Lug 20, 2019
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Bibbiano, Salvini dà la colpa al Pd: “Che schifo la sinistra che fa business sui bambini”. I democratici: “Il Tg2 ci diffama”

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Ypsilon Black

Bibbiano, Salvini dà la colpa al Pd: “Che schifo la sinistra che fa business sui bambini”. I democratici: “Il Tg2 ci diffama”Bibbiano, Salvini dà la colpa al Pd: “Che schifo la sinistra che fa business sui bambini”. I democratici: “Il Tg2 ci diffama”

L’indagine dei presunti affidi illeciti a Bibbiano sempre più strumentalizzata dai partiti per le proprie campagne politiche. Dopo gli attacchi in diretta su Rai 1 di Luigi Di Maio, oggi è il turno di Matteo Salvini che ha annunciato di voler andare “presto” a fare visita al paese in provincia di Reggio Emilia: “Questi crimini non possono e non devono restare impuniti”. Nell’inchiesta Angeli&Demoni, che a fine giugno ha travolto i servizi sociali della Val d’Enza, è infatti coinvolto anche il sindaco dem Andrea Carletti. Il primo cittadino è però indagato per abuso d’ufficio e, come specificato dallo stesso pm Marco Mescolini, non ha accuse in concorso con le violenze ai bambini. Ovvero “risponde soltanto della presunta violazione della normativa per gli appalti“. Carletti si è anche autosospeso dal Partito democratico. Nonostante questo M5s e Lega continuano a definire il Pd come “il partito di Bibbiano”: “Che schifo una certa sinistra”, ha scritto Salvini in queste ore, “che fa business sugli immigrati e perfino sui bambini”. Di Maio, su Rai1 e poi in un video su Facebook, aveva invece accusato i democratici di “togliere i bambini alle famiglie con l’elettroshock” allo scopo di “venderli”. Nessuna di queste due accuse ha riscontro nell’ordinanza della magistratura. Nelle scorse ore inoltre, è stato scarcerato Claudio Foti, lo psicoterapeuta fondatore della onlus Hansel&Gretel e accusato di aver fatto il lavaggio del cervello a una minore: il Riesame ha annullato l’ordinanza, che è stata impugnata, e sono caduti i “gravi indizi di colpevolezza”.

A fronte delle accuse, il Pd ha deciso di rispondere in tribunale. Il segretario Nicola Zingaretti ha già annunciato querela contro il capo politico M5s. In queste ore invece, la vicesegretaria Paola De Micheli ha denunciato il trattamento del caso da parte del Tg2: “Ci troviamo a condannare l’ennesima aggressione ai danni del secondo partito del Paese, questa volta in un servizio andato in onda nell’edizione delle 13 del Tg2. In un servizio confezionato ad arte dal Tg2 oggi si è parlato dell’inchiesta sui minori in corso da parte della Procura di Reggio Emilia, ponendo esclusivamente l’accento sul Pd e sul sindaco di Bibbiano, sospeso dal partito, senza specificare, come ha fatto la procura, il capo di imputazione relativo ad un, assolutamente non centrale, abuso d’ufficio”. E ha concluso: “Siamo in presenza dell’ennesima violazione da parte del servizio pubblico del pluralismo e delle garanzie dell’opposizione e del Pd nei cui confronti è in atto una campagna diffamatoria, sui social e nei media, di cui tutti i protagonisti ne dovranno dare conto in sede penale e civile. Chiediamo nuovamente ai vertici Rai di intervenire per stabilire le condizioni minime di agibilità politica da parte del partito di opposizione”.

La tensione rimane molto alta, soprattutto a causa delle campagne montate in rete da militanti e attivisti politici. Il presidente dell’Arcigay di Bologna Vincenzo Branà ha sporto denuncia dopo aver ricevuto una telefonata anonima, durante la quale un uomo ha gridato: “Cosa state coprendo a Reggio Emilia brutte merde? Togliete i figli per darli ai gay. Dimmi dove sei frocio bastardo che vengo a tagliarti la gola. Ti ammazzo frocio di merda”. Branà ha fatto un post su Facebook in cui ha raccontato l’accaduto: “La strumentalizzazione della vicenda degli affidi di Bibbiano, le cui indagini hanno prodotto già due clamorose smentite, si sta rivelando essere una strategia precisa, molto simile al terrorismo, che tiene assieme governo, estrema destra, gruppi provita, stampa becera e che ha dei precisi obiettivi”.

L’inchiesta va avanti, documentata quasi quotidianamente sui giornali. Anche se i vari esponenti politici, intervenendo sui social network, lamentano una scarsa copertura e una censura che però non trova riscontro nei fatti. Gli striscioni, in molti casi riconducibili ad account legati all’estrema destra, con la scritta “Parlateci di Bibbiano” continuano a essere condivisi in rete. Tanto che nella propaganda sono finiti anche gli interventi dei cantanti Laura Pausini e Nek. “Sono senza parole, senza fiato, piena di rabbia nei miei pugni, mi sento incazzata, fragile, impotente”, ha scritto la Pausini su Facebook. “E’ uno scandalo per il nostro Paese e dovrebbe essere la notizia vera di cui tutti parlano schifati. Tutta Italia”. Poco dopo è stato il turno di Nek: “Sono un uomo e sono un papà. È inconcepibile che non si parli dell’agghiacciante vicenda di Bibbiano. Penso a mia figlia e alla possibilità che mi venga sottratta senza reali motivazioni solo per abuso di potere e interesse economico. È proprio così. Ci sono intere famiglie distrutte, vite di bambini di padri e di madri rovinate per sempre…e non se ne parla. Ci vuole giustizia!!”. A complimentarsi con Nek è stata addirittura la leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni: “Grazie per questa scelta coraggiosa e controcorrente”. Il caso di Bibbiano però, a differenza di quanto ricostruito dai politici e dai due cantanti, riempie le pagine dei giornali online e di carta quasi quotidianamente.

L’articolo Bibbiano, Salvini dà la colpa al Pd: “Che schifo la sinistra che fa business sui bambini”. I democratici: “Il Tg2 ci diffama” proviene da Il Fatto Quotidiano.

Nell’inchiesta è coinvolto anche il sindaco Pd Carletti (autosospeso) che però non ha accuse in concorso con la violenza sui bambini, ma solo per la violazione della normativa sugli appalti. Nonostante ciò M5s, Lega e Fdi continuano ad attaccare i democratici. Che annunciano querela. Sui social si parla di presunte censure, che però non hanno riscontro nei fatti, rilanciate addirittura da Laura Pausini e Nek. E la Meloni si complimenta con il cantante: “Grazie per il coraggio”

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F. Q.

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Il fatto quotidiano

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