Circosta Auto
Giu 21, 2019
37 Views
0 0

Ottava tappa in moto: l’arrivo ad Areni

Written by
Ypsilon Black
armania-in-moto

Il lago di Sevan, a quota 1900 metri, in Armenia.

Alle nove del mattino il termometro sul cruscotto indica 12 gradi. E il lago di Sevan luccica sotto la luce del sole che si alza. Parto subito. Se tutto va bene a pranzo sarò ad Areni, la meta del viaggio. Certo, una meta scelta all’inizio quasi a caso. Ma che chilometro dopo chilometro ha acquistato un’importanza sempre maggiore, tanto che sono euforico. La strada inizia subito a salire. Sopra i 2 mila metri spariscono i villaggi.

E rimango solo su questo nastro di asfalto che taglia prati verdi ininterrotti. Intorno, sulle cime più alte il verde cangiante dell’erba diventa bianco. Ogni tanto passa un camion decrepito. Con i passeggeri sul cassone che salutano. Mi fermo più volte sul ciglio della strada per centellinarmi il gusto di questa mattinata. Ho paura che finisca troppo presto. Che mi lasci il rimpianto di averla attraversata troppo velocemente. Anche la moto sembra in uno stato di grazia assoluta.

Fa le fusa e mi asseconda in ogni intenzione, la sensazione è che mi basti solo pensare di accelerare, o di piegare e lei lo faccia, come se fosse una parte del mio corpo. Tutto è perfetto, anche una collina morbida. Con delle tracce di neve ai lati, su cui la strada fa due ampie e visibili curve che percorro trotterellando.Pper accorgermi al di là della sua cima inizia una discesa ripida. In uno scenario completamente diverso: spariscono le dolci vallate erbose.

armania-in-moto

I canyon del fiume Amaghu che portano al monastero di Novarank, in Armenia.

Il canyon di rocce rosse

In un cambio di scena teatrale ora sono in un canyon di rocce rosse. I segnali lungo la strada indicano i caravanserragli utilizzati dai carovanieri che percorrevano la via della seta. Il traffico è minimo, un vecchissimo camion militare che percorre la discesa a passo d’uomo, con una grande ruspa sul rimorchio, un pazzo coraggioso che sta risalendo il canyon in bicicletta e poco altro. E l’ora di pranzo quando vedo un ristorante che si affaccia sul torrente che ha scavato queste rocce.

Il cameriere a cui mi affidano non sa una parola di inglese ma cerca di esprimersi con un mix di singole parole, gesti e suoni. Quando gli dico che vengo dall’Italia e che la mia meta è Areni è orgogliosissimo. Mi fa capire che devo festeggiare con uno sterlet: “sterlet sterlet” ripete baciandosi le dita raccolte a mazzetto. E sterlet sia: dopo un attimo torna al tavolo con uno storione di due chili, guizzante, che tapino sembra aver capito che per lui sarà una giornataccia.

Ecco cosa diavolo era lo sterlet! Mi rialzo dal tavolo dopo un bel po’: due chili di pesce e il vino bianco secco necessario per buttarlo giù mi hanno fatto venire una implacabile voglia di schiacciare un pisolino, ma devo trovare la caverna dove l’umanità ha iniziato a vinificare. Chiedo al cameriere, che mi indica una stradina che entra in un canyon laterale e mi mostra otto dita. Capisco che lo troverò dopo otto chilometri, e mi incammino.

armania-in-moto

Il monastero di Novarank del XII secolo.

Il monastero di Novarak

Alla fine della strada c’è il monastero di Novarak. Costruito in un isolamento assoluto nel 1200. Il buio all suo interno è tagliato da lame di luce gialla. Riverbero delle rocce che lo circondano. Meraviglioso. Ma la mia caverna? Percorro avanti e indietro la stradina un paio di volte. La setaccio metro per metro senza trovare nulla. Torno nel parcheggio del ristorante per riconnettermi con Wi-Fi e vedere se in rete trovo qualche indicazione precisa.

Quando sto per rinunciare, alzo gli occhi e vedo una scaletta metallica. Che arriva a una caverna a metà del costone roccioso che mi fa ombra. Quello che cercavo era proprio lì sotto i miei occhi. Mi arrampico e entro nella montagna. Nella caverna tutto è ancora quasi intatto. Gli otri dove il vino fermentava, la sala della pigiatura, gli utensili. Sono passati sei mila anni da quando chi abitava la grotta se n’è andato. Ma sembrano poche settimane. Quando finisco la visita torno al ristorante e mi faccio dare due bicchieri di Areni.

Il vino del vitigno nato qui, uno è per me e uno è per un mio amico che se n’è andato da pochi mesi. Questo viaggio in moto tra montagne, popoli, storie e grandi mangiate gli sarebbe piaciuto. E chi lo conosceva sa che nessun posto nell’Universo più di quello dove si è iniziato a brindare sarebbe più adatto per ricordarlo.

The post Ottava tappa in moto: l’arrivo ad Areni appeared first on Style.

Ottava tappa in moto: l’arrivo ad Areni
StylecoriereNew feed

Article Tags:
Article Categories:
PHM
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi. Cookie policy