Lug 11, 2019
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The Loudest Voice – La storia di successo di un uomo spregevole

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The Loudest Voice – La storia di successo di un uomo spregevole

Una delle domande più classiche che si fanno agli attori è quella sul fascino di interpretare personaggi cattivi. E una delle risposte più classiche che danno gli attori è che sì, è bello interpretarli perché lontani dal proprio essere quotidiano. Da spettatori, però, le situazioni più interessanti sono quelle in cui tutto è più sfumato, in cui l’eroe positivo è anche quello negativo. Altrimenti che gusto c’è?

The Loudest Voice, che è iniziata il 30 giugno negli USA su Showtime, è proprio questo: la narrazione di una storia di successo che ha per protagonista una persona spregevole, che potrebbe essere un classicissimo villain in un altro progetto, ma che qui si ritrova al centro di tutta la faccenda. Il protagonista in questione è Roger Ailes, guru della destra americana dagli anni ‘80 in avanti, collaboratore di Reagan e Bush padre, dirigente televisivo e creatore di quel progettone chiamato Fox News, ovvero la bibbia informativa dei conservatori statunitensi, nonché principale fonte di notizie e punti di vista dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Per capirci, Fox News è Libero senza gli insulti espliciti a gay e neri, ovvero – a livello puramente giornalistico – il male. A livello di business, invece, è un capolavoro e The Loudest Voice è il racconto di come questo capolavoro sia stato creato su misura proprio da mr. Roger Ailes, che a un canale all news che parli a tutti preferisce un servizio informativo che stia dalla parte di chi non si sente rappresentato dai media tradizionali, etichettati genericamente come liberal e tendenti a sinistra. Per convincerli, viene scelta una semplice tecnica: fare in modo che la voce di Fox News sia la più forte, la più rumorosa.

L’abbiamo detto, per quello che ha fatto, Ailes è un personaggio vincente, ma spregevole. Non è uno dei buoni, per intenderci, anche perché pure a livello umano è tremendo: arrogante e opprimente, viscido in tutto quello che fa, ben oltre la molestia nei confronti delle ragazze che gli capitano a tiro. Eppure è protagonista di una storia di successo, di quelle che normalmente vediamo con un eroe sul cavallo bianco come protagonista. Per questo, per interpretarlo serviva un attore di primissima fascia ed ecco allora un Russell Crowe quasi irriconoscibile nel corpaccione molle di quest’uomo dalla mente velocissima. Intorno a lui, un cast di livello, che comprende Naomi Watts, Seth MacFarlane e Sienna Miller.

Al di là del fatto di ripercorrere una vicenda realmente accaduta, quella di The Loudest Voice non è una storia nuova, tutt’altro. Il dietro le quinte della televisione è da sempre un tema che la televisione stessa ama alla follia, ma qui c’è uno scarto laterale che è fondamentale ed è quello a cui accennavo prima: è una storia di riscatto, ma è soprattutto una storia in cui le ombre sono molte più delle luci, sia per il comportamento dell’eroe, sia per il risultato finale. Per questo, merita di essere sottolineato l’equilibrio della scrittura, che riesce a creare un personaggio sempre in bilico, per il quale si riesce a tratti a fare il tifo (quando combatte con i colleghi più ottusi, anche se ottusità in questo caso significa “voler fare le cose come dio comanda”), ma che in altri momenti respinge in modo netto. Su tutte, la scena del primo episodio in cui Ailes molesta una ragazza durante un colloquio, in cui regia e interpretazione di Crowe fanno sentire anche allo spettatore il viscido delle mani del produttore che palpeggia la ragazza.

Tutto questo in una vicenda che prova a spiegare come si è arrivati a Trump alla presidenza, all’odio per le cosiddette elite e al successo di siti come Breitbart, che ha superato a destra proprio Fox News.

The Loudest Voice è una serie di livello altissimo: scritta, diretta e interpretata al meglio, per giunta su un tema contemporaneo come non mai. È la storia di un genio della comunicazione: un genio perverso e distorto, che come tale viene raccontato. E no, non era per niente facile farlo.

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