Lug 5, 2019
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Gli anni d’oro del giornalismo italiano in mostra a Ivrea

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Ypsilon Black


La mostra che celebra il giornalismo italiano

La mostra che celebra il giornalismo italiano

C’è stato un quarantennio nel secolo scorso, quello tra gli anni Cinquanta e gli anni Novanta, in cui il giornalismo ha vissuto un’epoca d’oro. Reduce dalla schiavitù delle veline del regime fascista e appena prima dell’avvento del digitale, la stampa italiana di quell’epoca è un intreccio di storie, grandi firme, segreti e rivoluzioni. Una stagione straordinaria di tasti e di talenti. Ed è con una mostra intitolata Piccoli tasti, grandi firme. L’epoca d’oro del giornalismo italiano (1950-1990) che Luigi Mascheroni, il curatore, celebra un momento storico che coincide con l’invenzione, la diffusione e il larghissimo uso delle macchine da scrivere portatili Olivetti, e la Lettera 22 in particolare.

Fino al 31 dicembre, al Museo Civico Pier Alessandro Garda di Ivrea, saranno esposti taccuini, penne, agende, dattiloscritti, pagine di giornale, vignette, caricature, fotografie e disegni dei grandi nomi del giornalismo. C’è di tutto: dalla nera di Dino Buzzati, alla cronaca di costume di Camilla Cederna – come non ricordare la sua rubrica Il lato debole? –, dalle inchieste di Giorgio Bocca ed Enzo Biagi alle sferzate politiche di Montanelli e Guareschi, passando per le interviste immortali di Oriana Fallaci e l’epica sportiva di Gianni Brera. Per citare solo alcuni nomi. Ma le storie sono tante – in mostra, e più numerose e approfondite nel catalogo, edito da La nave di Teseo – e ci raccontano quello che succedeva nei corridoi delle redazioni, quando i concorrenti si battevano certamente a colpi di stile ma soprattutto grazie alla rapidità con cui foto e informazioni arrivavano in ufficio e poi in tipografia.

Questa mostra è un tuffo nel passato: si torna a un tempo in cui i giornalisti non erano ancora considerati pennivendoli e in cui il piacere di raccontare – e leggere – era il sale di un mestiere che oggi ha, in parte, cambiato volto. Il confronto, tra ieri e ora, è inevitabile e se di primo acchito prevale la nostalgia, ecco che poi sopraggiunge l’amarezza. La carta stampata soffre e subisce la concorrenza dei nuovi media e di internet, vede il crollo delle copie vendute e la diminuzione della pubblicità, perde lettori e autorevolezza. Ma gli esempi positivi ci sono oggi come allora.

“Quanto erano bravi i giornalisti? – scrive Luigi Mascheroni nell’introduzione del catalogo – Curiosate in giro, tra le sale. Troverete di tutto. Eppure manca ancora qualcuno. Forse la persona più importante. Ma no. Ci sei. Eccoti là, fra la gente con il giornale in mano, per strada, nei luoghi pubblici, sui tram… Sei tu, lettore”.

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