Circosta Auto
Mar 15, 2019
126 Views
0 0

Martina Corgnati spiega gli etruschi

Written by
Ypsilon Black

cover-CorgnatiC’è un rinnovato interesse sugli etruschi, popolo e civiltà originari dell’Anatolia (odierna Turchia) e che alcuni studiosi, archeologi e mitologi, considerano i veri antenati degli italiani. Anche se, inglobati dai romani, vincitori e costruttori dell’Impero, sono rimasti un ricordo di civiltà per lo più nella cultura toscana.

Agli Etruschi, che hanno sviluppato un’arte in terracotta molto simile a quella vascolare che in Grecia come in Medio Oriente ci ha tramandato tutta la cultura mitologica di cui ci nutriamo tuttora, Martina Corgnati dedica L’ombra lunga degli etruschi. Echi e suggestioni dell’arte del Novecento, un saggio edito da John & Levi. La critica d’arte e preside della Scuola di Beni Culturali dell’Accademia di Brera a Milano e collaboratrice del nostro Style Magazine Corriere della Sera, parte da un dato di fatto e cioè dall’influenza che gli etruschi continuano a esercitare sull’arte contemporanea. «Ho scritto questo saggio per tentare una ricognizione sistematica di queste influenze. Anche se, finito il libro, ho trovato altre influenze altri esempi. Ma mentre lo scrivevo, mi sono imbattuto in cose stranissime, come le note di regia di per Vaghe stelle dell’Orsa(film girato a Volterra che, con Chiusi, rappresenta la cultura etrusca) in cui Luchino Visconti parla di Claudia Cardinale, origini siciliane e nata a Tunisi, come della pura espressione di una donna etrusca…».

Nel clima di riscoperta degli etruschi si possono inserire la mostra Il viaggio della Chimera. Gli etruschi a Milano tra archeologia e collezionismo in corso al Museo Archeologico e l’annunciata apertura per il prossimo anno del Museo Etrusco da parte della Fondazione Luigi Rovati in corso Venezia 52, sempre a Milano, dove nel Palazzo Bocconi- Rizzoli – Carraro l’architetto Mario Cucinella ha progettato gli spazi dedicati.

Con il suo nuovo libro, Martina Corgnati inzia un tour di conversazioni che la vedono il 26 marzo a Firenze nel Museo del Novecento, il 28 a Milano al Museo Archeologico, il 29 a Roma al Museo Etrusco di Villa Giulia, e il 29 a Stoccolma al Medelhav Museet.

Una lettura curiosa e interessante unita quindi a una conversazione brillante e piacevolmente narrativa di Corgnati che, come si legge nel comunicato che accompagna il libro, vuole attirare l’attenzione su molti punti di contatto tra quell’epoca in cui l’Etruria sfocia nel mito e l’arte di oggi.

«Se Leon Battista Alberti è stato tra i primi a rivalutare l’ordine tuscanico, riconoscendone la razionalità essenziale e la schiettezza formale, bisognerà aspettare l’Ottocento per parlare di una vera e propria “moda etrusca”, quando intellettuali, viaggiatori, archeologi e collezionisti, fra cui molti anglosassoni, danno vita a una serie di pubblicazioni e illustrazioni che documentano e rendono accessibile a un numero crescente di appassionati un patrimonio di sculture tombali oggi in buona parte scomparso. Dalla fine del XIX secolo vengono predisposti anche i primi repertori fotografici, fra cui il fondo Moscioni, confluito poi nei Musei Vaticani, e le raccolte dei fratelli Alinari e Brogi: si tratta di un archivio visivo inestimabile, al quale si sommano presto importanti ritrovamenti archeologici, primo fra tutti quello di Giulio Quirino Giglioli che in piena guerra mondiale, il 19 maggio 1916, porta alla luce l’Apollo di Veio, terracotta policroma considerata uno dei capolavori dell’arte etrusca.
La passione per l’etrusco si nutre tuttavia di istanze talmente diverse da divenire opposte: da un lato c’è l’Etruria degli studiosi, dall’altro c’è l’Etruria dei letterati e degli artisti, quella evocata, immaginata, tanto favolosa quanto irrecuperabile. È questa la patria di Enrico Prampolini, che presta la sua matita d’avanguardista per una rivista a tema; di Arturo Martini, Massimo Campigli e Marino Marini che, ognuno con accenti propri, arrivano a rivendicare un’autentica discendenza diretta; di artisti apparentemente lontani da quel mondo, come il francese Edgar Degas e l’inglese Henry Moore; e di figure che battono territori considerati marginali come quello della ceramica, quali Gio Ponti e Roberto Sebastián Matta.
Immergendosi nella tradizione, gli artisti contemporanei la fagocitano e la reinventano: nelle loro mani e grazie al loro sguardo l’arte etrusca si trasforma in altro, subisce altrettante radicali metamorfosi quante sono le personalità che le si avvicinano. Le ricerche archeologiche e le poetiche d’avanguardia approdano quasi simultaneamente allo stesso risultato: la rottura del centrismo greco-romano – il mondo classico per eccellenza – e la riscoperta di linguaggi figurativi estranei a quella matrice, ovvero le culture extra-europee e quelle, appunto, mediterranee-arcaiche. Gli etruschi si ritrovano così misteriosamente apparentati con cinesi e africani, con pittori di ex voto naïf e con umili, anonimi vasai: tutti complici necessari che hanno permesso agli artisti di rivisitare e riscrivere il passato secondo la propria personale sensibilità».

Insomma, una lettura che può aprire prospettive inedite a quanto poco sappiamo di un popolo che, arrivato dall’Anatolia, si colloca tra i primi dei tanti nostri antenati.

 

The post Martina Corgnati spiega gli etruschi appeared first on Style.

Martina Corgnati spiega gli etruschi
StylecoriereNew feed

Article Tags:
Article Categories:
News
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo:

Su questo sito utilizziamo strumenti nostri o di terze parti che memorizzano piccoli file (cookie) sul tuo dispositivo. I cookie sono normalmente usati per permettere al sito di funzionare correttamente (cookie tecnici), per generare statistiche di uso/navigazione (cookie statistici) e per pubblicizzare opportunamente i nostri servizi/prodotti (cookie di profilazione). Possiamo usare direttamente i cookie tecnici, ma hai il diritto di scegliere se abilitare o meno i cookie statistici e di profilazione. Abilitando questi cookie, ci aiuti ad offrirti una esperienza migliore con noi. Cookie policy