Mag 31, 2019
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“Si può sapere cos’hai?” e altre 8 cose da non dire mai a vostro figlio. È una psicologa clinica a spiegarci i danni che queste frasi provocano ai nostri bambini

Written by
Ypsilon Black

Ci sono frasi che non dovremmo mai e poi mai usare con i nostri figli. Ma a volte più che frasi sono parole: alcune che pesano di più di quel che pensiamo. Facciamo errori anche in buona fede, per carità, ma pur sempre errori. A metterci in guardia è Natacha Deery, psicologa clinica, specializzata nelle problematiche dell’infanzia e dell’adolescenza. In “Tutte le frasi da non dire mai” (Red!) l’esperta spiega come con un piccolo stratagemma si possa porre rimedio a tutto ciò. “Imparare a formulare i nostri pensieri in modo positivo significa permettere al bambino di adottare più facilmente il comportamento desiderato – spiega . È una tecnica molto semplice che consente però di ottenere ottimi risultati”. Invece di dire (o urlare) “non gridare” funziona meglio un “parla normalmente, ti ascolto”. Al posto di un semplice “non preoccuparti, ti aiuto io” meglio aiutarlo a prendere distanza dai pensieri negativi e guidarlo verso altri più positivi. “Più cercherete di ignorare le sue emozioni – non riconoscendole o sminuendole -, più queste aumenteranno di intensità”. Ma conosciamo la 8 frasi da non dire, con altrettante soluzioni alternative da mettere in pratica. Si può sapere cos’hai? Fino a un attimo fa andava tutto bene, ma ecco che all’improvviso, senza alcun motivo, vostro figlio è travolto da un’emozione incomprensibile: tristezza, paura o rabbia. Malgrado tutti gli sforzi e la buona volontà di cui date prova, non c’è niente da fare.

Semplicemente, sarebbe tutto più facile se ci dicesse perché si comporta così. Non è così facile. Lasciategli un po’ di tempo e aspettate che le emozioni si attenuino. Quando saranno meno intense, potrete aiutarlo a esprimerle. Esprimere a parole un’emozione lo aiuterà a gestirla meglio la prossima volta che si presenterà, permettendogli di individuare un legame tra una determinata situazione e l’emozione che questa può suscitare. Ciò gli consentirà di sviluppare gradualmente la propria intelligenza emotiva. Non è niente smettila. Vi preoccupate di rassicurare vostro figlio – su questo siamo d’accordo – e cercate di minimizzare l’importanza dell’evento che ha scatenato la sua reazione emotiva. Ma non è una buona strategia. La prima cosa da fare è tentare di ridurre l’intensità della reazione emotiva. Una sensazione tattile è spesso in grado di confortare il bambino. Per calmarlo, fate subito un gesto rassicurante: per esempio, posate la mano su un punto dolorante. Utilizzate la comunicazione non verbale (tattile, gestuale) per calmare vostro figlio e controllare le sue reazioni emotive, accompagnando i gesti con parole rassicuranti che non neghino le emozioni (come “va tutto bene” ecc.). È un primo passo indispensabile. A questo punto potrete chiedergli che cosa è successo e aiutarlo a capire le proprie reazioni di fronte a determinate situazioni. (Continua dopo la foto)

