Mag 27, 2019
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La tremarella di Giuseppe Conte per la poltrona che traballa

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Ypsilon Black

La tremarella di Giuseppe Conte per la poltrona che traballa

I risultati inequivocabili delle elezioni europee hanno sancito che non può essere Giuseppe Conte l’ago della bilancia del governo Lega-M5S perché il MoVimento 5 Stelle non ha più politicamente i numeri per sostenere l’avvocato dal curriculum simpatico. A spiegare che è scattato il conto alla rovescia per Conte è Francesco Verderami sul Corriere della Sera:

Ora che l’alleanza gialloverde si è numericamente rovesciata, Conte è consapevole di non avere pressoché margini per svolgere il suo ruolo di «mediatore» —peraltro già contestato dal Carroccio — né di avere strumenti per resistere alle pressioni di Salvini. Visto il successo elettorale, il Carroccio si appresta a una competizione a tutto campo con il Movimento: in termini di programmi però, non certo di poltrone. Il che rende tutto molto più complicato,  siccome l’obiettivo leghista non sarà il rimpasto, ma lanciare un’Opa sulla coalizione.

Di fatto il presidente del Consiglio è tagliato fuori, sarà una sorta di osservatore interno. E la sua idea di voler «riprendere subito in mano i dossier più importanti», insieme all’auspicio che «si mettano da parte le liti», sono frasi di circostanza. Semmai la tesi che «i toni non hanno giovato», danno il senso della resa e chiaramente sono riferite alla linea imposta in campagna elettorale da Di Maio. Ma ormai è tardi. E Conte aspetta solo di vedere come Salvini dispiegherà la sua azione. Sarà una richiesta da «prendere o lasciare» verso l’altro vicepremier, sarà una mossa che ne cela un’altra: se non venissero assecondati i suoi progetti, infatti, il ministro dell’Interno potrebbe sciogliere il«contratto» e presentarsi davanti al Paese immune dalla colpa di aver aperto lacrisi per calcoli di partito.

La sensazione che Conte sia ai saluti finali oppure pronto a rigare dritto agli ordini di Salvini è condivisa da Repubblica:

«Io – il senso del suo ragionamento – lavorerò al miglior accordo possibile. Ma è chiaro che ora tocca a Luigi decidere se sostenere un compromesso, preparando i suoi ad accettarlo. Altrimenti darà alla Lega il pretesto per rompere». Non è più tempo di battaglie di bandiera, insomma, ma di un bagno di realismo. E un discorso simile vale ovviamente per la Tav, anche se con qualche margine di trattativa in più.

Da un paio di mesi, Conte esalta in privato l’acrobazia lessicale con cui ha nascosto una potenziale crisi sull’alta velocità, rimandandola al 27 maggio. Vanità da avvocato che sente di aver fatto centro, ma anche avviso ai naviganti: il miracolo non potrà ripetersi. Tra poche settimane Palazzo Chigi dovrà pronunciare una parola definitiva sul destino della grande opera. Il presidente del Consiglio giura con i suoi che proverà a ridimensionarla, a ridurne l’impatto, a offrire una resa dignitosa ai 5S. «Ma è chiaro che Salvini non permetterà mai di bloccare del tutto il progetto, bisogna prenderne atto».

Leggi anche: Europee, la scoppola al M5S e a Di Maio che scappa dalle tv

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Non può essere Giuseppe Conte l’ago della bilancia del governo Lega-M5S perché il MoVimento 5 Stelle non ha più politicamente i numeri per sostenere l’avvocato dal curriculum simpatico

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