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Mag 24, 2019
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Sulla lotta alla corruzione l’Italia ha svoltato: lo dice anche l’ONU

Written by
Ypsilon Black

Sulla lotta alla corruzione l’Italia ha svoltato. E per una volta questo riconoscimento arriva dalle istituzioni internazionali, le stesse che ci hanno affibbiato quella maglia nera per cui l’Italia è stata tristemente nota alla comunità internazionale per anni. Finalmente abbiamo svestito quella maglia per indossare quella di un Paese che vuol diventare, invece, un punto di riferimento in positivo.

Il Guardasigilli Bonafede, con il presidente dell’Anac Cantone e il ministro degli Esteri, Enzo Moavero, hanno presentato mercoledì scorso l’ultimo rapporto sull’Italia dell’Uncac, la Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione che, nel suo secondo ciclo di valutazioni, promuove l’Italia, riconoscendo significativi passi in avanti compiuti. Fra quanto migliorato nella legislazione italiana, L’Onu sottolinea l’intervento sul “sistema per fornire maggiore trasparenza nel finanziamento di candidati e dei partiti politici” e di come bisogna prevedere termini di prescrizione sufficientemente lunghi per reati come, ad esempio, il falso in bilancio. Come, del resto, prevede la Spazzacorrotti. Si tratta, però, solo dell’ultimo di una serie di riconoscimenti internazionali che indicano come l’Italia abbia veramente cambiato passo sulla corruzione da quando il MoVimento 5 Stelle è al Governo.

A marzo scorso, il ministro Bonafede ha partecipato alla conferenza Ocse a Parigi dove ha incassato il plauso degli altri Stati pochi mesi dopo l’approvazione della Spazzacorrotti. Una legge che, ancora prima di diventarlo definitivamente, aveva già attirato le attenzioni – questa volta positive – del Greco, organismo del Consiglio d’Europa degli Stati contro la corruzione. Il Greco sosteneva come la Spazzacorroti poteve “rivelarsi fondamentale per far avanzare ulteriormente la lotta contro la corruzione”. Parlava di “importanti modifiche a entrambi i codici (penale e di procedura penale), volti a rafforzare la prevenzione, la persecuzione e la punizione della corruzione nei settori pubblico e privato”.

Cosa resta ancora da fare? Sia l’Onu che il Consiglio d’Europa, seppur in due documenti differenti, sostengono la stessa istanza: il conflitto d’interessi. Per l’Uncac, infatti, è necessario stabilire i codici di condotta i funzionari pubblici, “compresi i membri del Parlamento”. Il Greco, invece, segnalava “carenze nella legislazione sui conflitti di interesse”.

Proprio le proposte su cui stiamo lavorando e che emaneremo nella fase 2 del Governo del cambiamento. Grazie al MoVimento 5 Stelle l’Italia oggi cammina a testa alta nel consessi internazionali. C’è ancora tanto da fare ma intanto l’Italia non è più “cenerentola” mondiale sulla corruzione.

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