Ago 24, 2019
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I limiti del M5s e le pecche del Pd spiegati dal politologo

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Ypsilon Black

I 5Stelle? “Vanità e interessi personali”. Renzi? “Prepara la sepoltura del Pd”.

È un quadro di forte e profonda frammentazione politica quello che è emerso nel corso di quest’ultima crisi politica aperta da Matteo Salvini e dalla Lega e viene delineato dal politologo Giovanni Orsina, direttore della Luiss School of Government in un’intervista a Il Giornale nella versione per l’edicola, nella quale analizza lo stato delle diverse forze politiche. Frammentazione all’interno della quale ciascuno sembra più che valere uno, valere per sé in quanto tale. Un valore in proprio.

A guardare bene la situazione abbiamo a che fare con un M5S che “ha vinto le elezioni con un programma ‘contro‘ e quando si trova a dover agire ‘pro‘ è capace di dire tutto e il contrario di tutto”. È privo di identità politica, prende le decisioni appellandosi agli iscritti secondo il metodo della democrazia diretta, che per altro nel corso di questa crisi è stato abbandonato, “Così finiscono per emergere soprattutto vanità e interessi personali: quando non c’è la politica, restano gli esseri umani” e ciò fa sì che il Movimento sia “un robusto elemento di instabilità”.

E il Pd? La frammentazione del Pd è storica, dice Orsina, anche se dal 2013 s’è aggiunto “il fenomeno renziano” che l’instabilità l’ha elevata all’ennesima potenza, perché la sua valenza è costituita da “una robusta caratterizzazione populista che si sovrappone ai conflitti ideologici tradizionali”. Cambia linea, torna sui suoi passi, “dopo che per oltre un anno Renzi ha detto che con i grillini non avrebbe neppure preso un caffè, ecco che all’improvviso è in prima fila per farci un governo assieme” e così facendo “prepara la sepoltura del Pd”. Vuole riprendersi le redini del partito? “Questo è già il governo Renzi 2, di fatto, è lui che lo ha fatto nascere. Quindi potrà utilizzare questa leva per riprendersi il Pd oppure per fare la scissione” risponde Orsina, dipende dalla situazione che al momento è del tutto imprevedibile.

Ed eccoci a Berlusconi e Forza Italia. Il centrodestra è ancora attuale? Semmai destra-centro” dice il politologo della Luiss, perché “gli equilibri si sono molto spostati” e se dovesse nascere un governo giallorosso “questo spingerebbe la destra ancora più a destra” costituendo un elemento di radicalizzazione di questo corpus politico. E il moderato Berlusconi, forse, non vi troverebbe neppure spazio. Quindi potrebbe nascere un altro polo moderato?

Sul punto Orsina non ha certezze, dice semplicemente che quest’idea del polo centrista con Renzi “Renzi deve ancora maturare, oggi quello spazio non c’è” e il senatore, infatti, “oggi è disposto a tutto pur di non andare alle urne”.  E il centrodestra è destinato ad esser governato dalla destra? “Ho l’impressione che nel Paese ci sia una rabbia che non si assorbirà tanto facilmente” risponde Orsina, che aggiunge: “L’elettorato italiano è volubile, però si sposta con una certa logica. Lega e M5s sono partiti antisistema che hanno cominciato a montare con il governo Monti, cioè sette anni fa. E in questi sette anni la protesta non si è sgonfiata”.

E se nella prima Repubblica c’era “una grammatica, c’erano delle regole che disciplinavano i conflitti politici, all’interno di un quadro internazionale che rappresentava un elemento di stabilizzazione”, oggi “è il contrario, c’è un quadro internazionale che destabilizza, e non abbiamo più alcun tipo di grammatica per regolare i conflitti politici interni”.

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