Lug 20, 2019
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E la chiamano estate

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E la chiamano estate

Come al solito il periodo dell’anno che precede le vacanze è assolutamente convulso. Tanti piccoli spostamenti e tanti stimoli. Tanti quadretti mi sono rimasti nella mente:

Il romano esasperato (dal caldo, dalla Raggi? Chissà?) che a una mia gentile richiesta di dove fosse una strada di Roma, mi ha apostrofato che dovevo chiamarlo “signore” (ho risposto che potevo chiamarlo Arciduca o Architetto, ma proprio chiamarlo “Signore” non mi veniva naturale chiamarlo. Per fortuna che fosse troppo stupido per capire la mia risposta..)

Due miei studenti lavoratori. Uno è riuscito ad entrare nel Dottorato. L’altro ha fatto una bella tesi, forse la più bella della sessione. Segno che, anche se con molta fatica, l’Università permette ancora la promozione sociale e lavorativa

Notizie di tante coppie di amici che hanno rotto dopo tanti anni di vita in comune. Segnale di una società sempre più disgregata, sempre più liquida.

Il figlio di un mio carissimo amico che è stato sorpreso a guidare dopo aver bevuto. Multa salatissima da pagare (è giusto perché simili comportamenti sono pericolosissimi e devono essere disincentivati). Se suo padre però non fosse stato “benestante” la multa non poteva essere riscossa e cadeva, de facto, ogni vero disincentivo.

Questi stimoli, che sembrano così diversi, permettono di fare un quadro unitario coerente con quello che si sente della politica nazionale ed internazionale (Russiagate, migranti, tensioni nel Governo)?. Io credo che si possa fare delle ipotesi che riescano a mettere assieme tutti questi frammenti.

Un mondo sempre più globalizzato tende a rendere le differenze fra classe ricca e ceto basso come un problema comune ad ogni stato piuttosto che un problema fra stati, ossia, tendenzialmente, non ci sarà più uno stato ricco (dove tutti i cittadini stanno bene) e uno povero (dove tutti i cittadini stanno male) ma ci sta avviando verso stati dove c’è una fascia ricca (più o meno omogenea: il ricco del Brunei non è molto diverso da un ricco Americano) e una fascia di poveracci. Cambia (per il momento) solo la percentuale di ricchi e di poveri in ciascun stato. I poveracci si stanno rendendo conto che si sta avvicinando un mondo dove non hanno più speranza ( e questo spiega la irritazione dei ceti più bassi) e dove passare da un ceto all’altro sarà sempre più difficile ( e questo spiega perché gli studenti dei ceti più bassi hanno sempre più difficoltà per raggiungere obiettivi scolastici alla faccia delle pari opportunità che, solo a parole, dovrebbero essere garantite a tutti).

Questa trasformazione epocale determina sommovimenti altrettanto importanti sia a livello di singoli (crollo dei valori tradizionali, tipo quello della famiglia), che a livello macro (fenomeno delle migrazioni che coinvolge milioni di uomini). I ceti più benestanti e quelli più poveri si stanno allontanando sempre di più. Non solo non si frequentano più, ma non si capiscono più. Ci sono leggi, comportamenti e consuetudini che valgono solo per una certa classe sociale. I ricchi non capiscono che i più poveri hanno bisogno di legalità per poter uscire dalla miseria e si mettono a difendere situazioni di illegalità da bravi buonisti radical-chic (facendo infuriare proprio i ceti che pensano di proteggere).Ma lo scontro non solo avviene marxianamente fra ceti ma è feroce anche fra popoli. E’ facile pensare che il Russiagate sia un trappolone (ordito a livello di servizi segreti) per imporre all’Italia un altro commissario Europeo stile Monti in modo che, come dopo il Governo Monti, Francia e Germania diventino ancora più ricche e in Italia ci sia più povertà, più disoccupazione e meno competitività. Viviamo tempi duri e difficili…. Mors tua (Italia), vita mea (Francia e Germania).

Leggi sull’argomento: «Torna in Africa», lo sbrocco dei patridioti per il remix di Vossi Bop di Ghali

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Come al solito il periodo dell’anno che precede le vacanze è assolutamente convulso. Tanti piccoli spostamenti e tanti stimoli. Tanti quadretti mi sono rimasti nella mente: Il romano esasperato (dal caldo, dalla Raggi? Chissà?) che a una mia gentile richiesta di dove fosse una strada di Roma, mi ha apostrofato che dovevo chiamarlo “signore” (ho…

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Vincenzo Vespri

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