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Apr 16, 2019
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Rifiuti organici in (leggera) crescita ma mancano gli impianti

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Ypsilon Black

Rifiuti organici in (leggera) crescita ma mancano gli impianti

Ma cresce meno dell’anno precedente, mentre si mantiene cronica la mancanza di impianti, soprattutto al Centro e al Sud.

Sono 6,6 milioni le tonnellate di rifiuti organici (umido, verde e altre matrici organiche) provenienti dalla raccolta differenziata raccolti in Italia nel 2017. La raccolta dell’organico aumenta così dell’1,6%, che è però un incremento minore rispetto all’anno precedente. In ogni caso, quella dell’organico si conferma la frazione più importante per la Raccolta Differenziata del nostro Paese, rappresentando il 40,3% di tutte le raccolte. Lo calcola il CIC, Consorzio Italiano Compostatori, nell’annuale analisi sulla raccolta differenziata del rifiuto organico e degli impianti italiani, realizzata a partire dai dati del Rapporto Rifiuti ISPRA 2018. La buona notizia è che, in generale, «si è riscontrato un calo nella produzione dei rifiuti in Italia, scesi a 29,6 milioni di tonnellate (1,7% rispetto all’anno precedente) e la raccolta differenziata ha raggiunto una percentuale del 55,5%», spiega Massimo Centemero, direttore del CIC.

A
livello nazionale il rifiuto
organico pro capite intercettato
si mantiene sopra i 100 kg, passando da
107 a 108: i quantitativi maggiori sono quelli delle regioni settentrionali
(127 kg/abitante per anno), seguite dal Centro (114 kg/abitante per anno) e dal
Sud (83 kg/abitante per anno).

«Bisogna
continuare a lavorare soprattutto nelle regioni del Centro e del Sud per
raggiungere l’obiettivo di 9.150.000 tonnellate di rifiuto organico raccolte al
2025, ovvero 150 kg/ab/anno», ribadisce Alessandro
Canovai, Presidente CIC. «Sicuramente una spinta arriverà grazie al recepimento
del Pacchetto sull’Economia Circolare approvato dalla Unione Europea nel giugno
2018 e che ha imposto come obbligatoria la raccolta differenziata del rifiuto
organico entro il 2023».

Tuttavia, come abbiamo spesso sottolineato, è inutile o dannoso spingere ad aumentare la raccolta differenziata di qualsiasi tipo se prima non vengono potenzianti gli impianti di trattamento, che infatti mancano anche per i rifiuti organici. 

Secondo
il CIC, l’impiantistica in Italia è passata da 326 a 338 strutture, e ha consentito di trattare nel 2017
circa 7,4 milioni di tonnellate (+4%) considerando il trattamento, oltre
all’umido e al verde, anche di altri materiali di scarto a matrice organica.

«L’impiantistica
dedicata al trattamento del rifiuto organico al momento è in grado di
soddisfare le esigenze di produzione nazionale, tuttavia emerge una concentrazione geografica degli
impianti soprattutto nel Nord Italia», sottolinea Alessandro Canovai. «Questo squilibrio costringe il
Centro e il Sud Italia a trasferire i propri rifiuti organici in altre regioni,
con enorme dispendio di denaro e CO2.
 Per
risolvere questo problema – aggiunge Canovai – stiamo lavorando insieme al Ministero
dell’Ambiente per delineare un percorso strategico che definisca le aree in cui mancano
gli impianti e su cui intervenire con tempestività».

Inoltre, emerge in particolare l’andamento della digestione anaerobica, che nel 2017 ha trattato più del 50% dell’umido raccolto in forma differenziata. «Il trattamento delle frazioni organiche selezionate con la digestione anaerobica permette non soltanto di recuperare materia ma anche energia: oltre al compost che si utilizza come fertilizzante naturale si ottiene infatti anche il biogas, che può essere trasformato in biometano per l’immissione in rete», sottolinea Massimo Centemero. «Recentemente il CIC si è fatto promotore di un’altra filiera di potenziale sviluppo per il settore: la produzione di Biometano. I risultati non hanno tardato ad arrivare, tra il 2017 e il 2018 sono entrati in funzione, primi in Italia, 8 impianti consorziati CIC (di cui 2 sperimentali) in grado di produrre biometano esclusivamente dal trattamento dei rifiuti organici della raccolta differenziata urbana e di immettere il biometano nella rete di nazionale o di impiegarlo per l’autotrazione».

Al
primo posto per quantità di
frazione organica raccolta si conferma la Lombardiacon 1,2 milioni di tonnellate
annue
, nonostante una leggera flessione rispetto all’anno precedente
quando la raccolta si attestava su 1,3 milioni. In calo, ma stabile al secondo
posto, anche il Veneto
con 764.000 tonnellate
. Al terzo posto l’Emilia Romagna (708.000 t), seguita a breve distanza
dalla Campania (678.000 t). Interessanti i dati registrati nel Lazio (532.000 t) e in Sicilia (208.000 t), dove la raccolta della
frazione organica è aumentata rispettivamente di 27.000 t e 67.000 t. 

Secondo
le stime del CIC, dai rifiuti organici raccolti nel corso del 2017 sono stati
prodotte quasi 2 milioni
di tonnellate di compost
, il 64% da compostaggio e il restante 36% da
digestione anaerobica e successivo compostaggio, che hanno contribuito a
stoccare nel terreno 600mila tonnellate di sostanza organica e risparmiare 3,8
milioni di tonnellate di CO2 equivalente/anno rispetto all’avvio in discarica. «Il
compost è uno strumento efficace contro erosione, impermeabilizzazione, perdita
di materia organica, perdita di biodiversità e contaminazione», sottolinea
Massimo Centemero. «Promuovere le buone pratiche per la raccolta dei rifiuti
organici significa anche difendere il suolo: entro
il 2025 si produrrà 1 milione di tonnellate di compost in più all’anno
».

Il
Biometano si sta affermando come un altro prodotto della filiera del riciclo
organico. I biodigestori possono produrre oltre al compost anche biometano, che
rappresenta una fonte di combustibile naturale e chiaramente una preziosa e
innovativa fonte di energia rinnovabile. Si prevedono
sviluppi ulteriori per questo
prodotto che potrebbe, entro il 2019, raggiungere una produzione nazionale 200
milioni di metri cubi.

Il settore biowaste ha infine importanti ricadute economiche e occupazionali: nel 2016, secondo le proiezioni del Consorzio Italiano Compostatori, il volume d’affari generato dal biowaste è stato pari a 1.8 Mld di euro di fatturato, mentre i posti di lavoro generati sono stati 9.800 (+9% rispetto all’anno precedente): in pratica 1,5 posti di lavoro ogni 1.000 t di rifiuto organico. «La filiera del rifiuto organico coinvolge numerose attività, dai servizi di raccolta e trasporto, ai servizi di studio, ricerca e progettazione e delle tecnologie per il trattamento del rifiuto organico. Con una raccolta differenziata a regime in tutta Italia si potrebbe arrivare a 13.000 addetti e 2,56 Mld di euro, comprensivi dell’indotto generato», conclude Centemero.

In copertina: immagine di Armando Tondo

Cresce nel 2017 la raccolta dell’organico in Italia, che ha un enorme potenziale nell’ottica di un’economia circolare virtuosa.

Michela Dell’Amico

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