Dic 7, 2019
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La Tosca entusiasma la scala, standing ovation per Mattarella

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Tosca è “meravigliosa”, incredibile”, “un’opera bellissima”. A giudicare dagli applausi che l’hanno salutata, per ben 16 minuti, convince tutto dell’opera di Giacomo Puccini che questa sera ha inaugurato la stagione del Teatro alla Scala di Milano, con la direzione del maestro Riccardo Chailly, la regia di Davide Livermore e la voce di una star che si riconferma amatissima, nonché di casa al Piermarini, Anna Netrebko, sul palco in perfetta sintonia con Francesco Meli e Luca Salsi (Saioa Hernàndez ci sarà nelle repliche di gennaio).

Qualche incertezza è stata rilevata solo sui social nel canto della super star russa, un’opinione non condivisa però dagli scaligeri. Dopo tre ore volate via, il sipario è calato accompagnato da un lancio infinito di fiori e da questi sedici lunghissimi applausi. Si può senza dubbio dire che questa è una delle opere più applaudite degli ultimi 20 anni: bisogna andare dietro al 7 dicembre 1996 con la rappresentazione dell’Armide diretta da Riccardo Muti, che sbancò con 20 minuti di applausi. 

Tra gli entusiasti di questa Tosca anche il Capo dello Stato, Sergio Mattarella che nel secondo intervallo è andato personalmente a rendere omaggio al maestro Chailly e alle maestranze, dicendo che gli era “piaciuto tutto”, che “la messa in scena è straordinaria, capace di innovare rispettando la partitura”. “Ogni anno sempre meglio” ha detto.

Mattarella ama la Scala e la Scala ama Mattarella: al suo ingresso nel palco Reale c’è stata una vera standing ovation e oltre 4 minuti di applausi riservati solo a lui, presente per il secondo anno consecutivo. Anche alla fine, dopo che gli ultimi battimani rivolti al palcoscenico si sono spenti, qualcuno dalla platea si è girato verso il Palco Reale, dove Mattarella ancora sorrideva al sipario ormai chiuso, accanto alla presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati: ha gridato “Viva il presidente”, ed è seguita un’altra allegra manifestazione di entusiasmo e applausi.

“Puccini richiede un allestimento scenico complicato” ha osservato Chailly dialogando con Mattarella, ma le soddisfazioni sono tante, permette “una levitazione dello spirito”. Sono piaciuti in particolare gli otto nuovi passaggi recuperati dalla versione originale del 1900, “si tratta di otto elementi musicali a sorpresa – ha spiegato il maestro – sono ‘inserti’ che hanno richiesto l’intervento di un pensiero registico nuovo e diverso a Davide Livermore, molto delicato”.

Il pubblico è rimasto colpito dalla regia “cinematografica” del regista: il quadro di Caravadossi, quello che scatena la gelosia di Tosca che sarà all’origine di tanta sofferenza e morte, è un video che si colora e si scolora, gira per il palcoscenico, si alza e si abbassa mentre il Te Deum della fine del primo atto è maestoso e barocco, ricorda quasi una regia zeffirelliana. Anche il finale è di grande effetto, con la Tosca alternata a una controfigura che si sottrae alla cattura elevandosi, anzichè gettandosi dall’altro come al solito.

Molti sono stati i momenti di entusiasmo con applausi a scena aperta: il “Vissi d’arte e d’amore” della soprano Anna Netrebko, prima di tutto, poi anche il “E lucean le stelle” del tenore Francesco Meli. Grande successo anche per il baritono Luca Salsi che interpreta Scarpia, accolto da ovazioni alle uscite in proscenio.

È stata l’ultima “prima” del sovrintendente Alexander Pereira, in partenza per il maggio fiorentino dopo 5 anni alla Scala. “Abbiamo fatto bella musica e ne abbiamo dato prova anche stasera perché questo è stato uno dei piu’ bei successi che abbiamo potuto fare”, ha detto. Il suo successore Dominique Meyer è “felicissimo”: “È tutto come me lo aspettavo”, ha detto sorridendo.

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