Dic 8, 2019
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Lo Stato avrà il 18% di ILVA

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Lo Stato avrà il 18% di ILVA

Lo Stato avrà il 18% di ILVA. Nel contro-piano del governo presentato ad ArcelorMittal c’è il ripristino dello scudo penale per gli amministratori legato al piano ambientale ma anche l’ingresso dello Stato nel capitale di AM Invest Co., la società creata dagli indiani per investire a Taranto. Il progetto prevede che Invitalia o Cassa Depositi e Prestiti a fronte di un investimento da 400 milioni entrino con un aumento di capitale nell’affare dell’acciaio, conquistando il 18% della controllata.

Lo Stato avrà il 18% di ILVA

Una cifra, racconta oggi Il Messaggero, alla quale si aggiungerebbe anche metà degli investimenti previsti per l’installazione dei forni elettrici (stimati in tutto tra 200 e 250 milioni).  Senza contare la “cintura di sicurezza” a carico della macchina pubblica, tra cassa integrazioni, incentivi all’uscita e un «piano sociale pubblico» che può prevedere anche il riassorbimento di una parte degli esuberi a carico di altresocietà controllate dal Mef. Infine i costi delle bonifiche: Invitalia potrebbe scendere in campo con un programma di sviluppo da 70 milioni in cinque anni.

Già, nelle 8 pagine della bozza di accordo da domani sul tavolo della trattativa tra il Mise e i vertici di Arcelor Mittal, che Il Messaggero ha potuto visionare, ci sono tutti i dettagli di un accordo che, almeno sulla carta, può garantire un futuro all’Ilva, con una produzione di acciaio di 6 milioni di tonnellate all’anno, e che può ridurre al massimo gli esuberi grazie a un “green deal”, la spinta verso tecnologie sostenibili, ma anche con un sostanzioso contributo statale.

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I numeri dell’acciaio (La Repubblica, 18 novembre 2019)

Francesco Caio, consulente del MISE, ne ha discusso con gli studi legali Bonelli Erede Lombardi e Freshfield e insieme a Cleary Gottliber per Arcelor. Il 20 dicembre il tribunale è chiamato a esprimersi sul ricorso cautelare presentato dai commissari contro il recesso dell’acquisto. L’accordo va quindi trovato entro quella data. Il piano è subordinato alla conversione in legge di un nuovo DL Salva Ilva, alla modifica del piano industriale e al ripristino dello scudo penale, che porterebbe con sé la sospensione dello spegnimento dell’altoforno 2 fino al 30 giugno 2021. La strategia industriale prevede di portare la produzione a sei milioni di tonnellate l’anno grazie a un forno elettrico messo in funzione con fondi UE. Sarebbe poi escluso che la holding controllata da ArcelorMittal si faccia carico dei dipendenti dell’Ilva in amministrazione straordinaria nel 2023. E si ipotizza anche un «meccanismo da definire» per riparare la multinazionale da iniziative dei sindacati per il mancato rispetto degli accordi.

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