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Mag 23, 2019
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Il nuovo laboratorio sulla cybersecurity di ZTE a Roma

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Il giorno dopo la scoppio del caso Huawei, ZTE ha inaugurato un laboratorio dedicato alla cybersecurity a Roma. Il fornitore (provider in senso tecnico) di Rete, che l’anno scorso era stato bandito e poi ‘riabilitato’ da Trump dopo una maximulta e sostanziose modifiche ai vertici, ha presentato alla stampa il suo terzo centro di sviluppo. Dopo formazione e ricerca, e in attesa del centro dedicato alla logistica (sempre a Roma), la compagnia cinese ha aperto le porte di un nuovo spazio. “Un investimento da 20 milioni di euro”, ha detto l’amministratore delegato ZTE Italia, Hu Kun (la somma si riferisce ai tre centri), che rientra in un piano triennale da 200 milioni di euro. 

I numeri del nuovo laboratorio  

Nella struttura di via Laurentina lavorano poco meno di 200 persone. “La maggior parte italiani e romani: in prevalenza ingegneri skillati, ma anche giovani (il capo dell’Information Technology ha 30 anni, come anche il capo della logistica), e personale impiegato nelle funzioni di staff”, spiega la società. “Pochi sanno che in Cina c’è un vero e proprio culto nei confronti dell’ingegneria italiana. Il loro mito? Olivetti”. Nel nuovo laboratorio (già operativo, a regime nel giro di un anno) saranno impiegate 10 persone. “Tre già ci sono, ne stiamo cercando altre 7, compreso il responsabile della struttura”. Il canale di reclutamento più usato? LinkedIN.

Test sulla sicurezza della Rete

ZTE è prevalentemente un provider di Rete, in prima linea nello sviluppo del 5G, la rete ultraveloce “che è un po’ come mettere il computer dentro le cose”. “Vendiamo anche smartphone, non tanto in Italia, più in Spagna e Germania”. Un passaggio che permette di mettere a fuoco con più chiarezza le attività del lab, che si trova “in un’area staccata e blindata rispetto agli uffici di staff”.

Nel dettaglio la struttura ha l’obiettivo di fornire: servizi di valutazione della sicurezza e analisi sulla revisione del codice sorgente sui prodotti ZTE, sulla progettazione della sicurezza, revisione dei documenti procedurali, test della scatola nera e test di penetrazione. Perché sono importanti questi test? “Lavoriamo sì con i grandi clienti, ma difendiamo allo stesso tempo anche i dati e la privacy dei cittadini”, che sono utenti di questi clienti. La struttura si occuperà anche di ricerche e analisi. 

Huawei? Non ci riguarda

Fiducia, cooperazione e rispetto delle normative nazionali e internazionali, ma soprattutto trasparenza. Sono state un po’ queste le parole chiave che si sono alternate nel corso dell’appuntamento. Il caso Huawei “è un evento indipendente che non ci riguarda. Noi rispetteremo sicuramente i regolamenti e gli standard internazionali e locali per poter tutelare la sicurezza informatica”, ha detto Zhong Hong, responsabile della sicurezza di ZTE (il Chief Security Officer). Hu Kun, che oltre ad essere AD di ZTE Italia è anche Presidente ZTE Western Europe, la parola “Huawei” non la nomina nemmeno.

“A proposito dell’azienda che avete nominato – ha detto parlando con i giornalisti – le informazioni che avete voi sono quelle che abbiamo noi, perché le leggiamo su tutti i giornali. Non abbiamo nulla a che fare con situazioni di questo genere. La nostra strategia era definita già da molto tempo. Dopo l’accordo che abbiamo concluso con il Governo statunitense siamo e miriamo a creare un meccanismo  articolato, flessibile e soprattutto trasparente sempre in collaborazione con il Governo Usa. Ritengo che abbiamo veramente imboccato la strada giusta. L’apertura di questo laboratorio è parte della nostra strategia di trasparenza”.

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