Lug 20, 2019
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Francesco Saverio Borrelli, addio al procuratore capo di Mani Pulite. Da Tangentopoli al “resistere” a Berlusconi

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Ypsilon Black

Francesco Saverio Borrelli, addio al procuratore capo di Mani Pulite. Da Tangentopoli al “resistere” a BerlusconiFrancesco Saverio Borrelli, addio al procuratore capo di Mani Pulite. Da Tangentopoli al “resistere” a Berlusconi

“Resistere, resistere, resistere come su un’ultima, irrinunciabile linea del Piave”. Era il 12 gennaio 2002, il Procuratore generale di Milano Francesco Saverio Borrelli inaugurava così il suo ultimo anno giudiziario, prima di andare in pensione. Erano passati dieci anni dall’inizio dell’inchiesta Mani pulite, che da procuratore capo aveva sostenuto, e sei mesi dal giuramento del secondo governo di Silvio Berlusconi, che alle elezioni, con la Casa delle libertà, aveva sfiorato il 50% dei voti (49,56% alla Camera). L’appello del magistrato, morto questa mattina a Milano a 89 anni, cadeva in un momento di scontro feroce fra magistratura e politica. L’ondata di consenso popolare verso le toghe milanesi si era esaurita da un pezzo e i partiti ne avevano approfittato per innescare un moto contrario: la normalizzazione a colpi di leggi che minavano i processi per corruzione (condivise dalle precedenti maggioranze di centrosinistra). Il patron della Fininvest asceso a Palazzo Chigi si preparava ad aprire la stagione delle “leggi vergogna”, o “ad personam”, e annunciava riforme della giustizia pensate per mettere il freno alle toghe. Intanto il suo governo aveva varato un provvedimento che riduceva la scorta ad alcuni magistrati impegnati in processi su mafia e corruzione. In quel clima, alla cerimonia a Palazzo di giustizia i magistrati, che si erano presentati in toga nera in segno di protesta, applaudirono fragorosamente all’esortazione di Borrelli. I rappresentanti di Forza Italia, fra i quali Fabrizio Cicchitto, abbandonarono la sala per protesta.

“Non era certo un invito ai colleghi, ma alla cittadinanza, alla collettività”, dirà anni più tardi in un’intervista (in Mani pulite, di Gianni Barbacetto, Peter Gomez, Marco Travaglio, Chiarelettere 2012), “perché si scuota e reagisca a questo dilagante sgretolamento morale… che purtroppo coinvolge anche molti che dovrebbero dare il buon esempio dall’alto”. Napoletano, appassionato di lirica e cavalli, Borrelli ha trascorso i suoi circa quarant’anni di carriera negli uffici giudiziari di Milano, prima come giudice e poi sul fronte dell’accusa (un salto che la “separazione delle carriere” periodicamente evocata dalla politica, allora come oggi, impedirebbe). Il suo nome resta legato indissolubilmente all’epopea di Tangentopoli. Pur essendo inizialmente scettico sulla possibilità che l’inchiesta potesse andare molto oltre un semplice processo a Mario Chiesa, per la tangente incassata come presidente del Pio Albergo Trivulzio, il procuratore Borrelli diede forma al pool: al sanguigno Antonio Di Pietro affianca prima l’intellettuale Gherardo Colombo e poi il “dottor sottile”  Piercamillo Davigo, sotto il coordinamento di Gerardo D’Ambrosio.

L’inchiesta, invece, si allargherà e, soprattutto, salirà di livello: tra gli imputati eccellenti Bettino Craxi, Arnaldo Forlani, Silvio Berlusconi, quest’ultimo raggiunto nel 1994 dal celebre invito a comparire mentre, presidente del consiglio in carica, presiedeva un vertice Onu a Napoli. Del pool Borrelli condividerà anche l’accusa immancabile di essere una “toga rossa“. Per la cronaca, aveva aderito a Magistratura democratica degli albori, nei lontani anni Sessanta, ma l’aveva rapidamente abbandonata, respinto da posizioni che giudicava estremiste. Ultima scelta politica conosciuta del magistrato che si definiva “liberale crociano”, il sostegno pubblico a Walter Veltroni per le primarie del Pd del 2007, quando ormai la toga era appesa al chiodo da anni.

L’anno prima, Guido Rossi lo aveva chiamato al vertice dell’ufficio inchieste della Figc, ma l’avventura fu breve. A marzo del 2007 divenne presidente del Conservatorio di Milano.

L’articolo Francesco Saverio Borrelli, addio al procuratore capo di Mani Pulite. Da Tangentopoli al “resistere” a Berlusconi proviene da Il Fatto Quotidiano.

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F. Q.

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Il fatto quotidiano

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