Ago 2, 2019
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La storia di Bright e della marca da bollo “alle Poste”

Written by
Ypsilon Black

La storia di Bright e della marca da bollo “alle Poste”

Da qualche giorno rimbalza su Facebook questo post di Alvise Salerno, Digital Radio Editor presso Radio Monte Carlo 2, che racconta la storia di Bright, che a suo dire aveva bisogno di una marca da bollo per l’ufficio immigrazione di Milano.

Alvise Salerno e la storia di Bright e della marca da bollo alle Poste

Racconta Salerno che ha comprato a Bright la marca da bollo e poi lo ha accompagnato all’ufficio immigrazione, dove ha parlato con la polizia e ora, dice, è tutto sistemato:

Vi presento Bright. Viene dalla Libia, ha 34 anni e l’ho trovato questa mattina per terra davanti l’ufficio immigrazione di Milano in lacrime. Non lo capiva nessuno, aveva questi documenti in mano ma non c’era un cristo che parlasse inglese/francese come lui e sapeva aiutarlo.

Mi sono fermato e subito ci siamo messi a parlare. Mi ha spiegato la situazione e l’unica cosa di cui aveva bisogno era una stupidissima marca da bollo per potere rimanere in Italia e iniziare a lavorare come lavapiatti. Senza quella, oggi stesso sarebbe dovuto tornare al suo paese.

Siamo andati alle Poste, ho preso la marca da bollo, siamo tornati all’ufficio immigrazione, ho parlato con le forze dell’ordine e ora è tutto sistemato.
Stasera stessa Bright inizierà a lavorare e, a 34 anni, potrà iniziare una nuova vita. Una vita che, come il suo nome, sarà sicuro luminosa.

alvise salerno bright

La storia non finisce qui, perché da ieri lo status si è riempito di un buon numero di persone che mettono in dubbio la veridicità della vicenda, con due argomenti principali: il primo è che le marche da bollo non sono in vendita negli uffici postali ma dai tabaccai. Il secondo è che quella persona, dicono in moltissimi, ha raccontato la stessa storia ad altri.

Le marche da bollo alle poste e l’ufficio immigrazione a Milano

Tra chi fa obiezioni c’è anche un buon numero di persone che difende l’ufficio immigrazione del Comune di Milano, dove sono presenti mediatori culturali che parlano la maggior parte delle lingue stranieri e nessuno viene mandato via senza le necessarie informazioni. C’è da segnalare che però chi ne parla smentisce la questione delle poste e delle marche da bollo:

alvise salerno bright marche da bollo poste

La maggior parte dei commentatori però sottolinea di aver già incontrato Bright e dice di averlo sentito raccontare la stessa storia ad altri.

bright marche da bollo poste

C’è anche chi conferma la vicenda e dice che lo ha incontrato anche successivamente:

bright marche da bollo poste1

Tra chi contesta la veridicità del racconto c’è anche Ana Paula, che ha dovuto seguire un iter simile: “È, quantomeno, altamente improbabile, dato che le marche da bollo si comprano in tabacchino, e non alle poste, ed in più è il patronato a darti appuntamento con l’ufficio immigrazione della questura e non lo fa, finché la documentazione per il tuo tipo di permesso di soggiorno non è completa (e senza la marca da bollo, che ti dicono dove andare a comprare – se già non lo sai – NON lo è) e sono sempre loro a fornirti una lista esaustiva di *TUTTO* quello che devi allegare perché lo sia (il resto lo compilano loro davanti a te e lo mettono in busta che verrà sigillata e che tu, tramite le poste, manderai giù a Roma). Se manca qualcosa, loro in questura non ti ci mandano…e lo so per esperienza personale, dato che sono 25 anni che vivo qui e sono 25 anni che faccio queste cose”.

alvise salerno bright marche da bollo poste 1

Salerno però non sembra aver letto nulla riguardo le obiezioni fattegli e in uno status successivo si prodiga solo a difendere l’ufficio immigrazione, che secondo lui non era in malafede.

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Da qualche giorno rimbalza su Facebook questo post di Alvise Salerno, Digital Radio Editor presso Radio Monte Carlo 2, che racconta la storia di Bright, che a suo dire aveva bisogno di una marca da bollo per l’ufficio immigrazione di Milano. Ma molti commentatori avanzano dubbi

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