8 cose da non dire figli

Ma non preoccuparti. Questa frase, che vorrebbe essere rassicurante, non ottiene alcun risultato. Se vostro figlio è ansioso, non saranno certo queste poche parole a cancellare la sua ansia. Meglio cercare di farlo parlare, in un primo tempo, per aiutarlo poi ad affrontare la situazione in modo diverso. Praticate l’ascolto empatico: lasciate che il bambino esprima il motivo della sua preoccupazione, senza formulare giudizi. Dopo aver ascoltato il bambino, potete utilizzare una tecnica relativamente semplice per aiutarlo a combattere i pensieri che gli provocano ansia. Si tratterà soltanto di guidarlo dai suoi pensieri negativi verso altri più positivi. Sei proprio insopportabile. Tutti l’abbiamo detto o sentito, no? Tuttavia questa frase tanto banale merita di essere riesaminata. Formulata in questo modo, critica infatti il bambino nella totalità del suo essere. Invece quello che è potenzialmente criticabile è il suo comportamento. Se disapprovate vostro figlio in quanto persona lui si sentirà rifiutato, ferito nel suo amor proprio e nella sua autostima, ma non necessariamente riuscirà a capire per quale motivo dovrebbe comportarsi in modo diverso. Descrivete i fatti, poi spiegate al bambino quale impatto il suo comportamento può avere sugli altri. Formulate quindi in modo chiaro una richiesta realistica di comportamento diverso. Incoraggiate il bambino a riflettere su un nuovo comportamento che potrà adottare in futuro, fornendogli alcuni esempi che potranno aiutarlo a prendere in considerazione più possibilità. (Continua dopo la foto)

Lasciami in pace. Siete stanchi, stressati, rientrate dal lavoro e avete mal di testa… Non ce la fate proprio in questo momento a dare retta a vostro figlio. Ma rifiutarlo senza dargli spiegazioni può avere su di lui un effetto destabilizzante. Il bambino non deve credere che il vostro stato d’animo attuale possa rimettere in discussione il legame che vi unisce. Prendete l’esempio di una situazione già vissuta dal bambino. Potete ricordargli come si sentiva quando aveva la febbre, il mal di pancia ecc. Lo incoraggerete così a mettersi nei panni degli altri, a comprendere meglio i loro stati d’animo e i loro bisogni. Sei diventato video dipendente, adesso basta. Se vostro figlio usa e abusa delle nuove tecnologie, non è certo questo rimprovero che potrà cambiare le cose. Per garantire un corretto equilibrio di vita è necessario applicare alcune regole semplici e chiare che vi permetteranno di tenere sotto controllo la situazione. Per prima cosa stabilite alcune precise regole da rispettare in casa. Pro- ponete poi ai vostri figli, fin dalla più tenera età, attività che li stimolino a interagire con il mondo esterno. Un bambino che riesca a sviluppare un’ampia gamma di attività e abilità sarà meno a rischio di diventare “di- pendente” dalle nuove tecnologie. Bisogna trovare il giusto equilibrio fra attività fisica, attività di gioco e attività di socializzazione. La mamma/il papà ha bisogno di te. I genitori sono responsabili dello stato emotivo e del benessere dei propri figli, certo non il contrario. Il bambino non può essere proiettato di punto in bianco in un ruolo che non gli compete. È semplicemente impossibile che un bambino riesca a farsi carico di un adulto dal punto di vista psicologico. Spiegategli innanzitutto con parole semplici, adatte al suo livello di sviluppo, ciò che sta avvenendo, senza far pesare su di lui la responsabilità del vostro stato d’animo. I rapporti genitori-figli non devono essere simmetrici. (Continua dopo la foto)

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Non toccarti lì, non si fa. È importante che vostro figlio sviluppi un sano rapporto con il proprio corpo. Dai 3 anni in poi, a volte anche prima, il bambino comincerà a esplorare il proprio corpo, comprese le sue parti intime, e le sensazioni che ne derivano, senza avere idea di cosa sia la sessualità né, ovviamente, comprenderne il significato. Dovete insegnargli il concetto di intimità: il bambino ha il diritto di toccarsi, non è niente di “sporco”, ma va aiutato a capire che si tratta di un’azione privata da destinare all’intimità della sua stanza, quando è solo. Non esprimete giudizi di valore. Tuttavia approfittatene, usando un linguaggio semplice, per fargli capire che nessuno ha il diritto di toccare il suo corpo senza il suo consenso.

Fonte huffingtonpost.it
Traduzione di Nicoletta Moncalero (Giornalista e mamma)

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