Lug 2, 2019
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Cosa significa essere proprietari dei master. Il caso Taylor Swift

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In un messaggio pubblicato su Tumblr domenica scorsa, Taylor Swift ha parlato di master discografici e diritti di proprietà, riferendosi in particolare alla sua vicenda personale e professionale riguardo il fatto che i diritti sui master dei suoi primi sei album sono diventati di proprietà di Scooter Braun, il potente manager musicale che di recente ha acquistato l’ex etichetta (e pertanto anche il suo catalogo) per cui la Swift incideva, Big Machine Records, e che la stessa artista ha accusato di bullismo e manipolazione perpetrati per anni contro la sua persona.

La Swift ha descritto l’operazione di vendita come lo «scenario peggiore» che potesse realizzarsi e ha concluso il post con un’esortazione ai suoi giovani colleghi: «Spero che i ragazzi con sogni musicali nel cassetto leggano queste parole e imparino a proteggersi meglio nei negoziati. Meritate di possedere l’arte che create».

L’autrice di Reputation aveva lasciato Big Machine nel 2018 per firmare con Universal, anche perchè – ha scritto lei – sapeva che l’etichetta presto sarebbe stata venduta alla Ithaca Holdings LLC proprio di Braun.

Ovviamente la Swift non è la prima artista a sollevare la questione relativa al controllo degli artisti sulla propria musica. Numerosi sono stati i casi in cui musicisti hanno riacquistato i loro master dalle rispettive case discografiche che ne detenevano la proprietà, così come numerose sono state le cause legali intentate proprio per stabilire di chi fosse la proprietà di quei master. Ma che significa, appunto, avere la proprietà dei master? E perchè in molti casi non sono gli artisti a detenerla?

Cosa sono i master?

Quando si parla di master – spiega Pitchfork – si fa riferimento alle registrazioni originali di un’opera discografica, disco, singolo o EP che sia. Il proprietario di un master, insieme al proprietario dei diritti, controlla a chi la registrazione è data in licenza e guadagna soldi dalla stessa, e dato che spesso è proprio la casa discografica a essere proprietaria dei master, lei è anche responsabile anche della loro manutenzione e sicurezza (e qui torna in mente la vicenda dell’incendio agli Universal Studios del 2008, con – si è scoperto solo di recente – centinaia di master andati distrutti tra le fiamme e gli artisti pronti a rivalersi sulla stessa Universal).

Perchè spesso sono le etichette a essere proprietarie dei master?

Le label si prendono i master in cambio della promozione e del supporto agli artisti durante il processo di registrazione. Questo gli permette di guadagnare soldi dalla distribuzione e dalla licenza relative. Di solito, nei contratti proposti dalle case discografiche, l’artista concede la proprietà dei master e percepisce delle royalties dalla label, royalties che però iniziano ad arrivargli in tasca solo una volta la stessa etichetta ha recuperato l’anticipo versato per permettere all’artista di registrare. In genere, i compositori mantengono il copyright della loro musica, il che gli offre diritti certi su come essa viene utilizzata. Spesso, poi, gli stessi artisti lavorano in tandem con l’etichetta nel caso in cui la musica sia concessa in licenza altrove. Ad esempio, nel caso di una registrazione data in concessione per un film o una serie TV.

Perchè Taylor Swift non aveva la proprietà dei suoi master?

La Swift concesse la proprietà dei suoi master a Big Machine quando firmò con l’etichetta nel 2005. All’epoca era una teenager. Dopo sei album, l’artista nel 2018 ha annunciato che avrebbe lasciato la label per firmare con Universal. Disse anche che la nuova casa discografica le avrebbe lasciato il controllo dei suoi master futuri, e nel messaggio di domenica ha ricordato quella decisione affermando che Big Machine le aveva offerto un nuovo contratto che le avrebbe permesso di rientrare in possesso delle stesse registrazioni originali una alla volta, man mano che usciva un nuovo disco, ma lei rifiutò: «Me ne sono andata perché sapevo che una volta che avessi firmato, Scott Borchetta (il vecchio proprietario, nonchè fondatore, di Big Machine, ndr) avrebbe venduto l’etichetta, vendendo anche me e il mio futuro. Ho dovuto prendere la difficile decisione di lasciarmi il passato alle spalle».

Non si è però fatta attendere la replica dello stesso Borchetta, il quale ha affermato che l’accordo era quanto di meglio potesse offrire alla Swift, considerando il suo status tra gli artisti del suo roster. «Taylor aveva l’opportunità di tenersi non solo i suoi master – ha dichiarato il manager – ma anche i video, le foto e ogni cosa associata alla sua carriera. Ha scelto lei di andarsene».

Di chi sono i master della Swift adesso?

I master di Taylor Swift sono stati acquistati dalla Ithaca Holdings LLC., di proprietà di Scooter Braun. I termini precisi dell’accordo non sono stati resi noti, ma l’acquisizione include tutto il catalogo della cantante, la quale – va comunque sottolineato – non ha meno controllo adesso sui suoi master di quanto ne avesse prima. Tuttavia, l’artista ha lamentato di non essere stata avvisata della vendita e quindi di non aver potuto, eventualmente, presentare anche lei un’offerta per l’acquisto (ma anche qui, Barchetta ha replicato che la notifica sarebbe stata inviata sia a lei che a suo padre, che è anche un azionista di Big Machine).

Che significato ha questa vicenda?

Con la sua lettera, la Swift, più che dire qualcosa di nuovo, ha acceso i riflettori su un problema annoso che riguarda l’industria discografica. Tanti giovani artisti incontrano numerose difficoltà nel momento in cui si trovano a firmare per una major, una di queste è appunto quella di non avere davvero il controllo sulle copie originali delle loro creazioni. La Swift, artista dalla fama planetaria che è un vero e proprio brand, potrebbe in futuro aiutare molti nomi meno noti nel momento in cui si trovano ad avere, come controparte in un accordo contrattuale, una grossa casa discografica. A tal riguardo, c’è da segnalare anche un’ultima cosa. Nel contratto appena firmato con Universal, la Swift ha inserito la clausola per cui ogni futura vendita di azioni Spotify da parte dell’etichetta debba comportare una la redistribuzione dei guadagni ai suoi artisti, denaro che la label non potrà più chiedere indietro in futuro. Una postilla che la compositrice americana ha così commentato: «La vedo come un segnale che stiamo andando verso un cambiamento positivo per i compositori, uno scopo che non abbandonerò mai e che cercherò di raggiungere, in qualsiasi modo potrò».

Taylor Swift a breve pubblicherà il suo nuovo album in studio, il cui titolo già si conosce: Lover. Del lavoro sono già stati anticipati due brani, mentre in archivio potete consultare la recensione del sopracitato Reputation e quella relativa del precedente – e fortunato – 1989, che ha venduto oltre 10 milioni di copie nel mondo.

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