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Apr 19, 2019
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Weekend discografico. Tra i dischi in streaming Tallest Man On Earth, Loyle Carner, Gang Of Four, Peggy Gou, Fat White Family e altri

Written by
Ypsilon Black

Questo anno, discograficamente parlando, è iniziato bene, e senza dilungarci qui in riassunti delle puntate precedenti (come abbiamo già fatto in passato) vi rimandiamo ai precedenti editoriali per una mappa di ascolti e recensioni. Attualmente abbiamo quelli del 12 aprile, 5 aprile, 22 marzo, 15 marzo, 8 marzo, 1 marzo, 22 febbraio, 15 febbraio, 8 febbraio, 18 gennaio, 25 gennaio e 1 febbraio.

Weekend pre-pasquale che non manca di regalare sorprese e riservare qualche delusione. Sono le proposte femminili a saltare all’occhio e all’orecchio per prime: c’è l’esordio omonimo di Jade Bird con il suo fresco pop un po’ intimista à la Dawson Creek e un po’ espettorato dalle parti di Alanis Morissette, un disco che riflette in maniera caleidoscopica il suo pellegrinare in giro per il mondo, che si piazza esattamente sul lato folk di uno spettro radiofonico dominato da produzioni di stampo r’n’b. Tra queste, da segnalare c’è un altro esordio: lei è Lolo Zouaï, 24enne di origini franco algerine che nel suo High Highs To Low Lows si candida a degna cucinetta dell’Ariana Grande ultima maniera, quella di thank u, next per capirci. Parliamo di una proposta a base di intimismo/autobiografismo formato Instagram (cantato in inglese e francese), arricchita di basi trap/hip hop mainstream potabili. A discapito di quel che si potrebbe pensare di primo acchito – una formula totalmente modaliola, ecc. – la sua proposta non è affatto male/banale. Sempre r’n’b, ma sul lato classy/sperimentale di una Solange, per la bella e brava Kelsey Lu, con l’ennesimo valido debutto. Il disco si intitola Blood e alterna una buona base di strumentazione acustica (con arrangiamenti da piccolo ensemble, chitarra acustica, arpa, archi) a misurati tocchi elettronici e in generale a una buona varietà soluzioni stilistiche percorse con eleganza, una forbice che si divarica dal folk alla disco. Sempre dalle parti di un autorialità radiofonica tra soul e hip hop, c’è Loyle Carner, che si conferma autore di classe in Not Waving, But Drowning, su cui spende belle parole Luca Roncoroni in sede di recensione.

Questo fine settimana c’è poi chi il pop lo fa a modo suo. Parliamo dei Fat White Family, che in Serfs Up! approdano alla loro prova più potabile: via post-punk e garage e dentro un sound multi-sfaccettato, lussureggiante e magistrale, lascivo e personale. Potremmo venderlo come glam aggiornato agli anni ’10, che è esattamente il meta-genere che viene in mente ascoltando l’ultima fatica degli statunitensi Cage the Elephant, una band che in  Social Cues si fregia, non a caso, della collaborazione di uno che le cose glamorous le sa fare, ovvero Mr Beck, presente nel brano Night Running. Pop futurista (e non di meno passabile su FM) invece per i Gang Of Four di Andy Gill, che nell’album Happy Now puntano a una proposta melodicamente facile eppure incazzata e politicamente schierata, senza però riuscire ad affondare il colpo e approdare a risultati apprezzabili (vedi recensione di Valentina Zona).

