Ott 18, 2019
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Siria, a Erdogan abbiamo spedito un cannone da 600 colpi al minuto. Ecco la moralità targata Ue

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Ypsilon Black

Siria, a Erdogan abbiamo spedito un cannone da 600 colpi al minuto. Ecco la moralità targata UeSiria, a Erdogan abbiamo spedito un cannone da 600 colpi al minuto. Ecco la moralità targata Ue

Mentre l’opinione pubblica italiana ed europea e la gran parte del disastrato mondo politico del nostro Paese e del continente – fatta eccezione per alcuni “fenomeni da baraccone” – si commuove giustamente e si indigna per la sorte dei Curdi, eroi della lotta contro l’Isis oggi abbandonati da Trump nelle grinfie di Erdogan e del suo esercito armato fino ai denti delle migliori tecnologie acquisibili sul mercato internazionale degli armamenti, giunge notizia del fatto che un cannone da 600 colpi al minuto, prodotto dalla ditta tedesca Rheinmetall nella zona industriale di Settecamini alle porte di Roma, è stato appena spedito all’esecrato Erdogan per consentirgli di portare avanti in modo più comodo e veloce il massacro.

Questo micidiale cannone, prodotto della tecnologia militare europea, destinato a massacrare centinaia di civili e militari curdi e appartenenti ad altre etnie, costituisce il simbolo dell’ipocrisia, cialtronaggine e inconsistenza politica dell’Unione europea e degli Stati che ne fanno parte. Mentre praticamente tutti i governi europei si affannano a condannare l’aggressione turca e ad affacciare fantasiose ipotesi di blocco del traffico di armi a venire, la realtà dei fatti è purtroppo ben diversa.

Per quanto riguarda l’Italia, già da tempo avrebbe dovuto essere bloccata ogni esportazione di armamenti verso la Turchia, come verso l’Arabia Saudita e altri Stati impegnati in guerre interne ed esterne, in virtù del chiaro disposto della legge in materia. Se ciò non avviene è anche per effetto della partecipazione turca alla Nato, che conferma la sua natura di strumento guerrafondaio e che va sciolta al più presto.

Di Maio e altri parlano di blocco dei contratti in essere, quasi a voler dire che gli interessi della nostra industria di morte, incarnati nei lucrosi contratti con gli Stati che questi armamenti utilizzano per reprimere e massacrare le proprie e altrui popolazioni, sono intoccabili. E’ il combinato disposto della vera legge che governa l’Italia e l’Europa. La legge della sacralità del cosiddetto mercato, ovvero degli intangibili interessi del capitalismo, anche quando questo prenda le sembianze assassine della produzione e vendita di armamenti micidiali.

Al costo di oltre 20mila vite umane i Curdi e gli altri popoli organizzati militarmente nelle Forze democratiche siriane hanno combattuto l’Isis, in difesa di tutte le popolazioni locali ma anche dell’Europa, che agli attentati dell’Isis ha pagato un prezzo relativamente piccolo ma significativo in termini di vite umane, stroncate dagli attentati terroristici. E ora la ricompensa a chi ci ha difeso dai terroristi è non solo quella di consentire ad Erdogan di massacrare i combattenti contro il terrorismo, rilanciando le bande di tagliagole che costituiscono la fanteria d’assalto dell’esercito turco, ma anche di armarlo dotandolo delle più sofisticate attrezzature belliche prodotte dalle nostre industrie.

Questo è il livello, sottozero, della moralità e dell’intelligenza politica dell’Europa reale. E si noti che, contrariamente a quanto pensa chi dà una lettura semplicistica e grossolana di Machiavelli, moralità e intelligenza politica vanno di pari passo e si influenzano mutuamente.

Del resto il confusionario e ignorantissimo Trump, espressione vivente della decadenza degli Stati Uniti d’America come potenza globale, non è certo da meno quanto a moralità e intelligenza politica. E i risultati si vedono.

In conclusione, i Curdi si vedono oggi obbligati a tornare in stretta alleanza militare e in prospettiva anche politica, con Damasco, sotto l’egida della Russia e dell’Iran. E questo, in fin dei conti, potrebbe rivelarsi un bene, se è vero che contrariamente a quanto scrivono i giornalisti italiani l’obiettivo dei Curdi, in Siria come in Turchia, non è più da lungo tempo l’indipendenza, ma la riqualificazione democratica dei Paesi dove vivono.

La Rojava, come è scritto a chiare lettere nella sua Costituzione, è parte integrante della Siria e l’aggressore Erdogan ha violato al tempo stesso i diritti dei popoli che vi vivono e la sovranità territoriale siriana. Occorre quindi pensare, in positivo, che una nuova Siria democratica e unitaria possa nascere oggi dalle trincee comuni che le Fds e l’esercito siriano oppongono all’invasore e alle bande terroristiche che fin dall’inizio ha fomentato, sostenuto e finanziato.

Così come occorre auspicare che il confederalismo democratico, una partecipazione effettiva basata sulla parità del genere e sull’abolizione di ogni razzismo e discriminazione di ordine etnico e religioso, contagi pacificamente l’intera regione, sbarazzandola dai tiranni che per troppo tempo l’hanno oppressa e insanguinata; Erdogan in particolare, che oggi si illude di resuscitare il cadavere dell’Isis per realizzare i propri progetti megalomaniaci ma che sta scavando la propria fossa.

L’articolo Siria, a Erdogan abbiamo spedito un cannone da 600 colpi al minuto. Ecco la moralità targata Ue proviene da Il Fatto Quotidiano.

Mentre l’opinione pubblica italiana ed europea e la gran parte del disastrato mondo politico del nostro Paese e del continente – fatta eccezione per alcuni “fenomeni da baraccone” – si commuove giustamente e si indigna per la sorte dei Curdi, eroi della lotta contro l’Isis oggi abbandonati da Trump nelle grinfie di Erdogan e del […]

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Fabio Marcelli

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Il fatto quotidiano

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