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Apr 29, 2019
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Ayrton Senna, il mito spiegato alla Generazione Z

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Chi era Ayrton Senna?

Chi era Ayrton Senna?

Ayrton Senna, su quella monoposto, correva veloce anche quel giorno di 25 anni fa ad Imola: circa 300 km/h prima di rallentare bruscamente e scendere intorno ai 200 km/h alla curva Tamburello, sempre troppi per uscirne illeso. A ogni Gran Premio andava raccontando che più spingeva sull’acceleratore della sua Williams, tanto più si sentiva vicino a Dio. Fervente cristiano, devoto alla Bibbia, un legame fortissimo con la sorella Viviane e gli affetti familiari che per il pilota brasiliano contavano più delle vittorie.

«Muor giovane colui che al Cielo è caro. Liberamente servi, e non sarai servo. Viviamo non come vogliamo, ma come possiamo», invece, Ayrton Senna ha vissuto esattamente come voleva: guidando il più veloce possibile durante ogni Gran Premio. Senna, nonostante la consapevolezza delle sue capacità alla guida, fu messo a dura prova davanti a quell’uscita dalla curva Tamburello (oggi sostituita da una chicane, più lenta e dolce dopo una moltitudine di incidenti) con cui non poté non fare i conti durante il Gran Premio di San Marino. La rottura del piantone dello sterzo, modificato dai meccanici su richiesta dello stessa pilota per avere più spazio nell’abitacolo, generò un’instabilità alla vettura che portò alla perdita di controllo prima e ad un inevitabile schianto poi.

Doveva essere una domenica come tante altre, con una gara da vincere e un campionato da portare a termine con il miglior piazzamento possibile, ma quel 1° maggio 1994 cambiò tutto, facendo entrare Senna nel mito dei piloti. Lui, The Magic, com’era stato soprannominato, diventò il primo pilota di F1 a morire durante lo svolgimento di una gara ufficiale. Anche in questo arrivò prima di tutti.

Fascino indiscusso, raffinato nello stile di guida, passionale verso tutto ciò che riguardava le quattro ruote, talvolta introspettivo e pieno di contrasti. Non esistono regole o un percorso preciso da seguire per diventare una leggenda, non si tratta di un circuito di Formula 1 con una serie di curve e altri piloti da superare e un traguardo da tagliare per salire sul gradino più alto. Ottenere l’appellativo di mito, è qualcosa che prevede talento, poi un po’ di fortuna – che non guasta mai- e un qualcosa d’impalpabile che sta nel mezzo tra il possedere un forte carisma e la volontà di riuscire a cavarsela sempre davanti a situazioni impossibili.

Trentaquattro anni sembrano pochi, soprattutto comparati a quello che il pilota brasiliano aveva già portato a compimento: tre mondiali (1988, 1990, 1991), 65 pole position e 41 vittorie. E i record ottenuti da Senna, anche dopo la sua dipartita dal mondo delle gare, rimasero un obiettivo che molti piloti tentarono di perseguire, ma nessuno pareva in grado di raggiungerlo – e superarlo – nemmeno dopo la sua morte.

A quattro anni gli regalarono il primo go-kart e pochi anni dopo ottenne già le prime vittorie. Respirava quella passione ogni giorno, fino ai ventiquattro anni, età in cui esordì in F1 al Gran Premio di Germania. E poi i successi dei primi anni con la Toleman e già nel 1984, durante il GP di Monaco, la nascita della rivalità con Alain Prost che gareggiava con la più accessoriata McLaren. Da quel momento in avanti i due piloti non smetteranno più di rincorrersi, di raggiungersi e superarsi vicendevolmente in un duello costante che li portò entrambi, nel 1988, ad essere i piloti di punta della casa McLaren-Honda. I titoli mondiali non tardano ad arrivare e, insieme a questi, la vita mette di fronte a Senna una moltitudine di pensieri con cui fare i conti: il difficile rapporto con il padre, le donne, i rivali sulla pista. Ostacoli che hanno minato la serenità del pilota e che lui riusciva a tenere a bada e superare correndo più veloce di se stesso, più veloce di chiunque altro.

Ma Ayrton Senna non è stato solo il volto di uno sport, ma il simbolo e il sogno di una nazione intera, il Brasile, piegata dalla povertà e che in lui vedeva un riscatto in cui bastava essere se stessi e coltivare un talento per poter cambiare anche il proprio destino.

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