli 0°C.

In particolare, i ricercatori che lavorano nell’Istituto diretto da Robert Gallo, uno dei virologi che hanno scoperto il virus dell’HIV, hanno osservato che il coronavirus SARS-CoV-2 riesce a sostenere una sostanziale diffusione all’interno della comunità, quella cioè necessaria ad alimentare focolai infettivi, praticamente all’interno di un range di temperatura compreso tra i 5 e gli 11 gradi centigradi con un tasso di umidità compreso tra il 47 e il 79 per cento. (Continua a leggere dopo la foto)

“Secondo i modelli di diffusione epidemiologica che seguono criteri di prossimità geografica e di collegamenti significativi – spiegano i ricercatori – avremmo dovuto avere una diffusione piuttosto sostenuta del virus in tutti i paesi del Sud Est Asiatico e in particolare a Bangkok. Tuttavia, la costituzione di focolai sufficientemente sostenuti in termini di trasmissione è avvenuta in modo coerente con il modello est e ovest. I nuovi epicentri di virus erano tutti all’incirca lungo il 30-50
o N ”zona; nella Corea del Sud, in Giappone, Iran e Italia settentrionale”.

“Dopo la comparsa inaspettata di un grande focolaio in Iran – spiegano – abbiamo creato una prima mappa alla fine di febbraio. Da allora nuovi focolai con trasmissività significativa includono anche gli Stati Uniti nordoccidentali e la Francia. In particolare, durante lo stesso tempo, COVID-19 non è riuscito a diffondersi significativamente nei paesi immediatamente a sud della Cina. Il numero di pazienti e morti segnalati nel sud-est asiatico è molto meno rispetto alle regioni più temperate”. (Continua a leggere dopo la foto)

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“Non possiamo sapere con certezza quando finirà l’emergenza Covid-19 – ha spiegato all’AGI, Giovanni Maga, direttore dell’Istituto di genetica molecolare del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Igm) -, la speranza è che, come accade con gli altri virus, l’aumento delle temperature porti alla progressiva scomparsa del nuovo coronavirus. I virus solitamente sono più forti quando le temperature sono basse. Quando fuori ci sono dai 4° ai 10° Centigradi, ad esempio, riescono a diffondersi e a passare da un ospite all’altro più facilmente e quindi riescono a sopravvivere. È così per esempio per i virus influenzali. Si spera quindi che con l’arrivo della primavera l’emergenza rientri fino a quasi scomparire in estate”.

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