Ott 15, 2019
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L’intollerabile infamia contro i curdi

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L’intollerabile infamia contro i curdi

200mila civili, chi braccato nell’area di confine nel nord est della Siria, chi costretto a lasciare la propria casa, e secondo l’Onu, il numero degli sfollati può aumentare fino a 450mila persone. Tutto questo in un Paese che già conta oltre 11 milioni tra sfollati interni e rifugiati, e altri 11 milioni di persone che necessitano di assistenza umanitaria, di cui oltre 1 milione nell’area nord orientale colpita dagli attacchi dell’esercito turco. 

I curdi sono una popolazione alla quale l’intero Occidente deve molto

Dal 2014 hanno combattuto eroicamente contro l’avanzata dell’Isis annientando di fatto il Daesh e rappresentano, di fatto, un’idea di Stato democratico, laico, evidentemente intollerabile a molti Stati del Medio Oriente. Uno Stato che i curdi aspettano dal 1920, quando con il trattato di Sèvres conobbero la gioia di vedere lo Stato del Kurdistan presente sulla cartina geografica, Una gioia durata 3 anni, distrutta dal turco Mustafa Kemal: nel 1923, con il Trattato di Losanna, la comunità curda venne smembrata tra Turchia, Siria, Iraq e Iran

“La Turchia è membro della Nato? Lo è. La maggioranza dei Paesi Ue sono membri Nato? Lo sono. Da quando le organizzazioni terroristiche vengono difese da membri della Nato?” ha dichiarato durante la giornata di lunedì il presidente turco Erdogan. 

Migliaia di civili che Erdogan si permette di chiamare terroristi

“I servizi sanitari nell’area, già indeboliti, hanno avuto conseguenze gravi dagli ultimi sviluppi – scrive in un comunicato l’Oms – L’ospedale nazionale di Ras al-Ain è chiuso e l’ospedale nazionale e due centri sanitari a Tall Abyad hanno servizi limitati dal 12 ottobre a causa dell’escalation delle ostilità che ha impedito l’accesso del personale. Tutte le strutture nei campi profughi ad Ain Issa e Ras al-Ain sono state evacuate”. 

L’esercito turco, secondo, dopo quello americano, per numero di soldati tra i Paesi membri della Nato, sta attaccando ogni base e appoggio civile: ospedali, centrali idriche, sedi di organizzazioni non governative. 

Nel nord della Siria erano rimaste solo due ong italiane, tra cui Un ponte per (Upp). È di ieri la notizia che è stata costretta a evacuare. Ora sul territorio è rimasta solo Mezzaluna rossa Kurdistan Italia onlus.

Cosa possiamo fare? Sostenerli

Tramite PayPal, che è immediato, basta accedere qui (e disattivare l’opzione dal riquadro “stai facendo un acquisto”, così l’importo arriva loro intero, senza commissioni), oppure, per chi non ha un conto PayPal, tramite qui.  

Anche la Chiesa, tramite l’organismo pastorale, si è mossa lanciando una colletta. Nel corso del 2019, Caritas Siria sta attuando 15 progetti per 6,3 milioni di euro, portando aiuto in tutto il territorio nazionale siriano a più di 100.000 persone, attraverso la distribuzione di aiuti alimentari, beni di prima necessità, sussidi economici, assistenza medica e psicologica, sostegno all’educazione scolastica e all’alloggio, protezione per i più vulnerabili (bambini, anziani e donne). Oggi servono aiuti ulteriori, urgenti. Si può donare attraverso il conto corrente postale n. 347013, con una donazione on-line sul sito www.caritas.it, o tramite bonifico bancario con causale “Emergenza Siria” a uno dei conti bancari elencati alla fine di questo articolo dell’Avvenire.

L’Europa deve decretare un embargo di ferro alla Turchia

E lo deve fare finché questa vergognosa aggressione al popolo curdo non finisce. Basta qualsiasi cosa alla Turchia. Niente viaggi e turismo, niente acquisti di prodotti turchi, facilmente individuabili dalle prime tre cifre del codice identificativo 869. “Che c’entra l’economia di un popolo con le scelte del suo Governo?”, chiede qualcuno, magari dal morbido della propria poltrona del proprio salottino illuminista. C’entrano, c’entrano sempre, e c’entrano sempre di più

Aspettare che l’Italia smetta di esportare armi alla Turchia (come ha soltanto promesso), che la Nato imponga una No Fly Zone, che l’Unione europea assuma una posizione sanzionatoria dura, unita, in grado di compensare la sua assoluta e programmatica inconsistenza in ambito militare non è sufficiente. Si chiede sempre che i governi si assumano le responsabilità delle popolazioni che rappresentano, ma mai che queste si assumano le responsabilità dei propri governi, quasi che il rapporto, anziché reciproco, fosse unilaterale

Il danneggiamento della stazione di pompaggio di Ras Al Ain, la principale fonte di acqua per quasi tutta l’area attaccata dall’esercito turco, ha aumentato il rischio di epidemie di malattie infettive: “Anche prima dell’escalation, diarrea acuta e febbre tifoide erano due delle malattie più frequenti nel nord est della Siria. L’aumento delle persone sfollate, il sovraffollamento e l’accesso limitato ad acqua e servizi sanitari provocheranno con grande probabilità un aumento delle patologie legate all’acqua. L’Oms chiede a tutte le parti del conflitto di preservare il diritto alla salute di centinaia di migliaia di civili innocenti, inclusi gli operatori sanitari e i pazienti”.

Crediamo nella democrazia, ma dobbiamo riconsiderare i nostri alleati

Lo ha detto Mazloum Abdi, comandante in capo delle Forze Democratiche Siriane, fazione arabo-curda collegata all’Ypg, spiegando su Foreign Policy la decisione dei curdi del Rojava di allearsi con Damasco in funzione anti-turca. L’accordo è arrivato grazie alla mediazione russa. “Noi non crediamo alle loro promesse – ha puntualizzato Abdi – ma è una questione di sopravvivenza”. 

Sopravvivere, nessuno dovrebbe ambire a sopravvivere

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Stela Xhunga

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