Feb 19, 2020
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Le sfide ambientali in Calabria che dovrà affrontare Capitano Ultimo

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Dai condizionamenti della ‘ndrangheta alle carenze strutturali e organizzative, passando per una infinità di problemi atavici e mai risolti. Ora che Jole Santelli, presidente della Regione Calabria insediatasi pochi giorni fa, gli ha affidato la guida dell’assessorato all’Ambiente (in attesa del via libera dell’Arma), il “Capitano Ultimo” dovrà fare i conti proprio con un sistema complesso e al collasso.

Per Sergio De Caprio, il colonnello dell’Arma che ha scelto di affiancare la neo governatrice in questo delicato settore, non sara’ un lavoro semplice, nonostante l’esperienza maturata ai vertici del Nucleo operativo ecologico.

Parliamo di una terra ricca di bellezze naturali, ma il rapporto annuale Ecomafia, stilato da Legambiente, evidenzia come sia una delle regioni più esposte al fenomeno del condizionamento della criminalità organizzata nella gestione dell’ambiente. Prova ne sono anche le continue operazioni che hanno portato al sequestro di ditte che gestiscono il sistema dei rifiuti, con continue interdittive antimafia, commissariamenti e provvedimenti giudiziari.

La Calabria è, secondo il rapporto Ecomafie 2019, la seconda regione per illegalita’ ambientali con i suoi 3.240 illeciti, preceduta solo dalla Campania. In un solo anno, dal 2018 al 2019, la regione e’ passata dal quarto al secondo posto, in una escalation drammatica. Si registrano, inoltre, il maggior numero di arresti, ben 35 in questo settore, ma quello che preoccupa è l’intero sistema dei rifiuti. La Calabria, tra le regioni con forte insediamento mafioso, è al terzo posto nel ciclo illegale dei rifiuti con 657 infrazioni, 12 arresti e 351 sequestri.

Nella classifica provinciale, in cui sono esclusi i dati dei Carabinieri Tutela Ambiente, al primo gradino c’è Reggio Calabria (115 infrazioni), seguita da Cosenza (108). Sul fronte del traffico illecito dei rifiuti, sono 459 le inchieste condotte e chiuse dalle forze dell’ordine dal febbraio 2002 al 31 maggio 2019 utilizzando il delitto di organizzazione di traffico illecito di rifiuti.

Anche qui si registra un continuo susseguirsi di operazioni giudiziarie, a conferma di una questione molto annosa e delicata. Tra le ultime scoperte, quella dell’inchiesta sui rifiuti illeciti gestiti in mezza Italia, con una cava dismessa in Calabria che sarebbe stata trasformata in una bomba ambientale. Ed ancora, l’operazione “Arsenico” che, pochi giorni fa, ha svelato il mancato trattamento dei rifiuti speciali provenienti persino dall’Ilva di Taranto e gettati nei corsi d’acqua del Cosentino senza alcun trattamento.

Sempre in tema dei rifiuti, resta drammatica la questione delle discariche e dei rifiuti domestici. Cumuli di spazzatura ovunque, discariche al collasso, sistema completamente inadeguato al punto da fare immaginare anche un commissariamento del settore nel tentativo di sbloccare l’impasse in cui si trova. Tra i fenomeni inquietanti restano quelli degli incendi dolosi e colposi, con 309 reati censiti dal Legambiente nel rapporto dello scorso anno.

Altrettanto critica la questione relativa al ciclo illegale del cemento, con la Calabria al secondo posto per le sue 789 infrazioni, i 21 arresti e i 356 sequestri. Nella classifica delle 10 province d’Italia, al terzo posto c’è la provincia di Cosenza con 261 infrazioni e al quinto posto quella di Reggio Calabria con 203.

E poi c’è da fare i conti con il fenomeno della corruzione che ha registrato, sempre secondo Ecomafie 2019, otto inchieste in Calabria, con una terra che registra un numero esponenziale di amministrazioni comunali sciolte per mafia, fino alle Aziende sanitarie provinciali di Reggio Calabria e Catanzaro.  

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