Mag 29, 2019
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Diari della motocicletta: la seconda tappa, da Bari a Kanakkale

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Ypsilon Black
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L’alba in Grecia. Il traghetto da Bari arriva a Igoumenitsa alle quattro di mattina

Il traghetto che salpa da Bari non arriva presto, arriva prima. Alle quattro ci stanano dalle cabine, e forse è meglio così, perché la mia l’ho divisa con tre camionisti russi che mi hanno fatto capire l’etimologia del verbo russare con grandiosa efficacia. Alle quattro e mezza sono già sull’autostrada che unisce Igoumenitsa a Alessandropolis, tagliando tutta la Grecia. La luce azzurrina dell’aurora illumina la nebbia che sale dai boschi, la strada è deserta, il termometro segna cinque gradi e ho davanti circa 600 chilometri.

Complice la levataccia, passano in un istante. Alle due ho già passato la meta prevista. La frontiera è vicina, così decido di stravolgere la tabella di marcia, che sono fatte apposta per essere stravolte, e di passare in Turchia. Dopo un quadruplo controllo, e più di un’ora di attesa, sono dall’altra parte. E ho un problema. Davanti a me c’è Istanbul, 13 milioni di abitanti e un traffico selvaggio, oramai sono le sei del pomeriggio e se ci finisco dentro chissà quando ne riesco.

Di andare oltre alla megalopoli non se ne parla. Di fermarmi lì dove sono è da escludere, perché sono in qualcosa che somiglia a una Tor Bellamonaca turca. Guardo la cartina e decido di deviare per i Dardanelli e superare lo stretto a Ovest della capitale con uno dei tanti traghetti che lo attraversano. Quando arrivo mi accorgo che hanno avuto la mia stessa idea tutti i camionisti della zona e l’unica strada che porta all’imbarco è bloccata da una fila interminabile di autocarri.

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Quando il navigatore ti porta sulla cattiva strada…

La mia faccia sfatta pero deve fare breccia nei duri cuori dei trucker ottomani: uno si avvicina, mi parla a lungo in turco (chissà cosa avrà detto) poi con fischi e urla fa spostare qualche collega quel tanto da farmi attraversare un varco pedonale; poi mi indica a gesti di raggiungere il traghetto sull’altra corsia, contromano. Gli rispondo con un: “Police?”. Lui mi tranquillizza: “No problema, Italiano mafia”.

Con questo viatico mi faccio un chilometro contromano, anche per non deludere le aspettative del mio amico camionista, e sono sul ferry. Arrivato dall’altra parte, a Kanakkale, mi resta solo la forza di trovare un albergo – per 12 dollari ne trovo uno che durante il Fuorisalone verrebbe definito “favolosamente minimalista” – e di comprare pane e pomodori. Sono troppo stanco per il ristorante. 

Ho ancora lucidità sufficiente per accorgermi che gli automobilisti turchi ingaggiano battaglia e ogni metro d’asfalto è una conquista: sarà il caso di essere molto prudenti. Ah, e la moto, come se l’è cavata in questa sgroppata? Molto meglio di me. Brontolava placida quando l’ho messa in moto nella pancia del traghetto, e faceva lo stesso identico rumore al mio arrivo dopo avermi cullato col suo ronfare per tutta la Grecia.

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La Moto Guzzi V85 TT in coda, prima di salire sul traghetto per Kanakkale, in Turchia

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