Circosta Auto
Giu 19, 2019
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Settima tappa in moto: l’Armenia sovietica

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Ypsilon Black
Armenia

In Armenia il paesaggio cambia: la strada attraversa un altopiano erboso su cui si distinguono i coni di vulcani spenti.

Dopo una giornata di stop a Tbilisi, una città bella e folle dove mi è capitato che un tassista mi consigliasse di scendere dal suo taxi perché aveva scordato a casa gli occhiali e quindi non riusciva a capire dove stesse andando, finalmente si parte per l’Armenia. Sorprendentemente, per l’ennesima volta, il paesaggio cambia.
Le vette rocciose e ripide a cui sono abituato della military road lasciano il posto a un altopiano erboso su cui si distinguono i coni di vulcani spenti. Dopo il confine cambiano anche altre cose. In Armenia il passato sovietico sembra molto piu vicino che in Georgia. Auto, autobus decrepiti, camion e in generale molti oggetti risalgono ancora ai tempi dell’Unione Sovietica. Le strade sono, qui ancora di più. Bellissime ma pessime. E il traffico quasi inesistente.

In motocicletta lungo le strade in Armenia

Si può correre per un’ora su una strada che attraversa l’altopiano incontrando solo un paio di vecchi camion Zil. Che salutano con potenti colpi di tromba. Per mia imprudenza, vedendo tanti distributori, tardo il rifornimento. E solo quando finalmente tento di fare il pieno mi accorgo che la maggior parte delle stazioni di rifornimento vendono solo gas per autotrazione, che qui è diffusissimo. Mi salva Rudika. Un ragazzo che in mezzo al nulla, in una piazzola di sosta ricavata su un tornante, vende benzina a taniche. 20 litri me li fa pagare meno di 20 euro. E poi timidamente, mi chiede a gesti se può farsi fare una foto sulla moto.

Armenia

In una piazzola di sosta ricavata su un tornante, Rudika vende benzina a taniche.

Alle nove di sera finalmente spengo la Guzzona. Che anche oggi ha digerito chilometri, ghiaia, buche, salite e soprattutto benzina di incerta origine senza fare una piega. E trovo un albergo dove fermarmi, affacciato sul grande lago di Sevan, a quota 1900. È un resort costruito negli anni Settanta. Dove veniva in vacanza la nomenklatura.

Il parco è disseminato di mezzi militari. E un trimotore da trasporto svetta su una collinetta in riva al lago. Ceno ottimamente nel salone dell’albergo in un’atmosfera assurda. Lo spazio è enorme, con drappeggi alle finestre, lampadari di cristallo e camerieri in divisa. Ma in sala ci sono solo io e un piccolo gruppo di turisti orientali, spaesati. Fuori dal salone, una stellata spettacolare e il silenzio assoluto.

Armenia

In Armenia il passato sovietico sembra molto piu vicino. come testimoniano i vecchi camion Zil che salutano con potenti colpi di tromba.

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Settima tappa in moto: l’Armenia sovietica
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