Giu 8, 2019
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I tre motivi che hanno portato Mediaset a spostare la sede in Olanda

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Mediaset cambia nome e cambia indirizzo per sottolineare la sua vocazione a diventare un player europeo della tv generalista. Si chiamerà Mediaforeurope, oppure in breve MFE, e avrà sede in Olanda. Lo ha deciso oggi il consiglio di amministrazione, che sottoporrà la proposta di riorganizzazione societaria all’assemblea degli azionisti che si terrà il 4 settembre.

Per quanto riguarda l’attività quotidiana dell’azienda, però, non sono previsti trasferimenti di nessun tipo. Come ha spiegato l’amministratore delegato Pier Silvio Berlusconi nella conferenza stampa successiva al cda, “la scelta dell’Olanda è puramente tecnica, le attività operative di Mediaset e della controllata Mediaset Espana resteranno dove sono oggi, rispettivamente in Italia e in Spagna, identico discorso per la produzione e l’occupazione”.

Anche le tasse continueranno a essere pagate in Italia e in Spagna. E allora quali sono le ragioni di questa riorganizzazione? I motivi principali sono tre.

1. Aumentare l’integrazione e l’efficienza del gruppo

Oggi Mediaset controlla con poco più del 50% Mediaset Espana, emittente generalista leader in Spagna. Entrambe le aziende sono quotate in Borsa, una Milano, l’altra a Madrid, e questo, ha spiegato Pier Silvio Berlusconi, genera delle complessità burocratico-amministrative che rendono difficile lo sviluppo di attività congiunte fra le due aziende. Nella nuova Mediaforeurope confluiranno sia Mediaset che Mediaset Espana.

Tecnicamente l’operazione si svilupperà con la fusione inversa delle due società attualmente esistenti in una società olandese di nuova costituzione, che si chiamerà appunto Mediaforeurope, e sarà quotata sia a Milano che a Madrid. La riunificazione delle due Mediaset permetterà la valorizzazione di sinergie (soprattutto tagli di costi) stimate in 100-110 milioni di euro all’anno entro il 2023.
 

2. Arrocco olandese, si rafforza la presa della famiglia Berlusconi

La scelta tecnica dell’Olanda ha un unico beneficiario, ovvero la Fininvest della famiglia Berlusconi, che oggi è il primo azionista di Mediaset con il 44,1%, ma è tallonata dalla francese Vivendi che ha comprato in modo ostile il 28,8% del capitale. Al termine di una cruenta battaglia legale, a Vivendi è stato imposto dall’AgCom di sterilizzare il 19,2%, per cui può votare in assemblea solo con il 9,6% del capitale. Ma pare che i francesi stiano studiando nuove azioni legali.

L’opportunità offerta dal diritto olandese si chiama SVS, ovvero Special Voting Shares. Vuole dire che le azioni in assemblea non avranno tutte lo stesso peso, ma avranno diritti di voto diversi, privilegiando gli azionisti con maggiore “anzianità” aziendale. Adottando questa formula, ha spiegato Pier Silvio Berlusconi, Fininvest tornerà sopra il 50%.

3. Il futuro delle alleanze europee

Pier Silvio Berlusconi ha detto: “Questo progetto è una sfida industriale per creare valore, un progetto che auspichiamo potrà in futuro allargarsi ad altri gruppi televisivi alleati”. Da oltre una anno Mediaset ha in corso colloqui per creare un’alleanza fra tv generaliste europee, un’alleanza per coordinare le mosse utili ad arginare l’avanzata dei colossi dello streaming, Netflix e Amazon Plus, che sottraggono audience, e in definitiva ricavi pubblicitari.

Al momento, però, l’alleanza non si è costituita. Mediaset ha recentemente comprato il 9,6% della tv tedesca ProSiebenSat, senza però suggellare accordi operativi o commerciali. Il primo passo di Mediaforeurope, ha detto Berlusconi, sarà la creazione di una piattaforma comune fra Mediaset Italia e Mediaset Espana per le attivià su Internet, una piattaforma che realizzi la profilazione degli utenti, la raccolta dei dati e la loro valorizzazione commerciale. “Speriamo che una volta creata questa piattaforma, e resi evidenti i vantaggi di agire insieme in questo campo, altre tv alleate si aggreghino”, ha detto l’amministratore delegato di Mediaset.

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