Tra i personaggi glamour della settimana ci sono i remixer del Cosmotronic di Cosmo e poster girl della dance contemporanea come Peggy Gou. Nell’EP Moment troviamo due buone tracce pronte da ballare nei festival estivi (recensione di Luigi Lupo). Glamour a casa nostra è anche una proposta come quella dei Wand, che in Laughing Matter calano i ritmi e settano il passo su una autobahn che da casa degli Stereolab punta diretta al deserto Californiano e a una blusey psichedelia di sessantiana memoria. Un rave dove non può non mancare il momento di comunione folk rurale. Parliamo di folk non a caso, perché in I Love You. It’s A Fever Dream, il quinto album di Kristian Matsson, in arte The Tallest Man on Earth, ce n’è di cristallino, dalla qualità cinematografica pure, tra autoanalisi, malinconia e slanci springsteeniani quando meno te lo aspetti. E sempre al mondo della settima arte vien da pensare ascoltando Raw Honey, il secondo album di Michael Collins (Run DMT, Salvia Plath) dietro il moniker Drugdealer prodotto da Mac DeMarco, dove troviamo una che di immagini ne evoca sempre molte mentre canta, Weyes Blood, presente nel brano Honey.

Tra le uscite del WE segnaliamo anche BC35 Volume Two, secondo volume celebrativo per il trentacinquennale dello studio di Martin Bisi in quel di New York (recensione di Stefano Pifferi) e A, il sophomore del rocker indipendente Massimo De Vita, in arte Blindur, pubblicato da La Tempesta. Sul fronte techno, la Hotflush Recordings di Scuba pubblica End Of Time, EP del producer britannico Reset Robot, nome d’arte di David Robertson. E sul gansta/Hip Hop italiano c’è Side Baby (ex Dark Polo Gang) che esce con l’esordio lungo Arturo.

Ma da qualche settimana il nostro editoriale è fatto anche di jazz, e qui vi segnaliamo una cinquina di dischi davvero interessante. Alessandro Lanzoni / Thomas Morgan / Eric McPherson – con il primo vincitore nel 2013 il premio Top Jazz del magazine Musica Jazz come miglior nuovo talento – in Unplanned Ways generano «un’esperienza comune […] all’insegna della continua ricerca della fusione e dell’interplay, affrontando un repertorio di standard jazz, e scegliendo in assoluto quelli tra i più avvincenti e meravigliosi del catalogo americano», si legge nelle note stampa allegate all’album. Di tutt’altro carattere il materiale pubblicato da Elliott Sharp / Álvaro Domene / Mike Caratti in Expressed By The Circumference, un impro-jazz-avant piuttosto estremo in termini di libertà armonica e melodica, evidentemente figlio delle grosse personalità chiamate a collaborare. Siamo vicini alla contemporanea, forse persino al noise, eppure pienamente inseriti in un’ottica improvvisativa di stampo jazzistico, tra batteria, elettronica, basso acustico, chitarra elettrica e clarinetto.

L’alto-sassofonista tedesca Angelika Niescier atterra nuovamente sulla svizzera Intakt Records, questa volta in testa a un trio (sono della partita Christopher Tordini al contrabbasso e Gerald Cleaver alla batteria) che inoltre accoglie il sempre più acclamato Jonathan Finlayson, alla tromba. In New York Trio la musicista di origini polacche applica diversi espedienti compositivi presi in prestito da John Cage, «per spingere avanti, complicare e stimolare i suoi sforzi nell’improvvisazione», leggiamo nel comunicato stampa. Farm Fresh è invece il primo album del trio di Maria Faust (sax contralto), Tim Dahl (basso elettrico) e Weasel Walter (batteria). Dodici brani scritti e arrangiati dalla sassofonista estone per una formazione avventurosa e all’avanguardia, che parla un linguaggio in cui convivono influenze di stampo free jazz, punk, metal e folk. Chiude la nostra breve carrellata WE, il nuovo album del trio di Yves Theiler, pianista francese classe 1987 che, per l’occasione, si fa accompagnare dal contrabbasso di Luca Sisera e dalla batteria di Lukas Mantel. «WE- leggiamo nelle note di copertina scritte da Kevin Le Gendre – è una collezione di pezzi avventurosi che da una parte catturano l’attenzione dell’ascoltatore attraverso il carattere sbarazzino e vivace dei temi, dall’altra manifestano la coesione del gruppo e il valido solismo di ciascun membro».

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