Circosta Auto
Giu 24, 2019
18 Views
0 0

Michael Jackson, il Re del Pop, il mito a dieci anni dalla morte

Written by
Ypsilon Black


Il Re del Pop, la leggenda

Il Re del Pop, la leggenda

Sono trascorsi dieci anni dalla morte di Michael Jackson e sembrava quasi impossibile che il Re del Pop, quel 25 giugno del 1999, fosse morto per davvero. Quando la polizia di Los Angeles arrivò nella sua villa di Holmby Hills, a Beverly Hills, si trovò davanti a uno scenario terrificante: bombole di ossigeno, foto di bambini e numerosi flaconi di farmaci tra cui quel fatale Propofol prescritto da Conrad Murray, il medico personale di Jackson, condannato poi a quattro anni di carcere per omicidio colposo.

Negli ultimi anni The King Of Pop aveva abituato sia i fan sia l’opinione pubblica a giudizi contrastanti rispetto alla sua figura artistica, così idolatrata negli anni Ottanta, e quella di uomo scisso tra successi commerciali quasi inarrivabili e molte ambiguità sul piano personale. Jacko è l’uomo dei grandi numeri: circa 750 milioni di album venduti nel mondo e, nel periodo d’oro, con il Bad World tour concerti sold out dall’America al Giappone passando per il Wembley Stadium a Londra tanto da ottenere in quegli anni il record del Guinness dei primati per i biglietti esauriti.

Ma ci sono anche i gossip e verità nascoste che ciclicamente tornano in superficie – anche oggi- quando si cita il nome Michael Jackson: processato e poi assolto per abusi su minori nel 2005, il cambio di colore della pelle causato da preesistenti problemi dermatologici legati alla vitiligine, gli interventi chirurgici al naso (se ne contano ben dodici). E poi altri scandali “mediatici”: dal gesto inconsulto a Berlino, nel 2002, quando lasciò penzolare nel vuoto dal quarto piano di un hotel il figlio di pochi mesi, al matrimonio con Lisa Marie Presley (figlia dell’altro Re, Elvis Presley), ai due figli (Prince Michael I e Paris Michael Catherine) avuti da Deborah Rowe fino alla madre surrogata – anonima – da cui è nato l’ultimo erede Prince Michael II detto Blanket. Il 2019 è anche l’anno in cui il passato di Jacko è tornato a rivendicare la propria voce attraverso il documentario Leaving Neverland in cui si rinnovano le accuse di pedofilia nei confronti del cantante stavolta mosse da Wade Robson e James Safechuck.

Michael Jackson nasce il 29 agosto 1958 a Gary, in Indiana, ed è il settimo di dieci figli di una famiglia devota agli insegnamenti della Bibbia. Una visione religiosa che acconsentiva a castighi corporali per ricollocare sulla retta via la prole disobbediente. Lo strumento punitivo prendeva le sembianze di Joseph “Joe” Jackson, il padre-padrone e manager dell’impresa familiare denominata The Jackson 5. Michael, infatti, insieme ai fratelli Tito, Jackie, Jermaine, Marlon e Randy entrò nel music business all’età di cinque anni. Dopo qualche tempo, in concomitanza con i successi familiari, prese il via anche la carriera solista: Got to Be There e Ben (entrambi pubblicati nel 1972), Music & Me (1973) e Forever, Michael (1975). Ma il “vero” salto come artista – nonostante i risultati strepitosi raggiunti con milioni di copie vendute dei primi album-, avviene grazie all’incontro con Quincy Jones, nel 1978, per la commedia musicale The Wiz. Michael Jackson, nel film diretto da Sidney Lumet e scritto da Joel Schumacher, interpreta lo spaventapasseri che incontra Dorothy Gale che ha assunto i connotati di Diana Ross. Quincy Jones plasmerà il suono di dischi epocali come Off The Wall (uscito nel 1979 per Epic dopo il periodo Motown), Thriller e Bad in cui R’n’B, disco, funk e pop si trasformano in pura magia con la voce e i passi di danza di Jackson.

Jacko è sempre stato un performer in grado di mostrare il meglio delle sue capacità canore in brani come Don’t Stop‘Til You Get Enough, Billie Jean, Black or White giusto per citare qualche titolo. Energia che trasuda anche nei passi di danza come nella celebre coreografia del video Thriller. E poi c’è quel Moonwalk che l’ha reso ancora più riconoscibile al pubblico, un marchio di fabbrica di MJ che ha trasformato un passo di danza inventato dal mimo francese Marcel Marceau in chiave contemporanea. Quel lento incedere “strisciante”, all’indietro, che sembra far scorrere via il pavimento da sotto i piedi, come se fosse su un tapis roulant.

«Come voglio essere ricordato? Come una persona che è arrivata e ha portato la luce nel mondo, una specie di escapismo. E la voce per i bambini senza voce, perché li amo. Vivo per i bambini. Se non fosse per i bambini, mollerei. Un bambino, che cosa meravigliosa. Sono piccoli geni, davvero», così risponde Michael Jackson, nel 2002, in un’intervista per Gold Magazine alla domanda su come sarebbe voluto essere ricordato.

Ma l’artista e l’uomo non sempre collimano in una visione coerente con le proprie azioni, anche se l’uno alimenta di certo l’altro. Se non fosse morto, Michael Jackson avrebbe iniziato l’ultimo tour della sua carriera poche settimane dopo. Quel This Is It tour che dalla O2 Arena di Londra l’avrebbe portato a (ri)fare il giro del mondo per abbracciare di nuovo i numerosi fan che l’hanno sempre sostenuto nonostante tutto.

The post Michael Jackson, il Re del Pop, il mito a dieci anni dalla morte appeared first on Style.

Michael Jackson, il Re del Pop, il mito a dieci anni dalla morte
StylecoriereNew feed

Article Tags:
Article Categories:
PHM
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi. Cookie policy