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Mar 4, 2019
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Omicidio Marco Vannini, le motivazioni alla sentenza di condanna di Antonio Ciontoli

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“Antonio Ciontoli esplose colposamente un colpo di pistola che attinse Marco Vannini”. Così i giudici della prima Corte d’assise d’appello di Roma motivando la sentenza con la quale hanno condannato a cinque anni di reclusione Antonio Ciontoli per avere causato la morte di Marco Vannini, morto il 18 maggio 2015 a Ladispoli, vicino a Roma. I giudici osservano che “Ciontoli ha consapevolmente e reiteratamente evitato l’attivazione di immediati soccorsi” per “evitare conseguenze dannose in ambito lavorativo”.

Secondo la ricostruzione dell’epoca, Vannini si trovava in casa della fidanzata intento a farsi un bagno nella vasca, quando entrò Ciontoli per prendere da una scarpiera un’arma e partì un colpo che ferì gravemente il ragazzo. Tutti e cinque i componenti della famiglia Ciontoli hanno raccontato la stessa versione: Marco stava facendo un bagno nella vasca. (Continua a leggere dopo la foto)

Era nudo quando nella stanza è entrato il capofamiglia con una pistola per mostrare l’arma al fidanzato della figlia. Ciontoli ha dichiarato di essere convinto che fosse scarica. Sempre “per uno scherzo” ha dichiarato di aver premuto il grilletto, con il proiettile che ferirà Marco Vannini.  Di lì, secondo l’accusa, sarebbe partito un ritardo ‘consapevole’ nei soccorsi; le condizioni di Vannini si sarebbero aggravate, fino a provocarne la morte. (Continua a leggere dopo la foto)

A processo furono portati, e poi condannati, tutti i componenti la famiglia Ciontoli. In primo grado, Antonio Ciontoli fu condannato a 14 anni per omicidio volontario, i figli e la moglie a tre anni per omicidio colposo. In appello, condanna ridotta a 5 anni per il capofamiglia per omicidio colposo, e conferma della sentenza per i familiari. Per la corte i familiari di Antonio Ciontoni “difettavano della piena conoscenza delle circostanze… e proprio in considerazione della non provata consapevolezza circa la natura del colpo esploso, delle rassicurazioni di Antonio Ciontoli e delle caratteristiche della ferita, si deve ritenere non sufficientemente certo che essi si siano rappresentati con la lucidità e la nettezza del padre la possibilità dell’evento mortale”.  (Continua a leggere dopo la foto)

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La decisione dei giudici che ha riformato la sentenza di primo grado derubricando il reato da omicidio volontario e omicidio colposo e la condanna a Antonio Ciontoli, il maggiore indagato per la morte di Marco Vannini, da 14 a 5 anni, ha sollevato un’ondata di proteste. Il sindaco di Cerveteri ha espressamente detto di non riconoscersi più nel Tricolore, così come molti concittadini di Marco non si riconoscono più nella legge. “In nome del popolo italiano”, è la frase pronunciata prima delle sentenze. Invece, in questo caso, la giustizia non avrebbe rappresentato proprio nessuno. Il Ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, ha invece chiesto che il Ciontoli, appartenente alle forze armate, non venga reintegrato nei servizi.

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