Set 11, 2019
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Tempa Rossa, le imprese che hanno lavorato in subappaltato alla costruzione non pagate da un anno: “Il ‘buco’ è di 40 milioni di euro”

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Ypsilon Black

Tempa Rossa, le imprese che hanno lavorato in subappaltato alla costruzione non pagate da un anno: “Il ‘buco’ è di 40 milioni di euro”Tempa Rossa, le imprese che hanno lavorato in subappaltato alla costruzione non pagate da un anno: “Il ‘buco’ è di 40 milioni di euro”

Un buco ufficiale da circa 40 milioni di euro, che sono sono quelli documentati con le fatture. Poi ci sono altre decine di milioni di euro, alcuni dei quali sono oggetto di contenziosi. In tutto potrebbe salire fino a 80 milioni il debito maturato nei confronti di alcune imprese pugliesi, lucane e con sedi anche in altre regioni, che hanno eseguito opere nell’area dei pozzi petroliferi di Tempa Rossa, a Corleto Porticara, in Basilicata e aspettano di essere pagate.

IL SUBAPPALTO – Hanno lavorato per conto della Tecnimont Spa attraverso più di 20 imprese subappaltatrici (una decina delle quali è già fallita), ma attendono invano da quasi un anno di ricevere quanto dovuto per la loro manodopera. Molte di queste imprese si sono rivolte a Confapi e Confindustria, chiedendo che a questo punto si faccia pressione anche su Total. A maggior ragione perché siamo ormai alla fase di partenza del centro oli, in attesa che la Regione rilasci l’autorizzazione all’estrazione, e la multinazionale è quantomai interessata a fare in modo che non salti tutto all’aria. Dall’altra parte, però, ci sono aziende locali che non si possono permettere 200-300 mila euro di lavori non pagati ed è per questo che hanno già annunciato battaglia.

LA BATTAGLIA – “Ne va della loro sopravvivenza”, spiega a ilfattoquotidiano.it Roberto Palasciano, presidente di Confapi Taranto che, ad agosto scorso, insieme al numero uno di Confindustria Taranto Antonio Marinaro, ha scritto una lettera inviata all’amministratore delegato di Total Italia, Carsten Sonne-Schmidt, a Pierroberto Folgiero, ad di Tecnimont Spa, e a Vito Bardi, presidente della Regione Basilicata. Nella lettera è stato ricordato che da circa un anno le imprese che hanno lavorato in subappalto per la Total aspettano di ricevere dalla Tecnimont “il pagamento dei corrispettivi contrattuali maturati a fronte dei lavori eseguiti per un ammontare complessivo di svariati milioni di euro” e che i tentativi delle imprese per ottenere quanto dovuto ad oggi non hanno avuto alcun esito. “La situazione di grave disagio in cui versano le nostre imprese – spiegano Palasciano e Marinaro – ormai insostenibile per effetto dei mancati incassi a fronte di rilevanti esposizioni debitorie resesi necessarie proprio per l’esecuzione ed il completamento dei lavori, non consente di attendere oltre”. Quello che si chiede è di trovare al più presto una soluzione, anche per evitare che si intraprenda “la strada lunga e complessa del contenzioso e scongiurare ogni rischio di perdita di posti di lavoro”.

IL BUCO DI CIRCA 50 MILIONI – Tra Confapi e Confindustria Taranto sono cinque le aziende creditrici, non solo pugliesi. “Solo per le quattro che noi rappresentiamo – spiega Palasciano a ilfattoquotidiano.it – parliamo di 10 milioni documentati. Ci sono però tutta una serie di situazioni da verificare riguardo ad extra svolti da aziende. In pratica lavori per 20-30 milioni di euro che Tecnimont ha approvato, ordinato e poi disconosciuto, addebitando presunti costi per lavori che non sarebbero stati svolti bene”. Un racconto che arriva anche da Confapi Basilicata. “Le aziende che si sono rivolte a noi sono una dozzina, per un ammontare di oltre 11 milioni di lavori eseguiti e fatturati, escludendo i contenziosi, ma considerando tutte le imprese che si trovano in questa situazione (molte si sono rivolte a Confindustria) siamo sui 30 milioni di lavori fatturati”, spiega a ilfattoquotidiano.it il presidente Vincenzo Albano, secondo cui in totale il buco potrebbe arrivare a 50 milioni di euro considerando esclusivamente le ditte che fanno capo alla Basilicata. “All’inizio il problema sembrava circoscritto a poche aziende, ma poi ci siamo resi conto che era molto più grande di quanto ci potessimo aspettare”, racconta. Non solo: è possibile che ci siano realtà imprenditoriali non iscritte ad associazioni che ancora non hanno piena consapevolezza della portata della questione. “È come se parte del centro oli lo stessero pagando le imprese”, aggiunge sottolineando che trovare una soluzione è necessario per salvare queste realtà e centinaia di posti di lavoro.

IL TAVOLO – A fine di agosto era stato convocato un tavolo, per un confronto con la Total, alla presenza degli assessori regionali alle Attività produttive Francesco Cupparo e all’Ambiente Gianni Rosa e un altro incontro si terrà il 13 settembre a Potenza. “Sui contenziosi non siamo ottimisti – ammette Albano – ma chiediamo che Total subentri, pagando queste aziende con le somme che avrebbe dovuto ancora versare a Tecnimont Spa e che sono ancora nelle sue disponibilità. Parliamo di un 10% a chiusura dei lavori”. Da parte sua la Total si è resa disponibile ad aprire un fondo di garanzia per piccole realtà, ma questo non può bastare. “Qualcuno dovrà pagare, anche perché – conclude Albano – se non si trova una soluzione, queste persone hanno già spiegato che sono disposte a bloccare il centro oli”.

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Hanno lavorato per conto della Tecnimont Spa attraverso più di 20 imprese subappaltatrici (una decina delle quali è già fallita) e sono in attesa dei pagamenti. “È come se parte del centro oli della Total lo stessero pagando loro”, denuncia Confapi che sta assistendo le ditte insieme a Confindustria. In ballo diversi contenziosi. Da parte sua la multinazionale francese si è resa disponibile ad aprire un fondo di garanzia per piccole realtà, ma il rischio è che non basti

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Luisiana Gaita

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